Il cagliaritano Joao Pedro beccato due volte, il capitano della Lazio Stefan De Vrij che non si presenta alla convocazione della Procura, oltre al precedente di Fabio Lucioni del Benevento che è già stato squalificato: la parola doping torna a essere associata alla Serie A. Non sarà proprio uno scandalo, come l’ondata di positività al nandrolone di inizio Anni Duemila, ma erano quasi due decenni che non si registravano così tanti casi in una sola stagione.
Per tutta la giornata di ieri non si è parlato d’altro. In mattinata la prima positività di Joao Pedro, poi la notizia della richiesta di chiarimenti a De Vrij, quindi di nuovo la seconda positività del brasiliano del Cagliari. Le posizioni sono abbastanza diverse tra loro, almeno per il momento. Più complicata quella di Joao Pedro: pizzicato non una, ma due volte, l’11 febbraio a Reggio-Emilia al termine della gara con il Sassuolo, e il 17 dello stesso mese in casa contro il Chievo Verona. La sostanza incriminata è l’idroclorotiazide, il diuretico più comune tra gli sportivi: non ha effetti dopanti in quanto tale, ma può essere utilizzato per cancellare tracce di altri prodotti. La società ha ribadito “assoluta fiducia nella buona fede del calciatore”, che però è già stato sospeso.
Il nome più clamoroso è quello di Stefan De Vrij, capitano della Lazio, uno dei più forti difensori del campionato. Per lui già si parla di un trasferimento in una big, ma prima di pensare al calciomercato dovrà risolvere la grana con l’antidoping. In questo caso non risultano positività: dopo la partita del 19 febbraio contro l’Hellas Verona, il giocatore olandese era stato sottoposto ai controlli e aveva dovuto riempire due diverse provette per raggiungere il quantitativo necessario di urina, siglandone però soltanto una. Insomma, l’oggetto della contestazione sarebbe una firma mancante: solo una questione procedurale – sostiene la società di Claudio Lotito – anche se pare che la Procura volesse informazioni anche su altri aspetti. Dovrà aspettare in ogni caso: il giocatore non ha risposto alla convocazione, al suo posto si sono presentati i legali del club ma la Procura si attendeva la presenza del diretto interessato. L’udienza è stata rinviata (forse alla settimana prossima), intanto però il giocatore non è stato sospeso e potrà regolarmente giocare domani.
Il confine tra doping e semplice utilizzo (magari inconsapevole) di prodotti contenenti sostanze vietate è sempre lo stesso: molto sottile, anche se ormai tutti i medicinali per legge devono riportare sul libretto la presenza di molecole proibite. Per sbagliarsi bisogna essere davvero sbadati, e non è la prima volta quest’anno. Lo scorso settembre c’era già stata la positività di Fabio Lucioni all’anabolizzante Clostebol: il capitano del Benevento a gennaio è stato squalificato per un anno (più quattro mesi al medico sociale del club, Walter Giorgione, responsabile della somministrazione dello spray proibito Trofodermin).
In attesa dei chiarimenti di De Vrij e del giudizio su Joao Pedro, i casi sollevati da Nado Italia, la struttura nazionale antidoping che Giovanni Malagò ha affidato al generale Leonardo Gallitelli (lo stesso che Silvio Berlusconi avrebbe voluto premier per il centrodestra) salgono così a quattro: se non è un record, poco ci manca. Per trovare un’annata peggiore bisogna tornare indietro al 2000/2001, l’anno delle positività in serie al nandrolone (furono addirittura sei). L’ultimo caso, invece, risaliva al 2010: Adrian Mutu positivo a uno stimolante.