Mail box

 

Da catanese dico basta ai “blabla” dei summit

Premetto che concordo pienamente con quanto scrive Luca Mercalli sul Fatto, in particolare in questi giorni di riunione di capi di stato e di governo a Roma e a Glaslow. Non si può inoltre non concordare con i giovani che protestano per i cambiamenti climatici, definendo gli accordi dei “blabla”. Io penso che questi “grandi uomini politici”, compreso il nostro osannato Super Mario, per essere credibili e apprezzati dai cittadini del mondo avrebbero dovuto innanzitutto evitare di vedersi in presenza e continuare a incontrarsi in videoconferenza, come facevano nel pieno della pandemia, evitando così di inquinare e tutti i problemi di ordine pubblico, di mobilità urbana e altro. Anziché litigare su 2050, 2060 o 2070, dovrebbero adottare dei provvedimenti tutto sommato semplici, ma che darebbero realmente la misura delle loro reali intenzioni. Intendo, ad esempio, la legge sul consumo di suolo zero, e un programma immediato di riforestazione. Sarebbero provvedimenti concreti e di sicuro impatto. Ah, dimenticavo di dirvi che vivo a Catania e quello che è successo la scorsa settimana è l’ennesimo disastro annunciato. Sono più di vent’anni che il famigerato canale di gronda non viene completato, non si puliscono neanche le caditoie.

Renato Marino

 

Rotondi fa il tifo per B: che novità

Se l’onorevole Rotondi non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Il suo senso dell’umorismo, anche se involontario, è impagabile. Nei giorni scorsi è intervenuto da par suo sulla incresciosa questione di B. al Quirinale. Ha esordito rivendicando con malcelato orgoglio il merito (?) di averci pensato lui per primo, ben un anno fa. Perbacco! Poi, quando si dice l’innato moderatismo democristiano, ci ha tenuto a rassicurare quella parte del Paese (a occhio, molto ampia) che aspetta con orrore il realizzarsi della sciagurata eventualità: tranquilli, nel caso, il Caimano non farebbe l’intero mandato, perché l’età c’è, e poi si annoierebbe. Il tempo di attuare qualche intervento importante e via a casa a godersi la (avanzata) vecchiaia. Nella sua proverbiale riservatezza, Rotondi è stato avaro di dettagli al riguardo. Allora mi permetto di integrare la lacuna: mettere la pietra tombale sulle sue pendenze giudiziarie; dare una lezione, da presidente del Csm, a quei “malati di mente” (ipse dixit) dei magistrati che osarono incriminarlo e, sia pure molto raramente, condannarlo. Che altro? Ah sì: sputtanare definitivamente l’Italia.

Marco De Marinis

 

DIRITTO DI REPLICA

Vi invito a rettificare i fatti non rispondenti alla realtà contenuti nell’articolo di domenica “Londra, la società che lega l’Ugl e i fasci di Forza Nuova”. Dichiaro di non far parte di Forza Nuova e di non avere rapporti né lavorativi né tantomeno politici con Roberto Fiore da circa quindici anni. Mi riservo il diritto di quantificare il danno commerciale eventualmente a me arrecato dalle falsità pubblicate sul mio conto.

Davide Olla

 

Ritengo pretestuoso e lesivo della mia immagine oltre che dell’Ugl – organizzazione sindacale che rappresento in qualità di Segretario generale – l’improprio accostamento al movimento politico di Forza Nuova. Personalmente non ho mai avuto rapporti con il signor Fiore né con i suoi sodali, sia a titolo personale sia in qualità di Segretario generale della Ugl. Pur essendo di destra, non ho mai militato né simpatizzato per Forza Nuova, formazione politica di cui non condivo né contenuti né metodi. Il fatto che due dirigenti della Ugl – Stefano Andrini e Gian Luigi Ferretti – abbiano intrattenuto rapporti con Davide Olla, essendo lo stesso non più aderente a FN da almeno 13 anni, non vedo come possa ricondurre in alcun modo me o la Ugl ad avere legami di qualunque tipo con Forza Nuova. Le notizie che avete riportato sono del tutto destituite di fondamento e tendono a minare il buon nome dell’organizzazione sindacale che rappresento. Ribadisco che non ho mai avuto né intendo avere nulla a che fare con Forza Nuova.

Paolo Capone, Segretario Generale UGL

 

Ritengo pretestuoso e lesivo della mia immagine l’accostamento del mio nome a Forza Nuova, organizzazione della quale non condivido metodi né finalità. Domenica Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo dal titolo “Londra, la società che lega l’Ugl e i fasci di Forza Nuova”. Il fatto di ricoprire un ruolo (non retribuito) in Ugl non può impedirmi certo di impegnarmi in attività commerciali del tutto regolari e legittime. La neonata, e ancora dormiente, J&W International Ltd. ha come Company Director il signor Davide Olla, imprenditore britannico, che ha avuto un passato in Forza Nuova, dalla quale si è però definitivamente allontanato ben 13 anni. Pertanto è assolutamente falso che io abbia un qualsivoglia contatto con Forza Nuova solo perché ho rapporti commerciali con una persona che ne faceva parte 13 anni fa quando non ho, non ho mai avuto né voglio avere alcunché a che vedere con Forza Nuova.

Cav. Gian Luigi Ferretti

 

Ringraziamo per le precisazioni, che non contestano i fatti riportati nell’articolo, tutti documentati.

S. V.

Addio pin. Spid, la nuova dittatura burocratica contro i vecchi cavilli

 

Vorrei segnalare un bel problema: dal 1° ottobre per accedere ai servizi Inps bisogna avere Spid, Cie o Cns, perché l’utilizzo del pin è stato dismesso. Molte persone anziane per poter dialogare con Inps devono dare la delega a una persona di fiducia (che abbia già Spid e smartphone), fissare appuntamento e presentarsi insieme allo sportello. Se impossibilitati (ad esempio perché in Rsa o invalidi non trasportabili), bisogna che si procurino anche la dichiarazione del medico del Servizio sanitario nazionale (a pagamento!) che attesti ciò. Poi il delegato, con i moduli Aa09-Aa011 del delegante (debitamente compilati), dovrà recarsi di persona a uno sportello Inps con i documenti di identità in originale per concludere l’iter… Era così complicato lasciare in uso il pin? E siamo sicuri che tutti abbiano qualcuno che possa e voglia aiutarli? Quelli che decidono si rendono conto delle difficoltà che riescono a creare, o pensano che la popolazione italiana sia tutta nativa digitale?

Maria Antonietta Malvizzi

 

Gentile Malvizzi, mi creda: il passaggio obbligatorio allo Spid – o alla Carta d’identità elettronica (Cie) o alla Carta nazionale dei servizi (Cns) – per accedere a tutti i servizi della Pubblica amministrazione (dall’Inps all’Agenzia delle Entrate, dall’Inail ai Comuni) ha messo in difficoltà tutta la popolazione, anche quella che dovrebbe essere nativa digitale. E la dimostrazione si trova nella redazione cui lei si è rivolta: non c’è giorno che un collega non incappi in una tentacolare disposizione dettata dallo Spid. Il punto, però, è che non si può fare altrimenti: è l’unico sistema che l’Italia possiede per garantire la massima sicurezza e privacy . Del resto non si può certo dire che ottenere il vecchio codice Pin per accedere all’Inps sia mai stato facile… Questa rivoluzione si ama o si odia (altrimenti non lo sarebbe): io potrei elencare decine di risvolti positivi e lei ha spiegato chiaramente le mostruosità burocratiche per richiedere una semplice delega e aiutare chi non può neanche decidere di prendere parte a questa discussione. Rendere obbligatorio lo Spid anche per chi il cellulare connesso a Internet non ce l’ha si può certo definire una dittatura burocratica, ma dicono che faccia bene alla semplificazione… o forse sarebbe meglio dire alla faccia della semplificazione.

Patrizia De Rubertis

Vipponi, gaitudine e fiction politiche

Sfugge ai più perché l’ipotetica omosessualità di Luigi Di Maio debba essere considerata “una notizia”, e una notizia discreditante, costringendolo a eccepire e specificare a più riprese, in varie peregrinazioni televisive. Sfugge ai più perché il nostro ministro degli Esteri, invece di parlare dei rapporti dell’Italia con la Libia (o con l’Afghanistan), debba rassicurare il Paese sui suoi personali rapporti con la fidanzata. Casomai, sembrerebbe più “una notizia” che un uomo politico a 35 anni abbia pubblicato la propria biografia, e trovi proficuo portarla da Lilli Gruber, da Myrta Merlino o da chi altri volete da qui al 2050 (anno più, anno meno). Sembrerebbe più “una notizia” che un personaggio di spicco del movimento politico che aveva fatto dell’astenersi dai talk televisivi un punto fondante della comunicazione (“Sono delle fiction”) muova di salotto in salotto con il suo libro prenatalizio, come fa Bruno Vespa dal 1050 (anno più, anno meno).

Sembrerebbe. E invece tutto si tiene. L’ipotetica omosessualità di Di Maio è “una notizia” perché ormai i politici sono dei vipponi – come direbbe Alfonso Signorini. Dal tweet al post, dal pettegolezzo al paparazzo di loro non si butta via niente, e come vipponi funzionano benissimo (assai meglio che come politici). Ecco quindi Di Maio pronto a smentire la voce che lo vorrebbe gay come farebbe Belen di fronte alla voce di un nuovo fidanzato, trovando perfettamente naturale il salto di specie dell’uomo di Stato al vippone da rotocalco.

Infine, sfugge come mai il ministro non abbia invece eccepito su un altro punto della questione; essere accusato di dissimulare il proprio orientamento sessuale, qualunque esso sia. Questo è il vero punto di discredito per un uomo politico. Chi è capace di nascondere la propria sessualità, può nascondere tutto. Un’implicita insinuazione a cui Luigi Di Maio ha opposto olimpica indifferenza; come se invece di partecipare a un talk show, stesse partecipando a una fiction.

Caro Letta, una legge sull’omofobia serve

Caro Enrico Letta, non so se posso dirci che ci conosciamo, ci siamo infatti incontrati una sola volta, una vita fa, con Romano Prodi, a casa del comune amico Alfredo Roma, in una serata indimenticabile per il gnocco fritto di sua moglie. In quell’occasione ci davamo del tu, perciò del tu continuo a darti.

La battaglia sul disegno di legge Zan è stata una caporetto, ma la tua posizione di intransigenza era diventata tassativa almeno da quando, il giorno giugno, la Segreteria di Stato vaticana aveva preteso di dettare alla Repubblica italiana l’agenda, lo svolgimento e i risultati dei lavori parlamentari. A quel punto, anche cambiare una virgola del disegno di legge Zan sarebbe stato atto di sudditanza alle gerarchie di Oltretevere.

E poiché i politici credenti sono fin troppo spesso propensi al bacio della pantofola, chapeau. Ora però, anzi tra sei mesi, visto l’assurdo regolamento del Senato con la sua “tagliola”, una legge contro l’omofobia si potrà ripresentare. Anzi, si deve. L’omofobia è intollerabile, e invece ancora larghissimamente diffusa. Quindi una legge capace di punirla con efficacia deterrente è irrinunciabile.

La legge Zan, rispetto a questo scopo sacrosanto e urgente, è la migliore possibile? Niente affatto, purtroppo.

Pessimo è già l’articolo 1, che offende lingua italiana e biologia attraverso una scombiccherata distinzione, che però è anche intreccio, tra sesso, genere (sessuale) e identità di genere, per cui quest’ultima, cruciale per i successivi articoli della legge, sarebbe “l’i dentificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”. In italiano meno criptico: sei femmina quando ti senti femmina, sei maschio quando ti senti maschio, fluidamente, à la carte.

Pura follia.

Nei mammiferi esistono solo due sessi, dunque anche in quella scimmia specialissima che tutti noi siamo, dove la cogenza degli istinti è largamente surrogata dalla creazione di una norma. Nella femmina la 23ma coppia di cromosomi è XX, nel maschio XY, e la cultura ha portato femmine e maschi di Homo sapiens a elaborare una cornucopia di preferenze sessuali talmente variegata da far impallidire anche le scimmie Bonobo.

Perciò DUE sessi, e mille preferenze sessuali, tra cui il voler diventare del sesso opposto perché così ci si è sempre sentiti, per cui, adulti e consapevoli (anche del carattere irreversibile dell’operazione) ci si sottopone a bisturi e/o chimica per realizzare la “transizione”.

Altra cosa è la mera “identificazione percepita”, mutevole e, soprattutto in età adolescenziale, dai possibili rischi tragici. E comunque dalle pretese improponibili: gareggiare tra le donne nello sport, accedere ai bagni riservati alle donne, o alle sezioni femminili di ospedali, carceri, collegi, rientrare nelle quote rosa per le cariche elettorali … malgrado l’XY garantisca muscolatura più competitiva e apparato urinario con erezione incorporata. I casi di XY che con autocertificazione di “identificazione percepita” femminile hanno violentato donne nei bagni cominciano a venire alla luce, e se la follia del sesso percepito prende piede, come sta avvenendo, sono destinati a moltiplicarsi.

L’articolo 4 è una contorta “excusatio non petita” sulla “libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee”, che è già garantita dalla Costituzione (tranne, ricordiamolo, perché lo si dimentica sempre, per opinioni, convincimenti e condotte fasciste).

L’articolo 7 che istituisce una giornata contro “l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” (in realtà la lesbofobia dovrebbe essere già compresa nell’omofobia, “omo” non sta per uomo ma (da uguale, simile), indica preferenza per il proprio stesso sesso sia da parte di uomini che di donne, nasce dai migliori propositi. La Chiesa non la vuole (dovrebbe celebrarla in tutte le scuole cattoliche “parificate”!), va invece confermata, non è negoziabile. Ma diventerà occasione rituale, retorica, burocratica, o peggio, se nelle stesse scuole non sarà stata intanto istituita come materia fondamentale l’educazione sessuale, dall’infanzia alla “maturità” liceale.

Educazione, cioè fornire tutti gli strumenti conoscitivi, sessuale, al fine cioè del godimento in piena libertà (tra adulti consenzienti, di tutto e di più), eguaglianza (tra maschi e femmine) e responsabilità (rispetto dell’altrui libertà che comprende anche il rifiuto, ecc.) di questa dimensione cruciale dell’esistenza. Non può sfuggirti che su questo si aprirà, con la Chiesa di cui fai parte, una vera “guerra di civiltà”. Perché l’educazione sessuale è l’opposto della repressione sessuale, fornisce gli strumenti al sesso inteso come piacere, come gioia, come conoscenza, come intimità (nelle relazioni e ancor prima nell’autoerotismo).

Una legge chiara e stringata, che punisca chi offende, minaccia o istiga alla violenza contro omosessuali e trans in modo molto più duro di quanto la legge già non faccia rispetto a tutti i cittadini. Ovviamente nessuno potrà più dire che un omosessuale è contro natura (più diffamazione di così!), neppure da un pulpito di Santa Romana Chiesa, esattamente come non può dire (e infatti più non dice) che la donna è inferiore all’uomo, benché lo abbia certificato san Paolo (oltre a infiniti passi della Bibbia).

tuo Paolo

 

Zan: tutto si può fare ma nulla si può dire

 

“In questo Paese tutto si può fare, ma niente si può dire” (Alberto Sordi)

 

Si era cominciato due anni fa mettendo alla gogna J. K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, per aver osato dire che esiste la donna. Si è andati avanti in una sorta di crescendo.

Di Kathleen Stock, professoressa di Filosofia, lesbica (ma si potrà ancora dire “lesbica”?) è stato chiesto il licenziamento perché aveva sostenuto che ai trans che si identificano come donne non debba essere consentito l’accesso agli spazi femminili. Contro di lei sono state organizzate marce da parte di studenti e anche di docenti perché avesse la buona educazione di sloggiare. Un centinaio di dipendenti di Netflix hanno inscenato una manifestazione contro il comico Dave Chapelle che nel suo programma, The Closer, faceva dell’ironia sull’“identità di genere”. Rosie DiManno, giornalista del Toronto Star, ci informa che il termine “donna” sarebbe a “rischio di diventare una parolaccia” e potrebbe alla fine essere “sradicato dal vocabolario medico e cancellato dalla conversazione”. E infatti Aclu, Associazione pro diritti civili americana, per motivi di inclusività ha cambiato le parole della giudice Ruth Bader Ginsburg sostituendo “donna” con “persona”, la British Medical Association ha raccomandato al personale di utilizzare “persone incinte” invece di “donne incinte”.

È tipico delle minoranze un tempo discriminate, una volta uscite dalle catacombe diventare più intolleranti di coloro che non le tolleravano. È fuori discussione che ognuno ha il diritto di agire la propria sessualità come meglio gli aggrada o gli detta l’istinto. Ma una volta sdoganati, col Fuori, gli omosessuali , o perlomeno parecchi di loro, sono diventati una lobby molto aggressiva contro chi ha la colpa di non essere omosessuale e hanno cominciato a dire stronzate come “l’orgoglio omosessuale” che è una sciocchezza che fa il paio con “l’orgoglio eterosessuale”. Non c’è nessun “orgoglio” né in un caso né nell’altro. Ognuno è ciò che è. Punto. Se si va avanti a vivisezionare i vari “generi” come fan gli Lgbtq, ognuno di questi gruppi demonizzerà l’altro come è accaduto a Kathleen Stock che, pur lesbica, è stata accusata di “transfobia”.

Ora, tenuto ben saldo il principio di cui abbiamo detto più sopra, e cioè che ognuno ha diritto di agire la propria sessualità come gli pare e piace, sarà pur lecito dire che sono le donne a fare i figli e che i figli non nascono dal culo (anche se a veder certi leader politici viene qualche dubbio).

C’è in giro una gran voglia di mettere la museruola a tutto, se è vero quello che afferma Rosie DiManno assistiamo al paradosso che nell’era del femminismo imperante e più petulante e fastidioso (“Me Too” docet) proprio la donna, almeno linguisticamente, viene scartata. E questo potrebbe dar luogo a conversazioni surreali “con chi sei uscito ieri sera?”. “Con una persona”. “Ma era di sesso maschile o femminile?”. “Tu mi vuoi far passare ‘l’anima dei guai’ come disse il maramaldo De Falco al Comandante Schettino. Non lo sai che adesso i sessi non esistono più ma ci sono i ‘generi’?”.

Già perché adesso molto si parla della legge Zan, che prima o poi verrà approvata, che introduce l’aggravante di “omotransfobia”. Noi avevamo ereditato dal Codice fascista di Alfredo Rocco una serie di reati liberticidi, cioè di reati d’opinione (oltraggio al Capo dello Stato, oltraggio alla bandiera, oltraggio alle Forze Armate, eccetera) che erano comprensibili all’interno di una dittatura non di una democrazia. Invece di espungere questi reati d’opinione ne abbiamo aggiunti altri con la famigerata legge Mancino del 1993 che sanziona “chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. La legge Zan non è che un’ulteriore specificazione di questo articolo. Ora l’odio, come la gelosia, l’invidia, l’ira è un sentimento e come tale non è comprimibile. Io ho il diritto di odiare chi mi pare e piace. È la prima volta nella Storia che si cerca di mettere la mordacchia anche ai sentimenti. Le peggiori dittature punivano le azioni e le idee ma non i sentimenti che sono un fatto totalmente intimo. È chiaro però che se io torco anche solo un capello alla persona o al gruppo di persone che odio, devo finire in gattabuia.

Più in generale tutti questi divieti, tutti questi verboten, esprimono la volontà di una reductio ad unum dell’intero esistente. Un’omologazione generale. Noi, sulla spinta del puritanesimo americano, stiamo cercando di introdurre anche nel nostro mondo quello che vogliamo imporre ai “mondi altri”. Si è sentito ripetere più volte nell’ultimo periodo, dopo la presa di Kabul, che è opportuno “trattare con i Talebani”. Buonissima idea. Ma non si vede che cosa mai i Talebani dovrebbero trattare con noi. Non hanno combattuto vent’anni per vedersi imporre una Costituzione occidentale e i costumi occidentali. Hanno vinto la guerra e si organizzeranno secondo le loro tradizioni e i loro costumi. La cosiddetta “comunità internazionale”, che poi altro non è che un’espressione del pensiero yankee, gli vuole proibire un seggio all’Onu, perché non rispetterebbero i diritti civili e in particolare quelli delle donne. E allora perché mai all’Onu siedono l’Arabia Saudita che è molto più oppressiva con le donne dei Talebani? O il regime del tagliagole egiziano al-Sisi? O la Turchia di Erdogan che non fa che mettere in galera o espellere presunti oppositori del regime?

Ma torniamo a noi. Il ‘politicamente corretto’ dilaga per ogni dove, in particolare nel linguaggio, per nascondere, con la consueta ipocrisia, ciò che di scorretto, anzi di violento, c’è non nelle parole ma nei fatti. È proibito chiamare “negro” un negro. Ho viaggiato parecchio in Africa nera e non ho mai sentito un negro offendersi per essere chiamato negro. Siamo noi che, a furia di ipocrisie, gli abbiamo inculcato questo complesso di inferiorità. Ma i “negri” diventati “neri” continuano a essere nei fatti discriminati in Africa e altrove come, nonostante tutte le proclamazioni, gli afro negli Stati Uniti.

Insomma per riprendere il Sordi dell’inizio, in questo Paese tutto si può fare (anche corrompere, anche evadere il fisco per milioni di euro, anche truffare un’orfana minorenne e restare candidati al Quirinale) ma nulla si può dire, in qualsiasi ambito della vita sociale e politica, dove oggi, tra le altre cose, c’è imposta la libertà di dichiararci tutti “convintamente antifascisti”. Se fai il saluto romano, che esprime un’opinione, una ideologia, sei spacciato.

Io mi convincerò di vivere in un Paese veramente democratico e liberale solo il giorno in cui potrò dire “heil Hitler” senza essere messo immediatamente al gabbio.

 

No vax & pass: per Draghi son nemici perfetti

Nessun dubbio: No vax e No pass sono il miglior nemico che il governo Draghi avrebbe potuto augurarsi. Tralasciando il merito della protesta, sono sufficientemente dispersi, divisi e (in tutti i sensi) vulnerabili per vedersi coalizzare contro l’intero arco costituzionale. Compresa l’opposizione di FdI che, in silenzio, ne prende le distanze. La città di Trieste, che un paio di settimane fa era l’epicentro della rivolta dei No a tutto, con il rischio allarmato dai tg che dal porto il contagio dello sciopero paralizzasse l’intero Paese, rappresenta ormai la capitale dei Sì vax da combattimento. Raccolti attorno a una petizione contro i negazionisti e a favore della difesa della salute e dell’economia, che in poche ore ha raccolto oltre 30mila firme. Per definire il fronte del No espressioni come “menzogne”, “idiozie”, “pagliacci”, “ideologia folle”, “squadristi da tastiera”, non appartengono più soltanto a qualche estremista della puntura, ma escono direttamente dalla bocca di Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli e presidente della Conferenza delle Regioni. E, soprattutto, esponente leghista molto vicino a quel Matteo Salvini che non troppo tempo fa si metteva (se la metteva) la mascherina di traverso per significare la propria adesione alla lotta contro la dittatura sanitaria. Sicuramente la protesta andrà avanti, ma in un crescendo di fastidio e dileggio. Dopo lo sputtanamento dell’assalto alla Cgil, con la piazza romana gestita dai fascisti di Forza Nuova. E tra l’insofferenza dei negozianti milanesi, costretti ogni sabato pomeriggio dai cortei a dimezzare gli incassi, e l’indignazione per l’oscena sfilata a Novara di alcuni fuori di testa con indosso le simildivise dei reclusi dei campi nazisti. Senza contare le figure di palta, tipo quella del bellicoso portuale triestino che non si vaccina, si becca il Covid e poi sostiene che è tutta colpa dell’infreddatura causata dagli idranti della polizia. Ormai i talk televisivi invitano celebrati filosofi assertori della violazione delle libertà costituzionali, oppure autorevoli studiosi dei media e del Grande Reset, solo per ridergli dietro. Quanto al complottismo, viene nutrito e sabotato da teorie sempre più strampalate. Sentite questa: i capo-rioni No vax sarebbero in realtà agenti di Big Pharma e dei governi burattini delle multinazionali con il compito di propagare il virus tra i dissenzienti per togliersi dai coglioni la residua opposizione. Non male.

Perché il governo nasconde la lotteria degli scontrini?

Avvezzi come siamo a farci prendere per i fondelli, non ci rendiamo nemmeno più conto dei segnali precisi inviati da chi è pro tempore al potere. Uno di questi ci arriva direttamente dal governo.

Sì, perché anche se lo abbiamo dimenticato, dal febbraio di quest’anno sarebbe in vigore la lotteria degli scontrini. Usiamo il sarebbe perché gli italiani che lo sanno o che se lo ricordano sono ormai davvero pochi. Merito dell’esecutivo dei Migliori che, forse per evitare le polemiche, invece che abolire la lotteria come ha fatto col cashback, ha semplicemente e furbescamente evitato di pubblicizzarla. Di spot in tv non se ne vedono. Di campagne massicce in Internet neppure. Tutto è invece affidato a una pagina Facebook ben fatta, ma da appena 22 mila seguaci che con il loro scarso numero testimoniano come per incrementarla non siano nemmeno state investite poche decine di migliaia di euro.

I commercianti disonesti possono insomma stare tranquilli. Il famoso contrasto di interessi tra l’acquirente (speranzoso di vincere un premio) e il venditore (spinto a battere lo scontrino per non perdere il cliente) che avrebbe dovuto spingere gli italiani a comportamenti fiscalmente più virtuosi è rimasto solo sulla carta. Il partito degli evasori ha di nuovo vinto.

A dare l’allarme, ovviamente inascoltata, era stata la Corte dei Conti, che già nello scorso maggio segnalava come solo il 23 per cento degli esercizi commerciali avesse aderito all’iniziativa, trasmettendo almeno una operazione. Detto in altre parole, in quel momento, con gli italiani affascinati dal cashback, solo pochi cittadini avevano richiesto via Internet la tesserina con il codice necessario per giocare e ancora meno avevano preteso che il proprio commerciante ne memorizzasse in via elettronica il numero al momento dell’emissione dello scontrino. Da allora niente è cambiato. Le adesioni sono scarse (gli ultimi dati ufficiali risalgono a febbraio quando si parlava di appena 3 milioni di tesserine scaricate) e sempre più spesso quando qualcuno chiede di farsi scannerizzare il codice si sente rispondere: “Ma come? La lotteria esiste ancora?”. Oppure: “Lo sa? Lei è il primo a chiedermi di farla”.

Eppure la lotteria ha contribuito e contribuisce a far emergere il nero in molti Paesi del mondo: Portogallo, Cina, Taiwan, Slovacchia, Grecia, Albania, Romania e Malta. E nel Def (il Documento di economia e finanza) dello scorso aprile il governo aveva ufficialmente dichiarato che il meccanismo del “contrasto di interessi” tra acquirente e venditore sarebbe stato uno dei pilastri del “nuovo patto tra i contribuenti”. Anche perché la lotta all’evasione è una delle condizioni imposte dall’Europa per darci i soldi del Pnrr. Proprio per questo, si spiegava nel Def, “il Piano Italia Cashless (che dovrebbe incentivare l’uso della moneta elettronica, ndr) ha introdotto meccanismi premiali probabilistici, come la lotteria degli scontrini”. Parole al vento o se preferite, balle a ripetizione. La lotteria costa poco (43 milioni di euro l’anno) prevede 15 premi settimanali da 25 mila euro per chi acquista e da 5.000 euro per chi vende. Dieci premi mensili da 100 mila euro (contro 20 mila per il commerciante) e uno annuale da 5 milioni di euro (un milione al venditore). In un Paese come il nostro di grandi giocatori poteva essere l’uovo di colombo. Poteva, perché il governo tace e ora il suo silenzio fa rumore. Chi doveva intendere ha inteso. E tutti gli altri vadano in malora.

 

Inedito gioco politico. “Squid Draghi”: premier conteso tra Colle e “X-Factor”

È probabile che la politica italiana dei primi anni Venti verrà ricordata come un gigantesco gioco di ruolo dal suggestivo titolo: “Dove mettere Mario Draghi”. Certo, parlare oggi di “politica italiana” è un po’ esagerato, e uso questa figura retorica per dire dell’indefessa attività di applaudire il premier in ogni contesto e situazione. Insomma, corre il decennale dell’avvento a Palazzo Chigi di Mario Monti e non si scopre niente di nuovo: l’ovazione pare obbligatoria e sembra ieri che la stampa nazionale si spellava le mani perché un tizio andava a Roma in treno, metteva il loden e mandava i lavoratori in pensione più tardi. Da allora, l’evoluzione dell’elettronica è stata poderosa, quindi non parleremo di un Mariomonti due-punto-zero, semmai di un Mariomonti a realtà aumentata. Resta il fatto che “Dove mettere Mario Draghi” è il gioco di società del momento e tocca quindi mettere in fila le ipotesi più accreditate.

Draghi a Palazzo Chigi. Molti giocatori desiderano fortemente questa ipotesi. I partiti al governo per non avere il fastidioso grattacapo di metterci uno dei loro; Silvio Berlusconi nell’astrusa speranza di finire lui al Quirinale, cosa che Salvini e Meloni cercano di fargli credere per fargli poi “marameo” all’ultimo momento. L’ipotesi si scontra con le rigidità del regolamento, cioè che nel 2023 ci saranno le elezioni, per cui si teorizza un Mario Draghi capo del governo anche dopo che si sarà votato, un piccolo azzardo. Si potrebbe però – come ha già chiesto in un editoriale il primo giornale italiano – evitare la seccatura delle votazioni, tenersi Mario Draghi a vita perché votare è ormai inutile e démodé.

Draghi al Manchester United. L’arrivo di Cristiano Ronaldo ha velocizzato la manovra della squadra inglese, ma il talento portoghese ha ormai una certa età e la dirigenza si sta guardando intorno per potenziare la rosa in prospettiva futura. Di Mario Draghi piace il dribbling e la visione di gioco, ma soprattutto il fatto che – come avviene nel campionato italiano – nessun arbitro si sognerebbe mai di fischiargli contro, ha tutta la grande stampa dalla sua parte e gli altri giocatori gli ubbidiscono ciecamente.

Draghi a X-Factor.Rilanciare un programma che ha avuto enorme successo, si sa, non è mai facile e i piccoli aggiustamenti spesso non bastano. Serve dunque una rivoluzione del format, con una giuria più verticistica e autorevole. Chi meglio di Mario Draghi potrebbe giudicare i concorrenti in gara? Pare già di vederlo davanti al cantante che propone di andare in pensione a 82 anni (“Per me è un sì”), o al cospetto del giovane artista che chiede il salario minimo (“Per me è un no”).

Draghi al Quirinale. È il sogno di molti. A chi ribatte che poi sarebbe un problema trovare un Mariomonti tre-punto-zero per Palazzo Chigi si ribatte che, una volta arrivato Draghi al Colle, il ruolo del capo del governo sarebbe una questione poco più che decorativa. Con un piccolo strappo al regolamento, insomma, si potrebbe avere un Mario Draghi al Quirinale che nomini Mario Draghi a Palazzo Chigi, nel qual caso avremmo spesso severi moniti di Draghi che ammonisce Draghi di non ricorrere troppo al voto di fiducia.

Draghi alle Olimpiadi. Qualcuno ricorda che tra pochissimo, nel 2024, si svolgeranno i Giochi Olimpici a Parigi e sarebbe folle rinunciare al fondamentale apporto che Mario Draghi ha dato ai successi italiani di Tokyo 2020. Si avanza dunque la sua candidatura in tutte le discipline, certi di un nuovo trionfo del medagliere azzurro.

 

Vaccini ai minori di 12 anni: i bambini non siano “cavie”

Gli Stati Uniti si preparano alla vaccinazione di massa dei bambini dai 5 agli 11 anni a partire dai primi di novembre. Il 29 ottobre la Fda ha autorizzato per “uso emergenziale” il vaccino Pzifer-BioNTech nella fascia d’età citata, facendo seguito al voto espresso il 26 ottobre dal Comitato consultivo della Fda che aveva votato all’unanimità (17 voti favorevoli, 1 astenuto) per l’autorizzazione.

In Italia, i media cavalcano la notizia, dipingendo uno scenario simile a quello statunitense non appena anche l’Ema darà il via libera: una campagna che riguarderà 4 milioni di bambini dalle materne alle elementari.

Tutto ok, dunque? Non proprio, dal momento che la decisione se i benefici delle vaccinazioni superino i rischi per i bambini sani è stata particolarmente difficile per i membri della Commissione, dato il rischio decisamente inferiore di contrarre il Covid-19 in forma grave.

Ci sono state rassicurazioni sul fatto che il monitoraggio della sicurezza per gli effetti collaterali rari, inclusa la miocardite, continuerà dopo l’autorizzazione: la stima dei rischi di miocardite e pericardite per la fascia d’età in oggetto è stata estrapolata da una modellizzazione dei dati disponibili per gli adolescenti, non essendoci a disposizione dati.

Lo scorso agosto uscì sul British Journal of Medicine un articolo dal titolo “Una strategia di vaccinazione di protezione mirata: perché le politiche di vaccinazione per il Covid-19 non dovrebbero essere indirizzate ai bambini”, in cui gli studiosi di Oxford invitavano a limitare la vaccinazione ai soli soggetti vulnerabili. Allo stato attuale delle conoscenze infatti è improbabile che i bambini sani possano beneficiare direttamente della vaccinazione Covid-19 o che la loro vaccinazione di massa possa avere una ricaduta collettiva: ricordiamo che sebbene i vaccini anti Covid-19 forniscano una protezione a medio termine (per quel che si sa, a un anno dall’immissione in commercio) contro la malattia grave e la morte, i loro effetti sulla riduzione della trasmissione del contagio sono parziali.

Stando al mero dato numerico, i rischi di malattia grave o di morte da Sars-Cov2 nei bambini e nei giovani sono minimi. John Ioannidis, uno degli epidemiologi più citati al mondo, in un bell’articolo sui vaccini ai bambini ha mostrato che in Italia e in Europa i decessi per Covid-19 nei minori sono pari a circa 3 per milione, i rischi a lungo termine dei nuovi vaccini anti Covid-19 sui bambini sono invece, al momento, sconosciuti.

Vaccinare i bambini nell’interesse di altre persone? Abbiamo già imposto loro costi molto elevati attraverso restrizioni indiscriminate – dai lockdown alla Dad al distanziamento alle mascherine indossate per lunghe ore a scuola – che ne hanno spesso compromesso il benessere psicofisico e la necessaria socialità in una fase cruciale della loro crescita, in una parola la salute intesa in un’accezione più ampia del termine. Senza contare che usare i bambini come mezzo o anche solo come “un mezzo” è scorretto eticamente e legalmente: l’articolo 3 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel suo incipit evidenzia che “in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”.

Ricordiamo che, dopo le note vicende legate al criterio anagrafico per la somministrazione di AstraZeneca, recentemente Finlandia, Svezia e Danimarca hanno sospeso l’uso del vaccino Moderna per i giovani. In Svezia, l’agenzia di salute pubblica ne ha sospeso l’uso nelle persone sotto i 30 anni d’età perché ci sono segnali di accresciuto rischio di effetti collaterali (come infiammazione del muscolo cardiaco o del pericardio), in Danimarca nelle persone al di sotto dei 18 anni e in Finlandia nei maschi sotto i 30 anni. Queste modifiche nei protocolli sono avvenute perché gli eventi avversi seri sono rari e possono essere stimati solo con campioni molto ampi. Sono quindi necessari altri studi, possibilmente con campioni di grandi dimensioni nonché un lungo follow-up per avere una stima precisa dei rischi in tutte le fasce d’età e per sesso (con la farmacovigilanza è infatti difficile avere dati certi nel breve periodo). Ci domandiamo e ridomandiamo: che conseguenze nefaste potrebbe avere un ipotetico errore di questo genere su un’intera popolazione in età pediatrica?

 

Elena Flati, biologa/farmacista; Sara Gandini, epidemiologa/biostatistica; Daniele Novara, pedagogista; Maurizio Matteoli, pediatra; Elena Dragagna, avvocato; Maurizio Rainisio, statistico; Emilio Mordini, psicoanalista; Gilda Ripamonti, giurista; Clementina Sasso, astrofisica; Francesca Capelli, sociologa

Donne dell’alfabeto, espressioni cinesi e uomini bianchi poveri

L’ultimo show Netflix di Dave Chappelle, The Closer, ha suscitato le proteste della comunità Lgbtq+ e delle associazioni per i diritti civili a causa delle sue gag transfobiche e omofobiche. Era già successo dopo ciascuno dei cinque special precedenti, per lo stesso motivo. Stiamo dunque passando in rassegna quelle gag. Seguirà la parte ermeneutica. La cosa ci riguarda: guardate le destre al Senato che esultano per la bocciatura del ddl Zan: bit.ly/3mjnNfQ.

Chappelle: “Quello che Kevin Hart e io abbiamo dovuto imparare nel modo più duro è che stavamo infrangendo una regola non scritta e non detta del mondo dello spettacolo. La regola è che qualunque cosa tu faccia nella tua espressione artistica, non ti è mai, mai, permesso di sconvolgere le persone dell’alfabeto. Sapete chi intendo. Quelle persone che hanno preso per sé il 20% dell’alfabeto. Direi le lettere, ma non voglio farli arrabbiare. Ah, ormai è troppo tardi. Sto parlando delle L, B, G e T. Ho amici di tutti i tipi di lettere. Tutti mi amano e io amo tutti. Ho amici che sono L. Ho amici che sono B. E ho amici che sono G. Ma le T odiano le mie budella. E non le biasimo. Non è colpa loro. È mia. Non riesco a smettere di raccontare battute su di loro… Sentite sempre tutte quelle lettere insieme, ‘Lbgt, Lbgt’, e pensi che sia un grande movimento. Non lo è. Quelle lettere sono tutto il loro movimento. Viaggiano solo insieme nella stessa auto. E la mia ipotesi è che le G stiano guidando quell’auto. Questo per me ha senso. Perché nelle G ci sono uomini bianchi”.

“Mi dispiace per le T, ma fanno così confusione! E non è tutta colpa mia. Sento che dovrebbero assumersi delle responsabilità per le mie battute. Perché non ho avuto questa idea da solo, questa idea che una persona possa nascere nel corpo sbagliato. Ma devono ammettere che è una situazione esilarante. Se fosse successo a me ridereste, no? E se fossi cinese? Ma nato in questo corpo negro. Non sarebbe divertente? E per il resto della mia vita dovessi andare in giro a fare quella faccia: ‘Ehi, gente, sono cinese!’. E tutti si arrabbiano: ‘Smettila di fare quella faccia. È offensivo’. ‘Cosa? È come mi sento dentro!’. È difficile non scrivere queste battute. È difficile non pensarci. Ci penso anche quando guardo lo sport. Ok, diciamo che LeBron James ha cambiato sesso. Va bene. Può restare in Nba, oppure, essendo una donna, deve andare in Wnba dove segnerà 840 punti a partita? Cosa significa effettivamente essere uguali? Capite cosa voglio dire? Ad esempio, se le donne fossero davvero uguali agli uomini, allora non ci sarebbe la Wnba, no? Saresti abbastanza brava da giocare nell’Nba con noi”.

“Se fate parte di un gruppo che ho preso in giro, allora sappiate che probabilmente vi prendo in giro solo se mi rivedo in voi. Prendo in giro i bianchi poveri perché una volta ero povero”.

“Il mio club preferito in America è un club di San Francisco chiamato Punch Line. È molto piccolo, una sala da 200 posti. E stavo lavorando al materiale dello spettacolo di stasera… C’è una donna trans seduta tra il pubblico… Si fa chiamare Daphne… Rideva alle battute sulle trans più di chiunque altro. (Dopo lo show) beviamo un po’ di tequila e ce ne stiamo seduti lì… E poi mi dice: ‘Certo che ti fai una cattiva reputazione con le tue battute sulle trans’. Dico: ‘Spero di non averti offeso’. E lei: ‘No, no, no. In effetti, ho letto di te sul ‘New York Times’. Ti accusavano per R. Kelly. Dicevano che facendo battute su di lui lo hai normalizzato’. Dico: ‘Sì, l’hanno detto’. Dice: ‘Mi chiedo perché non abbiano mai detto che hai normalizzato le trans facendo battute su di noi’. E non ci avevo mai pensato, non mi era mai venuto in mente”. (6. Continua)