“All’inizio abbiamo faticato un po’ a capire quale banca erogasse il credito pubblicizzato dai 5Stelle, alla fine abbiamo trovato Unicredit, abbiamo spiegato la ‘mission’ aziendale, il business plan e ci hanno erogato 20 mila euro che sono stati preziosi per far partire la nostra attività”. Alessandro è uno dei titolari della GreenEvo di Tione di Trento, una piccola start up nata tre anni fa dall’idea di costruire un impianto di riciclo di rifiuti non pericolosi e fornire consulenza, formazione e progettazione ambientale alle aziende del nord. “Io sono napoletano, gli altri un siciliano e un pugliese, ci siamo ritrovati qui per caso”, sorride Alessandro spiegando al telefono uno dei rari casi di imprenditoria meridionale in Trentino che non sia una pizzeria. Ma perché vi siete rivolti al microcredito pentastellato? “Era complicato accedere con altre fonti, la società era nuova, non aveva niente alle spalle e nessuna garanzia da dare se non conoscenze, analisi di mercato e progetti green”, risponde l’imprenditore partenopeo.
I soldi sono solo un prestito e andranno restituiti. A garantire la banca, che decide di erogare il credito e cura l’istruttoria, dal rischio insolvenza è il Fondo pubblico gestito dai ministeri per l’Economia e per lo Sviluppo economico.
Istituito nel 1993 e attivato solo nel 2015, il Fondo di garanzia per le Pmi prevede indirettamente operazioni di “microcredito” destinate a lavoratori autonomi e piccole imprese con non più di 5 dipendenti. Il finanziamento pubblico copre fino a un massimale dei prestiti fissato a 25 mila euro estensibile a 35 mila in alcuni casi e viene alimentato dal Mef con 30 milioni di euro l’anno. Grazie a un emendamento alla legge 98 del 2013, presentato dai 5Stelle, possono contribuire al Fondo anche i privati.
Il Movimento ha utilizzato questa possibilità di partecipazione decidendo che i propri parlamentari alimentassero il fondo con metà dello stipendio (circa 5 mila euro) più la quota della diaria (circa 3.500 euro al mese) non spesa. Secondo una tabella del Mise, dal 31 dicembre 2013 al gennaio 2018 risultano versati contributi volontari per 23 milioni 192mila 331 euro e rotti. In questo momento sono attive 5.735 linee di microcredito, per altrettante imprese.
“Il Mise riceve solo, con cadenza regolare, un accredito dal Mef sul capitolo di gestione del fondo per il Microcredito, non abbiamo la possibilità di certificare che tutti quei soldi sono le rimesse del M5S (la dizione della tabella è ‘contributi privati’), anche se informalmente si sa che dovrebbe essere così”, spiega al Fatto l’Ufficio stampa del ministro Carlo Calenda.
Il fondo ministeriale non è l’unico canale usato dai 5Stelle per “restituire” ai contribuenti una parte della retribuzione prevista per gli incarichi istituzionali. In molte regioni sono state realizzate iniziative analoghe con l’istituzione di fondi locali e dove mancano si è arrivati anche al finanziamento diretto di piccole imprese.
Il birrificio Messina produce birra di qualità al di là dello Stretto. A fondarlo è stata una cooperativa di 15 ex dipendenti della Birra Messina, storico marchio della tradizione siciliana, che hanno deciso di investire le loro conoscenze, le energie e il loro Tfr per far nascere un nuovo stabilimento. “Abbiamo comprato tutto nuovo con 3 milioni di investimenti in parte finanziati dalle banche – ci racconta una delle fondatrici – sono tutti mutui e nessun fondo europeo”.
Al finanziamento della start up hanno partecipato anche i consiglieri regionali M5S: “Si tratta di 20 mila euro versati alla Fondazione Comunità che a sua volta ci ha attivato un prestito sotto forma di microcredito”, spiegano al birrificio, “siamo orgogliosi di aver avviato un’impresa che per noi e per la città ha il sapore della rivincita”.