“Dati Covid falsi”: Razza rischia giudizio

I dati sui tamponi giornalieri erano gonfiati, mentre quelli sui positivi e ricoveri in terapie ridotti. Durante la pandemia, dagli uffici dell’assessorato alla salute della Regione Siciliana sarebbero stati comunicati dati falsati sul monitoraggio dell’emergenza. La Procura di Palermo ha chiuso l’inchiesta sull’assessore Ruggero Razza, dimessosi nel marzo 2021 proprio a seguito dell’indagine e reintegrato a giugno dal governatore Nello Musumeci. È accusato di falsità materiale e ideologica perché avrebbe trasmesso dati non corretti nella piattaforma “sorveglianza integrata Covid-19 dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute”. Con lui sono finiti sotto accusa Maria Letizia Di Liberti (ex dirigente generale dipartimento per le attività sanitarie), Mario Palermo (referente unico per i dati Covid-19 Sicilia), il dipendente regionale Salvatore Cusimano, ed Emilio Madonia (dipendente di una società che fa consulenze per la Regione).

L’inchiesta è partita a marzo 2021 dalla Procura di Trapani, passando per competenza territoriale a Palermo. Nel capoluogo regionale sembrava che l’indagine fosse stata ridimensionata, visto che i capi di imputazione erano passati da 35 a 7, e solo in due casi riguardavano l’assessore. Il periodo delle contestazioni andava dal 20 novembre 2020 e il 19 marzo 2021, mentre erano state escluse le accuse sulle presunte falsificazioni sui decessi, con le intercettazioni telefoniche in cui l’assessore e la dirigente dicevano di “spalmare” i dati dei defunti accertati. Ma dagli sviluppi investigativi dei Nas di Palermo, sono aumentati gli episodi contestati a Razza, 10 sui 20 totali, e si è allungato anche il periodo attenzionato dal 5 novembre 2020 al 23 marzo 2021. Nei 5 mesi, l’assessore e i suoi dirigenti avrebbero compilato in modo non corretto i “form della sezione dati aggregati della piattaforma web della sorveglianza integrata Covid-19”, ovvero la tabella in cui venivano comunicati i numeri sui tamponi, positivi e terapie intensive. Si scopre così che quotidianamente sarebbero stati comunicati da un minimo di 500 ad un massimo di 2 mila tamponi in più, rispetto a quelli effettuati. Centinaia di nuovi positivi sarebbero stati celati, come a Trapani dove furono ridotti del 50%. Tagli, invece, sarebbero stati effettuati sui dati dei ricoveri nelle malattie infettive o nelle terapie intensive.

Ieri Razza ha imbastito così la propria difesa mediatica: “Da una prima lettura delle contestazioni sembrerebbe che le indagini abbiano consentito di accertare che non c’è mai stata una valutazione erronea sulla fascia di collocazione della nostra Regione da parte del Ministero, come originariamente ipotizzato, che nessuna ‘zona rossa’ è stata rinviata e occultata”, ha detto l’assessore. In realtà, il pool di magistrati guidati dal procuratore aggiunto Sergio Demontis ritiene che i dirigenti Di Liberti e Madonia tra il 14 e 20 dicembre 2020, avrebbero trasmesso ai vertici nazionali un dato di positivi in diminuzione, mentre il “trend reale era in rialzo”, “inducendo così in errore gli organi del Ministero della salute e dell’Istituto Superiore di Sanità”, che avrebbero a loro volta attestato falsamente “per la Regione Sicilia una valutazione della probabilità bassa invece che moderata”. Dati che vennero richiamati, scrivono i pm, “nel verbale della riunione del 23 dicembre 2020 dalla cabina di regia”.

“Poltronista”, “Sciocco”: la faida del M5S in Sicilia

“Correntismo, familismo spudorato, scelte sbagliate”. Così parla di sé una parte del Movimento 5 Stelle siciliano, che pochi giorni fa ha scritto una lettera a Giuseppe Conte (in principio erano 350 attivisti, poi sono aumentati) per denunciare un M5S “schiacciato dalle ambizioni di pochi”. Trappola da cui si può uscire, dicono, “nominando Dino Giarrusso referente regionale” o facendolo votare online.

Urge una traduzione. La protesta (di una parte “molto minoritaria”, sostiene lui) è contro Giancarlo Cancelleri e i suoi fedelissimi (la maggioranza degli eletti in Regione e a Roma, fra cui la sorella Azzurra), accusati di aver monopolizzato candidature, decisioni e poteri. Giarrusso – oggi al Parlamento europeo dopo il record di preferenze – sbraccia perché il Movimento torni alla democrazia interna sia sulla scelta dei referenti sia per i prossimi appuntamenti elettorali, ovvero le Comunali di Palermo e le Regionali.

Per la Sicilia, Giarrusso si è candidato alle primarie di coalizione, senza però ricevere grandi riscontri: “Sono felicissimo che Conte abbia ricordato che non siamo retti da correnti e signori delle tessere – dice al Fatto –, perciò l’unica strada è la democrazia diretta. Ed è un peccato constatare che in molti, nel M5S siciliano, questo pilastro lo hanno dimenticato”.

Sul tema del referente regionale, per esempio, all’Ars hanno idee diverse. Le ha espresse il capogruppo Nuccio Di Paola, secondo cui “il referente dovrebbe essere nominato all’interno del gruppo”. E più esplicito è lo stesso Cancelleri, contattato dal Fatto: “È giusto che sia scelto il capogruppo in una Regione dove il gruppo è parecchio solido”.

La protesta degli attivisti è legata a questa solidità, da qualcuno interpretata come autoconservazione “poltronista”. Con la paura che anche per le Regionali gli attivisti non saranno interpellati: “Dobbiamo partire dagli iscritti – ripete Giarrusso – e chiedere a loro se vogliono una coalizione col centrosinistra, come spero visto che potremmo vincere, oppure no. Se si decide per la coalizione, ci si siede a un tavolo per stabilirne il perimetro, stilare il programma e pensare ai nomi. Poi, per me, la via maestra sono le primarie”.

Anche su questo però i 5 Stelle sono spaccati. Cancelleri pensa a un campo largo, larghissimo, in modo da includere anche i centristi. Giarrusso è molto più cauto, convinto che allargare l’alleanza si possa fare solo ponendo condizioni molto rigorose. E se dovesse candidarsi lui, non vede imbarazzi rispetto al lasciare a metà il mandato da europarlamentare: “In passato esisteva una regola che lo impediva, ma non può certo valere soltanto per me”. La frecciata è ancora a Cancelleri, che ha interrotto il secondo mandato in Regione per fare il viceministro nel Conte-2 (adesso è sottosegretario), incrinando de facto la regola dei due mandati. E molti attivisti a lui ostili, sospettano che Cancelleri voglia adesso candidarsi di nuovo in Regione, magari approfittando di una delle liste civiche che potrebbero affiancare il Movimento o puntando addirittura alla presidenza: “Questo lo deciderà la coalizione – precisa lui – e non è il momento di parlarne. Solo gli sciocchi si auto-candidano, senza comprendere che prima di pensare se si può essere buoni candidati bisogna considerare se si è una buona sintesi tra le anime della coalizione”.

Giarrusso rinfaccia all’attuale gruppo dirigente di aver “creato una cordata” che ha perso il contatto con gli attivisti: “Hanno paura del voto? Luigi Sunseri e Di Paola possono proporsi e io no? Sarebbe lunare…”. Cancelleri minimizza, assicurando che “c’è un 90 per cento compatto e un 10 per cento che fa finta di essere il 50”, l’ex Iena tira dritto: “Come ha detto Conte, nel M5S gli iscritti possono scegliere. Chi ha paura degli iscritti rinnega l’anima del Movimento”. Poi, la proposta: “Facciamo un’elezione per il referente, sarà una festa di democrazia, e poi primarie interne con gli amici Sunseri e Di Paola per poi sederci con la coalizione. Dobbiamo rassicurare il nostro popolo e dire che nel M5S non esisteranno mai politici di professione e che le scelte importanti non si faranno nei salotti romani o palermitani, ma coinvolgendo tutti”. Sempre che non si litighi pure su questo.

Oggi il decreto: addio green pass. Ecco le regole

L’obbligo vaccinale come l’abbiamo conosciuto, cioè con la sospensione dal lavoro e dallo stipendio per chi non si immunizza contro il Covid-19, sopravviverà allo stato d’emergenza solo per gli operatori della Sanità e delle Residenze sanitarie assistenziali. Dal 1° aprile basta. Per gli over 50 non vaccinati rimarrà la multa di 100 euro ma andremo tutti a lavorare con il green pass base che si ottiene anche con il tampone negativo. Pure nelle scuole, nelle forze dell’ordine e nelle forze armate dove c’è l’obbligo indipendentemente dall’età. Proprio ieri un’altra pronuncia del Tar del Veneto ha ordinato, in via cautelare, di pagare metà stipendio a due carabinieri sospesi per mancata vaccinazione. È andata male, invece, ad altri militari, assistiti dall’avvocato Giulia Monte in convenzione con il sindacato Itamil: stavolta il Tar Lazio ha respinto i ricorsi, conformandosi all’orientamento del Consiglio di Stato. Per gli operatori sanitari la scadenza oggi fissata al 15 giugno dovrebbe essere spostata al 31 dicembre.

Oggi il governo, previa cabina di regia, dovrebbe approvare il decreto che prevede, dal 1° aprile, il “cronoprogramma puntuale di accompagnamento all’uscita dallo stato di emergenza”, come ha detto ieri alla Camera il ministro della Salute Roberto Speranza. Sono le misure annunciate da Mario Draghi a febbraio, In estrema sintesi, dal 1° aprile, diremo addio al sistema dei colori, alle quarantene da contatto anche per i non vaccinati (mentre l’isolamento dei positivi resta) e soprattutto al green pass per i ristoranti, i bar, le feste, i parchi tematici, concerti, stadi, cerimonie e attività sportive purché all’aperto, ma anche per alberghi e mezzi di trasporto, banche e uffici postali. Bisognerà attendere il 1° maggio per i locali e il resto delle attività al chiuso. Per lavorare, però, servirà ancora il pass base: come già segnalato sarà l’opposto di quanto avveniva l’estate scorsa, quando il certificato era richiesto ai clienti ma non a baristi e camerieri. L’obbligo di mascherina al chiuso rimane in vigore.

C’è stato il consueto confronto tra “rigoristi” e “aperturisti”, per dirla in modo semplicistico, ma nulla di drammatico. Anche le Regioni ieri hanno fatto richieste ragionevoli, come eliminare tutte le restrizioni a Pasqua (17 aprile) e passare al bollettino solo settimanale. Prevale, anche di fronte ai contagi che aumentano come in altri Paesi benché senza conseguenze preoccupanti negli ospedali, l’idea che siamo all’inizio della primavera e conviene far circolare il virus almeno un po’ per favorire l’immunità naturale. Sarebbero utili norme ad hoc per proteggere gli anziani e i più fragili, come suggerito dal professor Andrea Crisanti: dallo smart working sopra una certa età e per chi è affetto da patologie a rischio fino ai tamponi gratuiti per le badanti e per coloro che assistono familiari tutelati dalla legge 104/1992. Naturalmente Speranza ha chiarito che “non è un punto di non ritorno, si continuerà a monitorare l’evoluzione della pandemia”. Sembra poco più di un’ovvietà ma non lo è. Scompariranno il Comitato tecnico scientifico e il generale Francesco Paolo Figliuolo, ma non la struttura commissariale, che però non dovrebbe più avere il potere di operare in deroga: i compiti logistici legati alla campagna vaccinale passeranno alla Salute solo dopo qualche mese di affiancamento.

Vaccini, uno spiraglio all’Omc per la sospensione dei brevetti

Se la proposta dovesse essere approvata dall’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), sarà possibile produrre vaccini senza brevetto in buona parte del mondo. Unione europea, Stati Uniti, India e Sudafrica hanno infatti trovato un accordo di massima sulla liberalizzazione dei brevetti. Una svolta, dopo 18 mesi di discussioni infruttuose, con 6 mila morti al giorno nel mondo registrati ancora oggi per effetto del Covid, e con l’Ue sempre ferma sulla linea del no alla sospensione temporanea. Questa volta invece Bruxelles avrebbe detto sì.

Il compromesso prevede alcune differenze rispetto alla proposta avanzata per la prima volta all’Omc da India e Sudafrica nell’ottobre del 2020. In quel testo si chiede la sospensione temporanea di tutti i vaccini e le terapie anti-Covid. L’accordo preso con l’Ue riguarda invece solo i vaccini, mentre rimanda il tema dei farmaci a una prossima decisione, da prendere entro sei mesi. La differenza principale sta però nella lista dei Paesi dove i vaccini verranno liberalizzati. Non in tutti: solo in quelli che esportano meno. Potranno infatti produrre senza brevetto i Paesi che nel 2021 hanno esportato meno del 10% del totale dei vaccini esportati nel mondo. Un metodo di calcolo che, dati alla mano, esclude dalla liberalizzazione Ue, Usa e Cina, di gran lunga i maggiori venditori di vaccini al mondo.

Pfizer-BionTech, Moderna e tutti gli altri produttori non avranno dunque nuovi concorrenti nei mercati più ricchi, quelli di Europa e Stati Uniti, ma nel resto del mondo probabilmente sì. Secondo un documento della Commissione europea svelato da Politico.eu, India e Sudafrica avrebbero infatti ottenuto la condizione che i vaccini prodotti senza brevetto non debbano essere destinati esclusivamente al consumo nazionale, ma che possano anche essere esportati. Questo permetterebbe la creazione di un secondo mercato globale dei vaccini, quelli senza brevetto, tutto da sviluppare. L’accordo, che al momento ipotizza due durate possibili (3 o 5 anni), velocizza inoltre il processo di autorizzazione: l’azienda che produce senza brevetto non deve rifare i trials, ma può affidarsi a quelli realizzati dal detentore della licenza.

Affinché tutto questo diventi realtà ci vuole però ancora parecchio tempo. Serve l’accordo dell’Omc, dove è necessaria l’unanimità e finora, oltre all’Ue, anche Regno Unito e Svizzera si sono sempre detti contrari. E ancora prima dell’Omc ci vuole il consenso di tutti i Paesi membri dell’Ue.

Proprio ieri erano in corso colloqui tra le varie cancellerie europee. “Le consultazioni continuano”, è l’unico commento sul tema raccolto dall’ufficio del commissario al Commercio, Valdis Dombrovskis, che non fa però mistero dei negoziati in corso a livello internazionale: “Negli ultimi due mesi la Commissione è stata attivamente coinvolta in discussioni informali con rappresentanti di Sudafrica, India e Stati Uniti”. Finora l’ostacolo maggiore è stata la Germania, che si è sempre opposta alla richiesta di sospensione, forte anche della presenza nel suo territorio di BioNTech. Secondo le informazioni raccolte da Il Fatto, il governo italiano è invece favorevole al compromesso trovato con India e Sudafrica.

“Le aziende biofarmaceutiche riaffermano che l’indebolimento dei brevetti ora, quando è ampiamente riconosciuto che non ci sono più vincoli di fornitura dei vaccini Covid-19, invia il segnale sbagliato”, ha detto il direttore generale della Federazione internazionale dei produttori e delle associazioni farmaceutiche, Thomas Cueni. People’s Vaccine Alliance, coalizione di 90 associazioni tra cui Oxfam ed Emergency, ha definito l’accordo “un parziale progresso” rispetto alla proposta iniziale, ma ha ricordato che la sospensione “deve includere anche trattamenti e test”.

Per Tiziana Beghin, europarlamentare M5S da subito sostenitrice della proposta di India e Sudafrica, “il principio usato va sicuramente esteso anche ai farmaci, ma questo compromesso dimostra che avevamo ragione a chiedere in Parlamento europeo la sospensione dei brevetti, i Paesi più poveri sono indietro nelle campagne di vaccinazione, vanno aiutati a produrre in modo indipendente e senza pagare commissioni a Big Pharma”.

Elsa, da Sanremo a Rebibbia: arrestata per traffico di droga

“Sai scendere le scale con i tacchi?”. Nel 2003 Pippo Baudo presentava così una giovane e imbarazzata Elsa Lila, debuttante a Sanremo. Quasi 20 anni dopo, la cantante italo-albanese è stata arrestata ieri dalla Squadra mobile di Roma, nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di stupefacenti nella Capitale che ha coinvolto 9 persone, tra cui un pugile considerato l’ex guardaspalla dell’ex capo ultrà della Lazio, Fabrizio Piscitelli. Elsa Lila, 41 anni, è molto nota oltre Adriatico e nel 2014 aveva ricoperto il ruolo di giudice nella quarta edizione di The Voice of Albania.

Naima, il marito crolla “Sì, l’ho accoltellata”

Massimo Cannoneha confessato di avere ucciso la moglie Naima Zahir, 45enne originaria del Marocco, nella loro casa a Lentini (SR) lo scorso sabato. L’uomo, ora in carcere, avrebbe inferto due coltellate mortali alla donna mentre questa si trovava a letto con le cuffie alle orecchie, intenta a navigare sul web col telefonino. A dare l’allarme sarebbe stato il fratello dell’assassino. Cannone avrebbe tentato di occultare le prove del delitto ripulendo le tracce ematiche dei colpi che, secondo una prima versione resa dal killer agli inquirenti, la donna si sarebbe “auto-inferta”, per poi andare a bere una birra e tornare sul posto dopo l’arrivo dei soccorsi. Smentito dalle risultanze probatorie, martedì era stato fermato dalla Polizia.

Ammazza i genitori per rubargli 800mila € e confessa: “Volevo soldi, non amo lavorare”

Due colpi di pistola in testa al papà, seduto al tavolo della cucina. Quattro colpi contro la mamma, a distanza di quasi tre ore. Spietato come un killer professionista. È così che Diego Gugole, 25 anni, ha ucciso i genitori, a Chiampo, in provincia di Vicenza. Voleva mettere le mani sui loro soldi, circa 800 mila euro frutto di una vita di lavoro e della vendita di un’attività della concia. Sarebbe diventato erede di quella fortuna e si sarebbe comperato una casa e un’auto nuova. Subito dopo ha avuto la freddezza di effettuare un bonifico di 16 mila euro dal conto del padre al proprio, per recarsi nel pomeriggio a versare una caparra dell’appartamento che avrebbe voluto acquistare. Il delitto avvenuto venerdì nel Villaggio Marmi ricorda alcuni famosi stermini in famiglia. Trentuno anni fa, a Montecchia di Crosara (Verona), che dista solo una ventina di chilometri, Pietro Maso, con alcuni amici mascherati, massacrò il padre e la madre a colpi di mazza. Voleva fare la bella vita. Nel gennaio 2021, a Bolzano, Benno Neumair ha ucciso con un cordino il padre Peter, al culmine di una lite, poi ha atteso il ritorno della madre Laura e ha strangolato anche lei.

Diego Gugole aveva deciso da tempo. A Cologna Veneta, per 3.800 euro ha comperato una semiautomatica 9 millimetri di fabbricazione polacca da uno straniero (“Un marocchino”, ha raccontato). Ha preso visione di una casa che gli piaceva, ma servivano i soldi per la caparra. Visto che non lavorava, nonostante il padre Sergio, 62 anni, gliene avesse trovato più d’uno, ha puntato sul conto in banca e si è sbarazzato anche della mamma Lorena Zanin di 59 anni. Un piano molto approssimativo: pensava di nascondere i corpi in un appartamento al piano terra, disabitato dopo la morte dei nonni. “Avrei detto che i miei erano partiti per lavoro o in vacanza”, ha detto venerdì sera ai carabinieri di Vicenza.

Nel pomeriggio si era fatto la doccia. I corpi dei genitori, intanto, erano rimasti in cucina e in salotto. È andato a consegnare il denaro all’impresa edile, poi in un negozio ha comperato sacchi, vernice e pennelli. Li avrebbe usati per spostare i cadaveri e cancellare le tracce di sangue. Poi qualcosa è scattato nella sua mente. Forse è stata la telefonata di un’amica della madre, preoccupata perché aspettava la donna. Dopo due ore, Diego si è costituito: “Ho ucciso i miei genitori, sono disoccupato, da tempo non mi piaceva lavorare, spesso raccontavo loro bugie”. Su Facebook, alcuni anni fa, scriveva: “La gente mi fa venire il vomito”.

Grillo jr, ammessi 70 testi e le chat della studentessa

Si celebrerà a porte chiuse il processo a Ciro Grillo, figlio del fondatore del M5S, accusato di violenza sessuale insieme Vittorio Lauria, Edoardo Capitta e Francesco Corsiglia, i tre amici con cui nel 2019 era in vacanza in Sardegna. Nessuno di loro si è presentato ieri alla prima udienza nel tribunale di Tempio Pausania (Sassari). Il dibattimento comincerà il 1° giugno. Il giudice ha ammesso circa 70 testimoni, tra accusa e difesa. Fra loro la madre Parvin Tadjik, moglie di Beppe Grillo e madre di Ciro, e Matteo Scarnecchia, il figlio acquisito del comico genovese. Esulta Giulia Bongiorno, avvocato che assiste la parte civile, la studentessa che ha denunciato il presunto stupro, per l’acquisizione delle comunicazioni della sua assistita: “Il giudice ha disposto l’acquisizione dell’hard disk in cui ci sono i messaggi e le chat tra la mia assistita e altre persone, a mio avviso è una prova importante perché attesta la genuinità di quanto racconta dopo la sua esperienza”. Anche i legali degli imputati portano a casa un risultato: il tribunale ha accolto tra i testimoni il giovane che, stando a quanto raccontato dalla vittima a una amica, sarebbe stato responsabile di una prima violenza sessuale avvenuta mesi prima, e mai denunciata. Altro argomento di scontro tra accusa e difesa, inoltre, sono alcuni documenti allegati a una consulenza informatica difensiva, firmata dal consulente Alessandro Borra, secondo cui dai cellulari dei ragazzi risulterebbe la cancellazione di almeno 25 tra foto e video della notte della presunta violenza.

Lecco, si schianta un jet militare di Leonardo. Muore pilota inglese, salvo l’altro: “È grave”

Un collaudatore inglese è morto e un altro pilota è rimasto ferito gravemente. È il bilancio dell’incidente accaduto ieri mattina sul Monte Legnone, in provincia di Lecco, dove un jet militare Aermacchi 346 è precipitato schiantandosi contro le alture al confine tra le province di Sondrio e Bergamo. L’aereo era partito dagli stabilimenti di Leonardo Spa a Venegono, in provincia di Varese. Testimoni nella zona di Colico hanno riferito di aver visto una palla di fuoco schiantarsi sulla parete della montagna, sul versante lecchese, quello che dà sul centro montano di Pagnona. I due piloti si sono paracadutati, ma l’inglese non ce l’ha fatta. Il superstite era rimasto agganciato a un pilastro con il telo, la vittima invece è finita in un canalone poco distante dall’impatto dell’aereo con il suolo.

Il jet, che aveva volato altre volte, non apparteneva all’Aeronautica militare ma era in fase di collaudo da parte di Leonardo. La Procura di Lecco ha annunciato l’apertura di un fascicolo, per il momento contro ignoti, per disastro aviatorio colposo, lesioni e omicidio colposo. Sul tavolo del procuratore Ezio Domenico Basso, nelle prossime ore, arriverà la relazione della polizia giudiziaria che sta effettuando i rilievi dopo lo schianto del jet. Anche Leonardo Spa ha annunciato l’apertura di un’inchiesta interna attraverso la costituzione di un’apposita commissione. Una team d’inchiesta sull’accaduto è stato annunciato anche dall’Aeronautica militare, che ha già mobilitato il proprio Ispettorato della Sicurezza del volo. Tutto materiale che sarà utile ai magistrati lecchesi per fare chiarezza e individuare gli eventuali responsabili dell’incidente. “Allo stato attuale delle indagini è del tutto prematuro formulare qualsiasi ipotesi sulle cause dell’incidente”, ha spiegato in una nota la società partecipata dello Stato: “Il piano di volo – aggiunge il comunicato – comprendeva test finalizzati a dimostrare specifiche capacità già collaudate nel corso di diversi voli effettuati in precedenza”. Utili alle indagini sarà anche l’opera dei soccorritori che stanno cercando la scatola nera, alla serata di ieri non ancora ritrovata.

L’M-346 di Leonardo è un jet impiegato per l’addestramento avanzato dei piloti militari, un aereo da combattimento di ultima generazione che offre condizioni di volo paragonabili gli Eurofighter o agli F-35.

Figliuolo va alla guerra con l’amico Orbán

Assurto in Italia a eroe delle vaccinazioni, il generale Francesco Paolo Figliuolo è già volato in Ungheria per dare seguito all’accordo, una dichiarazione d’intenti, firmato una settimana fa dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini con il suo omologo magiaro, il generale Tibor Benkö, in chiave di deterrenza sul fronte Est della Nato. Si tratta del patto di collaborazione militare e industriale raccontato dal Fatto sabato scorso, a cui è seguito il silenzio generale della politica, tra l’Italia dei “migliori” di Mario Draghi e l’Ungheria di quel Viktor Orbán fino a poco tempo fa additato come illiberale, xenofobo e omofobo, tanto da metterne in discussione la permanenza nell’Unione europea.

Una dichiarazione d’intenti, quindi, impegnativa e già operativa, non proprio un’iniziativa di pace. A darne notizia è lo Stato maggiore della Difesa sul proprio sito internet, se ne consiglia la lettura immaginando la voce dei cinegiornali di un tempo: “Il comandante del comando operativo di Vertice interforze (Covi), generale di corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo, si è recato in Ungheria per incontrare gli uomini e le donne dell’esercitazione Eastern Shield e della Multinational division centre, impegnati in attività operative e addestrative. La visita è stata l’occasione per incontrare il rappresentante militare italiano presso i Comitati militari della Nato e dell’Ue, generale di squadra aerea, Roberto Nordio, il chairman del Military Commettee della Nato, l’ammiraglio Rob Bauer e il capo di Stato maggiore della Difesa ungherese, generale Romulusz Ruszin-Szendi. Il generale Figliuolo ha visitato la sede del quartier generale dell’esercitazione Eastern Shield, che vede le Forze armate ungheresi operare lungo il confine nazionale a supporto del ministero dell’Interno nelle attività di controllo dei flussi di migranti provenienti dall’est Europa. Successivamente, l’alto ufficiale si è recato presso il confine ucraino, nella cittadina di Fehérgyarmat, sede della Task Force Charlie, una delle unità schierate quali second responder dopo la Polizia, impegnata in attività prevalentemente a carattere umanitario a favore dei rifugiati in afflusso dall’Ucraina. Nei pressi della città di Várpalota, il generale Figliuolo ha assistito a un briefing sulla Multinational division centre, che al momento ha raggiunto la initial operational capability (capacità operativa iniziale, ndr). Successivamente, ha presenziato alla fase finale dell’esercitazione Livex a fuoco che ha visto impegnate sul terreno unità ungheresi di fanteria leggera, media e pesante, supportate da elicotteri d’attacco, artiglieria, mortai e velivoli ad ala fissa per attività di close air support. Le attività si sono concluse con un saluto di commiato ai militari ungheresi e al nucleo di osservatori dell’Esercito italiano presenti all’evento addestrativo”.

Nel frattempo i giochi di guerra procedono su più fronti, l’Italia è presente anche in Norvegia per la mega esercitazione (30 mila soldati di 25 paesi Nato) Cold response 2022: “È la più grande esercitazione nell’Artico dagli anni 80. Le Forze armate italiane sono presenti con l’incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Partecipa alla Cold Response anche un’aliquota di Alpini del 3° reggimento di Pinerolo, che a terra simuleranno la forza opponente”.