Di Maio presenta i ministri e la stampa lo sbeffeggia
Difficile, in tempi così incerti e confusi, descrivere realtà e contesti politici nella sintesi di un titolo. È un lusso che si possono permettere solo le redazioni eleganti guidate da direttori di rango. L’ultimo emblematico esempio lo si trova nei tg Rai e in quelli parificati Mediaset, oltre che sui quotidiani cool, tra i quali spicca La Stampa, che piazza in prima pagina “Di Maio, la squadra dei prof sconosciuti”, come dire “parvenu che nulla hanno a che vedere con la fama e il prestigio delle donne e degli uomini scelti da Matteo Renzi: talmente rinomati da essere confermati, previa faticosa e severa cernita, anche da Paolo Gentiloni”.
Persone talmente note e autorevoli dalle quali era difficile, per non dire impossibile, prescindere, nel comporre un esecutivo di qualità. Chi poteva, infatti, raccattare esemplari migliori di Marianna Madia o di Maria Elena Boschi, di Valeria Fedeli o Luca Lotti, Giuliano Poletti e altra roba simile, la cui formidabile popolarità si è poi via via sposata con la specchiata reputazione e il rigoroso senso dello Stato dimostrati nel maneggiare istituzioni e potere? Ora la domanda è: riusciranno l’Italia e gli italiani a sopravvivere senza individui del genere? Sì. E sicuramente meglio.
Rodolfo Maida
Eliminare il Jobs Act si può ed è a costo zero per lo Stato
Tutti i programmi presentati dai partiti per il 4 marzo sono economicamente irrealizzabili, per via del “Ce lo chiede l’Europa”, o della austerità. Però almeno qualcosa a costo zero, o a basso costo, si potrebbe fare: ad esempio il Jobs Act, che ha reso il lavoro una precaria schiavitù, potrebbe essere eliminato con un tratto di penna a costo zero per lo Stato.
Enrico Costantini
DIRITTO DI REPLICA
Vi chiedo la rettifica della notizia scritta dalla signora Selvaggia Lucarelli il 28 febbraio, che potrete e potevate verificare direttamente con l’Ordine dei Giornalisti. Sono regolarmente iscritta e non sono mai stata radiata. Per tutte le altre inesattezze ne discuteremo in sedi opportune.
Francesca Barra
Gent.le Francesca Barra, la fonte della notizia ci era parsa piuttosto autorevole: un messaggio di Francesca Barra datato 9 aprile 2015 sulla pagina Facebook di Francesca Barra, poi cancellato, ma nel frattempo ripreso da Dagospia, che diceva testualmente così: “L’ordine dei giornalisti mi cancella dall’albo perché dice che dopo tanti solleciti non ho pagato l’iscrizione dal 2012.
Però i solleciti arrivavano a Roma, dove non abito più da quell’anno. Ma perché la notifica è arrivata a Milano, con data 2014?”.
Noi siamo felici che la notizia diramata da Francesca Barra nel 2015 si sia poi rivelata falsa, anche se Francesca Barra lo comunica soltanto tre anni dopo.
Ora rimane da avvertire Francesca Barra: ci pensa Francesca Barra o lo facciamo noi nelle “sedi opportune”?
Fq
In riferimento all’articolo “Caravaggio dimenticato da Sky e Comune” a firma Giuseppe Lo Bianco su Il Fatto Quotidiano del 27 febbraio 2018, si precisa che la nuova sede del MuMe, Museo Regionale di Messina, a seguito dell’apertura dei primi spazi da subito resi fruibili, il 9 dicembre del 2016, è stata inaugurata integralmente (4800 mq) il 17 giugno del 2017 con i suoi percorsi archeologico e medievale moderno. Impegnativi e complessi gli interventi di adeguamento tecnologico, impiantistica ed allestimento intrapresi dal 2013 (intercettati finanziamenti comunitari sul PO FESR 2007/2013 e acquisiti ultimi impegni sui capitoli ordinari del bilancio regionale), sebbene non si siano mai preclusi al pubblico i suoi capolavori, esposti nella sede storica ex Filanda (mq. 1100) funzionante, senza soluzione di continuità, dal 1914 ad oggi. Grazie all’implementazione delle superfici espositive l’offerta permanente è oggi commisurata all’effettiva entità del patrimonio custodito dalla struttura (oltre 750 le opere distribuite nelle sale e nel parco museale esterno, 17.200 mq, dove sono collocati elementi architettonici dell’antico impianto urbanistico della città). Il Polo, cui afferiscono anche alcuni importanti siti del territorio, conta 70 unità di personale, mentre al Museo di Messina si aggiungono 61 unità di Lavoratori Socialmente Utili assegnati dal Centro per l’impiego dell’Assessorato Regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro. L’omissione della permanenza messinese del genio lombardo nel film “Caravaggio L’anima e il sangue”, scelta della produzione, non può con tutta evidenza essere addebitata alla gestione del sito, attestata all’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali, riesumando addirittura episodi avvenuti in clima postbellico.
Caterina Di Giacomo Direttore MuMe
Alla gestione del sito museale non ho addebitato in alcun modo la scelta, compiuta dagli sceneggiatori del documentario, di non citare la permanenza messinese del pittore, ho solo voluto sottolineare le contraddizioni del sindaco che invece di chiedere il ritiro censorio del docufilm farebbe bene a preoccuparsi che i due capolavori di Caravaggio siano fruiti dal pubblico alle migliori condizioni nel museo gestito dalla Regione siciliana. In attesa poi di conoscere la “gravità e l’infondatezza” delle informazioni, confermo per il resto il contenuto dell’articolo.
G.L.B.