Una “affermazione collettiva del rifiuto dell’incitamento all’odio nei confronti dei migranti”. La lezione di civiltà arriva dalla comunità senegalese che per oggi ha indetto una manifestazione a Firenze in piazza Santa Maria Novella e un corteo fino a ponte Vespucci, dove lunedì è stato ucciso Idy Diene.
Per ricordare “l’ultima vittima di una follia omicida”, la comunità ha invitato “tutta la cittadinanza, le istituzioni, i sindacati, le organizzazioni religiose a unirsi e marciare pacificamente insieme”. Un gesto distensivo che arriva dopo giorni di polemiche anche violente, in parte alimentate dal sindaco Dario Nardella che si è lamentato di alcune fioriere rotte lunedì scorso durante protesta inscenata da alcuni senegalesi. Gesto condannato dalla stessa comunità che ha già comunicato al sindaco che si farà carico dei danni alle fioriere cui è apparso molto legato.
Nardella ha tentato, il giorno successivo, di unirsi a un’altra manifestazione ma è stato allontanato tra gli insulti e qualche spintone. Nuove polemiche sono poi nate per il diniego da parte del primo cittadino a indire una giornata di lutto cittadino. Rifiuto giustificato con le indagini in corso. È dovuto intervenire l’ambasciatore del Senegal, Mamadou Saliou Diouf, che, insieme al presidente dell’associazione dei senegalesi di Firenze Diye Ndiaye e all’Imam Izzeddin Elzir, ha incontrato il sindaco a Palazzo Vecchio. Foto di cortesia, stretta di mano e invito a “ritrovare serenità”. Il corteo di oggi dovrebbe sancire il ritrovato equilibrio. Nardella si è detto disponibile a partecipare “ma solo se ci saranno le condizioni” perché non intende “essere un elemento di provocazione”. Da sindaco “non permetterò che la mia città possa essere dilaniata e divisa da odio, violenza, scontri”. La speranza di tutti è evitare che la vicenda possa acquisire il profilo del razzismo.
Ieri è emersa l’esistenza di un video di sorveglianza che ha ripreso Roberto Pirrone, il 65enne ora in carcere, nei minuti precedenti l’omicidio di Idy. Ha percorso il lungarno incrociando una donna con un bambino, poi un altro signore e infine il senegalese a cui ha rivolto la pistola e sparato. Avrebbe scelto la sua vittima. La debolezza lo ha spinto a non uccidersi, come avrebbe voluto, decidendo di togliere la vita a qualcun altro per poter andare in carcere e avere dei pasti regolari. Così ha spiegato il suo gesto agli inquirenti, Pirrone. E così tutti vogliono che sia. Primi fra tutti i suoi connazionali senegalesi.