“Splendor”, l’inizio della trilogia dei film con Scola

È il primodei tre film in cui Ettore Scola dirige Troisi. In Splendor (1989), presentato alla 42° edizione del Festival di Cannes e interpretato anche da Marcello Mastroianni, l’attore di San Giorgio a Cremano è
un pigro proiezionista, affascinato dal cinema e divora immagini su immagini dalla sua cabina di proiezione. Preferisce la vita fittizia dello schermo alla realtà. Un personaggio non molto lontano dallo stesso Troisi.

“Le vie del Signore sono finite” e portano all’amore

Nel dicembre 1987 sbarcava nei cinema il capolavoro più maturo e completo di Troisi, che per il suo quarto film da regista mescola il genere drammatico a quello della commedia. Siamo negli Anni Venti e un giovane è paralizzato per una malattia psicoso-matica. Ricomincerà a camminare solo dopo aver riconquistato il cuore della sua amata. Come già accaduto in “Ricomincio da tre”, anche stavolta Pino Daniele è l’autore della colonna sonora.

“Non ci resta che piangere”: l’irresistibile cult italiano

Con Roberto Benigni diresse e interpretà “Non ci resta che piangere” (1984). Un film che dimostra come una pellicola possa diventare un culto affettuoso, commosso, amorevole e incondizionato alla coppia comica che fece sognare l’Italia a suon di battute. Tra le migliori scene tutti ricordano quella surreale del dazio (“un fiorino”). Qualcuna è irresistibile, fino al finale sul fallito tentativo di fermare Colombo per cambiare il corso della storia.

“Scusate il ritardo”: l’opera migliore per la critica

Uscitonel 1983, “Scusate il ritardo” è un film interpretato e diretto da Troisi e il titolo è un riferimento sia al troppo tempo trascorso da “Ricomincio da tre”, sia ai diversi tempi dell’amore e alla non sincronia dei rapporti di coppia. È stato considerato dalla critica l’opera migliore del regista per come ha scavato all’interno della sua anima. Ha ottenuto numerosi premi tra cui il David di Donatello per il miglior attore non protagonista a Lello Arena.

L’utoironia di “No grazie, il caffè mi rende nervoso”

Un pazzo omicida, che si fa chiamare Funicolì Funicolà (diceva sempre: “Napule nun adda cagnà”) semina il terrore durante il Primo (e unico) Festival Nuova Napoli (ammazzerà anche Massimo Troisi che interpreta se stesso). Gli investigatori riusciranno a inchiodarlo alle sue (si fa per dire) responsabilità. Uscito nelle sale nel 1982, “No grazie, il caffè mi rende nervoso” prende in giro le dissociazioni partenopee con estrosa autoironia.

Da La Smorfia al record di “Ricomincio da tre”

Raramente un film riesce a conqui-stare il favore di pubblico e critica, soprattutto se è un commedia. Nel 1981 ci riuscì “Ricomincio da tre”, che collezionò due David di Donatello e incassò la cifra record di 15 miliardi di lire. Fu l’ esordio alla regia di Troisi che interpretando Gaetano, un ragazzo privo di certezze, portava sul grande schermo la comicità che si era imposta in teatro con il gruppo La Smorfia (Lello Arena ed Enzo De Caro).

Facce di casta

 

Bocciati

LIMITLESS
È uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo. Chissà se se la racconta così Cristina Menichetti, avvocato difensore di Marco Camuffo, uno dei due carabinieri accusato di aver violentato in servizio una studentessa americana. “Prima di arrivare al rapporto sessuale non si era scambiata nessuna effusione con Camuffo?”, “Lei trova affascinanti, sexy gli uomini che indossano una divisa?”, “Ha nascosto qualche indumento intimo alla polizia?”, “La ragazza si è sottoposta a una visita ginecologica sulle malattie virali. Possiamo sapere l’esito di questa visita?”, “Ha mai visitato un negozio di divise a Firenze?”: queste sono solo alcune delle domande che l’avvocato ha posto alla ragazza audita come testimone, veicolando il sottotesto che si tratti di una ragazza di facili costumi, che va in giro senza mutande, che magari ha anche qualche malattia a trasmissione sessuale contratta a causa dei suoi costumi dissoluti e che, probabilmente, è andata a stuzzicare il can che dorme perchè sedotta addirittura dall’uomo in divisa.
Persino il giudice Mario Profeta si è sentito in dovere d’intervenire: “Che brutta domanda avvocato. Non bisogna mai andare oltre certi limiti”. Chissà per la signora Menichetti dove finisce l’avvocato e dove comincia la donna; chissà se a suo avviso una professione può essere così invasiva da legittimare un inquinamento identitario. Ma non c’è dato chiederglielo: l’avvocato è lei.

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Promossi

GRAZIE MARCO

“L’auspicio è che la Consulta possa stabilire l’incostituzionalità di una norma del 1930, ovvero l’articolo 580 del Codice penale sull’istigazione al suicidio”, così Marco Cappato in merito alla decisione della Prima Corte di assise di Milano, nell’ambito del processo dell’esponente radicale per il contributo fornito a Dj Fabo, di porre la questione alla Corte costituzionale.
Forse non è stata tutta una fatica vana: le vicende giudiziarie di Cappato, le lacrime della mamma di Fabiano, il supplizio della fidanzata Valeria costretta a rivivere tutto in un’aula di tribunale potrebbero essere valse davvero lo sforzo se questo singolo caso facesse giurisprudenza e sancisse che aiutare qualcuno a porre fine alla propria vita, qualora costui per insindacabili ragioni abbia deciso di volerlo fare, non può essere comparato in alcun modo all’istigazione al suicidio né essere considerato reato. C’è chi prova a prendere il mondo per mano e farlo andare avanti.

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IL RISCATTO DI DUBLINO

È proprio da Dublino, città in cui è stato firmato il fatidico trattato che vede l’Italia farsi carico di gran parte della questione migratoria supplendo agli altri Paesi europei, che si leva una voce amica. Michael Higgins, presidente della Repubblica irlandese ha offerto un aiuto concreto al presidente Mattarella in visita in Irlanda: “Voi state sopportando un peso enorme.

Noi siamo pronti ad accogliere i profughi che provengono dal vostro paese”. Sarà che queste parole vengono dalla bocca di un uomo che prima di essere un politico è un poeta, ma alle nostre orecchie, in tempi di ‘Ognun per sé e Dio per tutti’ suonano come una vera e propria poesia.

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La settimana incom

Bocciati

Non sono una signoraFederica Panicucci beccata in un fuorionda parecchio innervosita verso il collega Francesco Vecchi, con cui conduce Mattino 5, che si era dilungato sottraendole tempo: “Ti dispiace adesso? Quando a settembre sarai a casa tua poi ti dispiacerà un po’ di più, vedrai. Testa di cazzo”. Bonjour finesse.

N.c.

 

Love is in the end
È gia finito il matrimonio tra Jennifer Aniston e Justin Theroux. I due attori, in una nota congiunta alla stampa, riportata da Cnn, hanno spiegato di essere rimasti amici, poiché sentono un grande “affetto reciproco”, tuttavia hanno deciso di separare le loro strade amorose, nella speranza che il legame di stima reciproca prosegua nel tempo. Già impazzano le chiacchiere su un ritorno di fiamma tra Jennifer Aniston e il primo marito Brad Pitt.Patti chiariPatty Pravo, omaggiata da Claudio Baglioni con una gaffe (“Benvenuti a Sanremo 1918”), esclude un possibile ritorno all’Ariston, in un’intervista al Messaggero: “Non ci andrò mai più, non esiste. Tutti gli artisti sono lì nelle mani di una sola persona, Ferdinando Salzano. È bravo, per carità, ma non può controllare tutta la musica italiana”.

Vespa Ikea
“Al mattino mi chiama Licia Ronzulli. ‘Pronto, Bruno, avresti mica una scrivania?’. E io ‘Certo che sì’. Proprio quella del 2001. L’ho fatta portare su dall’attrezzeria della Rai, dove conserviamo tutto, pure i plastici. Quando l’ho invitato, avevo chiesto a Silvio Berlusconi di impegnarsi su qualcosa, di darmi delle novità. Non prevedevo una trovata così scenografica”, ha detto Bruno Vespa (artista e mobiliere).

 

 

Promossi

Montalbano so no. La giostra degli scambi, episodio inedito della serie tratta dai romanzi di Andrea Camilleri, ha totalizzato lunedì scorso su Rai1, 11.4 milioni di telespettatori e uno share superiore al 45%. “Non me l’aspettavo, mostruoso, mi sembra esagerato” è il primo commento del regista Alberto Sironi. Noi invece sì, nel panorama triste della tv Montalbano si conferma un prodotto di grande qualità che non scassa mai i cabbasisi.

Benedetto De Benedetti
È tornato Crozza con due splendide novità: il compagno Carlo De Benedetti e Sting, reduce dalla figuraccia sanremese. Strepitoso Si conferma uno dei migliori talenti italiani, l’unico antidoto alla noia di questa insulsa campagna elettorale.

Non ho l’età. Roger Federer torna il numero uno del mondo a 36 anni e 6 mesi: nessuno a quest’età c’era mai riuscito. Era dal 4 novembre 2012 che il campione svizzero non era primo nel ranking Atp. Ha battuto anche il record di Agassi, che fu in cima a 33 anni e 131 giorni nel 2003. “The Swiss Maestro” ha conquistato 96 titoli internazionali. Altro che cioccolata e orologi.

Sagittario, impegnati di più in amore

ARIETE – Se non sai rinunciare alla Donna del bosco, prendi almeno precauzioni, tipo il merluzzo, che, “quando sente arrivare la tempesta, si ingozza di sassi per difendersi dalla potenza del mare. Si zavorra”. Hannah Kent (Piemme) ti consiglia un’ancora a prova di gelosia.

 

TORO – Nella Guida alle reliquie miracolose d’Italia (Quodlibet), Mauro Orletti sostiene che “quasi tutti i miracoli di A. hanno a che fare con la pronuncia di qualche discorso… La sua lingua era infaticabile”. Se vuoi il miracolo amoroso, allena la lingua.

 

GEMELLI – “Quando restava a dormire, il mio primo fidanzato preferiva mettersi su un divanetto perché si sentiva più protetto. Chissà da cosa doveva proteggersi”: L’ultima diva dice addio; dovresti farlo anche tu, anziché rimuginare su vecchi letti come Vito di Battista (SEM).

 

CANCRO – Come sopravvivere nel grande Nord? Facile, risponde Luke Healy (Coconino): “Non affidate le vostre vite a un uomo che non ha fatto che deludervi”. Basta recitare la parte della vittima: passate ai saluti finali il prima possibile.

 

LEONE – “Quella sera, io e lei abbiamo guardato insieme la luna… Ha detto che era un patto fra noi tre: io, lei e la luna”: prova a cucinare una delle Ricette della signora Tokue di Durian Sukegawa (Einaudi), prima che qualcun altro cucini te, intortandoti con promesse lunari.

 

VERGINE – Pedro Mairal mette in guardia chi, come te, ha a che fare con L’amante indecisa (Rizzoli): “Nessuno è solo una persona, ciascuno è un nodo di persone, e il nodo di G. era di quelli complicati”. Puoi solo tagliarlo, come quell’Alessandro che si dava arie da grande uomo.

 

BILANCIA – “Piangevo anch’io, per via delle lacrime che sono contagiose e di altri sismi d’ingiustizia”: no, le lacrime hanno i giorni contati se dai retta a Denis Thériault e al Principe della città sommersa (Frassinelli), ovvero un amico salvifico, con cui c’è stata recente maretta.

 

SCORPIONE – “Ciascuno di loro aveva la sensazione che la persona amata fosse sparita lasciando il posto a un perfetto estraneo”: se vuoi ricreare Una magia a Parigi, come Danielle Steel (Sperling&Kupfer), organizza all’amato/a un viaggio a sorpresa.

 

SAGITTARIO – Il tatuatore di Auschwitz, descritto da Heather Morris (Garzanti), “con la madre aveva imparato e praticato l’arte di flirtare”. Non so tu, ma io non lo prenderei tanto a modello dell’attuale relazione sentimentale. Impegnati di più.

 

CAPRICORNO – Appunta Guido Crainz (Donzelli): “Il ’68 non ci appare tanto rilevante per Parigi, Torino, Berlino, Milano o Trento, quanto per i traumi dell’Europa ‘sequestrata’ dall’impero sovietico”. Il Sessantotto sequestrato parla anche della tua attuale situazione amorosa.

 

ACQUARIO – “Sai che c’è? Penso sia una cosa buona trovare la speranza dove chiunque altro ti direbbe che non ce n’è nessuna”: sposa il pensiero positivo di Clare Fisher (Harper Collins) e riuscirai presto a godere Di tutte le cose buone dalla scrivania in giù.

 

PESCI – “Il sogno diventa realtà”, dice la Guida alla Luna di Miele (Lonely Planet). Perciò preparati a una sonora delusione, scoprendo che il miglior posto in cui portare l’amante gourmand è il Vietnam e il “top on the road” è la Costiera Amalfitana. È ora di rivedere i tuoi piani nuziali.

Il caso della Madia: da Nord a Sud, chi se la passa bene si butta a sinistra

Il sazio non capisce il digiuno, cioè: quello con la pancia piena non potrà mai compenetrarsi in chi patisce fame e disagi. In una piccola libreria – in verità assai chic – di una località decisamente chic, sul bancone accanto alla cassa occhieggia un blocchetto di fac-simili della lista Potere al popolo e subito salta all’occhio, forse per il rosso, ma soprattutto per i nomi dei candidati, una naturale affinità con l’ambiente.

Il dettaglio giusto, insomma, che svela nel lapsus – e lo diciamo con Luigi Pirandello – “il sentimento del contrario”. È tutta una situazione d’involontario umorismo perché in quella città, in quella bellissima bottega di parole e segni, in quei fogli dell’intemerata mobilitazione proletaria di popolo propriamente detto non si ha sentore.

Qualora ci fosse, il popolo, chiederebbe un selfie ad Alessandro Di Battista – le cui presentazioni portano ossigeno ai librai – oppure a Matteo Salvini il cui progetto di vita, già in una serata, corona la festa dell’immaginario popolare come nessuno. Fateci caso, finisce il confronto tivù a Otto e mezzo (La7) con Laura Boldrini e ai cronisti che gli chiedono cosa farà dopo, Salvini dice: “Adesso a cena da Elisa, la mia fidanzata (la Isoardi!), quindi vediamo un po’ di Isola dei Famosi e poi Juve-Tottenham”.

Pensateci. Potendo, tutti vorrebbero poter potere tutto ciò. E sarebbe “popolo”. I foglietti sul bancone della libreria riportano intanto i nomi dei candidati, dei sostenitori, dei padri fondatori dell’elegantissima lista e tra loro – sia detto senza malizia – non se ne trova uno propriamente digiuno. Chi sta in zona Navigli, a Milano, chi abita in una villa sull’Appia e chi, sempre a Roma, al quartiere Parioli…

A proposito di “quartiere”. Si risparmia al lettore la solita citazione di Ennio Flaiano perché urge un dato Istat decifrato da Marco Castelnuovo sul Corriere della Sera: “Tra i ricchi tiene l’asse del Pd”.

Il concetto è presto detto: “Il centrosinistra arranca un po’ ovunque tranne che nei collegi in cui il reddito è più alto”. Chi se la passa bene, si butta a sinistra. A Milano1 l’imponibile medio è di 36.481 euro e dunque Bruno Tabacci deve fare i suoi meritati sfracelli ma la prova vera di sì nobilitate si gioca a Roma, ai Parioli appunto, dove il Partito democratico candida la più regale dei suoi esponenti, ovvero il ministro Marianna Madia, destinata a sicura vittoria – oltre che per il reddito dei residenti – per un altro dettaglio: è il quartiere con il più alto tasso di laureati in tutta Italia.

Dotti, medici e sapienti sono tutti per l’incantevole Madia mentre a Maria Elena Boschi, blindata in Alto Adige, solo le caprette di Heidi fanno ciao (ma questo, va da sé, è un altro discorso…).