Un mese fa era scoppiato a piangere in aula. E davanti ai giudici aveva assicurato: “Sono sempre stato una persona per bene”. Ma i giudici del tribunale di Milano non gli hanno creduto. E l’immobiliarista Danilo Coppola, in passato tra i protagonisti delle scalate dei furbetti del quartierino, è stato condannato a sette anni di carcere per bancarotta fraudolenta in relazione a una serie di fallimenti. Una condanna che si aggiunge a quella a nove anni inflitta nel 2016 dal tribunale di Roma per altri crac. Ma questa volta rischiano di restare inguaiati alcuni pezzi da novanta della finanza, per i quali il tribunale ha disposto la trasmissione degli atti alla procura con l’ipotesi che abbiano concorso ai reati di bancarotta. Tra di loro Pier Francesco Saviotti, ex amministratore delegato del Banco Popolare, istituto di cui Coppola in una delle ultime udienze aveva detto: “Ci ha finanziato e sapeva benissimo quali erano le condizioni del gruppo Coppola, dal 2009 ha diretto tutte le operazioni che noi abbiamo eseguito”. Per poi tirare in ballo una serie di “autorevoli professionisti” che hanno assistito l’immobiliarista nelle sue operazioni e la cui posizione verrà ora valutata dai pm: l’avvocato ed ex deputato di Forza Italia Vittorio Emanuele Falsitta, il commercialista Paolo Costanzo, l’advisor Arnaldo Borghesi (ex Lazard Italia), gli avvocati Francesco Gianni e Giuseppe Mercanti.
Al centro del processo tre bancarotte. Quella di Porta Vittoria spa, società protagonista di un’operazione immobiliare mai portata a termine su un’area da 151mila metri quadri in zona sud-est di Milano, fallita nel 2016. E le bancarotte di Gruppo Immobiliare 2004, fallito nel 2013 con un buco di circa mezzo miliardo di cui 320 milioni di debiti con l’erario, e della società Mib Prima, fallita nel 2015.
Non è la prima volta che Coppola, tra le altre cose ex azionista di Mediobanca, finisce sulle cronache giudiziarie. Fu uno dei protagonisti delle scalate bancarie del 2005 dei furbetti del quartierino. Arrestato nel 2007 dalla procura di Roma con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta, riciclaggio, falso e appropriazione indebita, fu assolto in appello nel 2013. Tre anni dopo, ad aprile 2016, la condanna a Roma per il crac da 300 milioni di una decina di sue società. E il mese successivo l’ arresto per l’inchiesta milanese che ieri ha portato alla sentenza di primo grado. Oltre alla condanna a sette anni, i giudici, presieduti da Luisa Ponti, hanno disposto per Coppola le pene accessorie di rito, come l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. E in aggiunta il risarcimento danni alle società fallite, ora parte civile: 153 milioni a Porta Vittoria, a garanzia dei quali è stato mantenuto il sequestro di immobili già congelati, e una provvisionale di 50 milioni al Gruppo Immobiliare 2004. Accolte dunque quasi in toto le richieste dei pm Mauro Clerici e Giordano Baggio. L’immobiliarista, a cui sono stati confiscati anche i titoli di due società lussemburghesi, è stato invece assolto dal reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte all’erario con cui ha un debito milionario. Prescritti alcuni reati minori. Probabile il ricorso in appello di Coppola, che si è sempre dichiarato innocente.