Il primo test dei nuovi equilibri post-voto dice che la Lega è all’opposizione e il Movimento Cinque Stelle in maggioranza. Con un decreto della presidenza del Consiglio, il premier Paolo Gentiloni proroga di un anno i vertici dei servizi segreti che operano all’estero (Aise, Alberto Manenti) e del coordinamento dell’intelligence (Dis, Alessandro Pansa). Prima di adottare il provvedimento, Gentiloni chiama tutti i leader dei partiti. Protesta uno soltanto, Matteo Salvini della Lega: “È una vergogna che un governo delegittimato metta mano a rinnovi di incarichi importanti e non urgenti come quelli dei Servizi. E mi insospettisce il silenzio dei Cinque Stelle”.
L’urgenza della decisione di Gentiloni, al momento, era ancora relativa: sia Manenti che Pansa scadono a fine aprile quando, in teoria, ci potrebbe essere già un nuovo governo in carica. A giugno tocca a Mario Parente, capo dell’intelligence interna, Aisi, nominato due anni da Matteo Renzi.
Già prima delle elezioni, Gentiloni aveva cercato di confermare tutti, ma aveva dovuto accettare un compromesso con il Copasir, il comitato parlamentare di vigilanza: solo una proroga in attesa del nuovo governo. Il senatore di LeU, non ricandidato, Felice Casson, membro del Copasir ha subito denunciato la forzatura: la legge 124 del 2007 che regola l’intelligence parla di nomina e revoca da parte del presidente del Consiglio dei vertici dei servizi con un mandato di quattro anni.
Questa proroga di un anno, denuncia Casson, è una forzatura, la legge del 2007 viene riscritta da un decreto della presidenza, approvato a due giorni dalle elezioni. “La proroga dei direttori dei servizi è una possibilità che il Copasir ha accordato a determinate condizione al presidente del Consiglio”, osserva Giacomo Stucchi, presidente del Copasir in quota Lega. “I tempi dell’esercizio di tale facoltà – aggiunge Stucchi – sono assolutamente inopportuni perché troppo precipitosi e non rispondenti allo spirito della norma”.
Tradotto: la proroga doveva essere uno strumento da usare in caso, alla scadenza del mandato, ci fosse stato un vuoto di potere, non uno strumento per rassicurare le strutture delll’intelligence, in un momento in cui non è chiaro chi saranno i nuovi referenti politici. Ma Gentiloni ha cercato il massimo consenso fra i partiti. E l’ha ottenuto. Non dai leghisti.
I Cinque Stelle restano silenti, e dunque sostengono la linea di Gentiloni. “Il loro atteggiamento verso le istituzioni in generale e anche verso i servizi segreti è molto cambiato nell’ultimo anno, in particolare da quando Luigi Di Maio è diventato il capo politico”, osserva una fonte del mondo della sicurezza. Anche in questa occasione i Cinque Stelle hanno voluto confermare al capo dello Stato Sergio Mattarella di essere affidabili. In circostanze delicate come questa non si trasformano le decisioni su poltrone sensibili in occasioni di scontro politico.
Nel Copasir, solo due settimane fa, Angelo Tofalo del M5S si era schierato con Casson di LeU contro l’ipotesi di proroga. Ieri non ha fiatato, però.
Fonti di palazzo Chigi sottolineano che la decisione di ieri “non pregiudica, ovviamente, in alcun modo la facoltà del futuro presidente del Consiglio di prendere al riguardo le sue autonome decisioni”. La legge del 2007 è molto chiara, dipende dal presidente del Consiglio. Ma è chiaro che, anche in caso di un governo che si regge sui Cinque Stelle, Di Maio e i suoi non toccheranno i vertici dell’intelligence di cui hanno appena avallato la proroga. Equilibri e rapporti di forza sono quindi congelati sicuramente per almeno un anno, al termine del quale, magari, sarà stata creata la Fondazione di diritto privato che dovrebbe servire a far dialogare imprese private e servizi segreti sui temi della cybersecurity: è quella la poltrona che Pansa, già capo della Polizia, punta come finale di una lunga carriera.
Tra le partite di cui l’intelligence dovrà occuparsi nei prossimi mesi c’è Telecom: il fondo americano Elliot vuole ridimensionare la francese Vivendi di Vincent Bolloré – che ora comanda sull’azienda – e ha in serbo la separazione di Tim Sparkle dal resto del gruppo. La compagnia dei “cavi sottomarini” è da sempre considerata strategica, lì passano i cavi che arrivano da Israele e su cui transitano le comunicazioni internazionali. Elliot propone di separarla, come la rete fissa, e dunque di affidarla allo Stato. Sicuramente non gratis. Sarà un dossier delicato anche per il prossimo governo.