Potrebbe essere peggio. E come? Potrebbe piovere. Salvo Ficarra e Valentino Picone non mancheranno di cogliere il celeberrimo scambio di battute di Frankenstein Junior, ma nella querelle tra campioni d’incassi, e dunque d’abitudine film comici, e David di Donatello non sono i primi a bagnarsi né i più fradici. Insomma, si mettano in fila. A ridosso dell’annuncio delle cinquine, il duo siciliano ha palesato il perché dell’assenza de L’ora legale dalla 62esima edizione dei Premi: “Già da tre anni abbiamo rinunciato al ruolo di giurati dell’Accademia dei David non riconoscendoci nel metodo di votazione. Per coerenza, quindi, non abbiamo iscritto L’ora legale al concorso di quest’anno”. Non è, quello da loro diretto e interpretato, un film qualsiasi, almeno per il pubblico: è il primo incasso italiano del 2017, l’unico con Mister felicità ad aver trovato posto nella Top 10 annuale. Alessandro Siani decimo, Ficarra e Picone, registi e interpreti, noni con 10.347.288 euro: buttali via, ancor più a fronte di dodici mesi miserrimi per i colori patri.
Quanto questa assenza avrebbe dato nell’occhio non è preventivabile, nel dubbio Salvo e Valentino hanno diramato un comunicato dove, riconoscendo “l’importanza e il prestigio dei David: non critichiamo il premio in sé”, stigmatizzano “un meccanismo di votazione che spesso ha prodotto situazioni a nostro avviso paradossali”.
Non hanno tutti i torti, mutatis mutandis, nella recente e recentissima storia dei nostrani Academy Awards c’è chi ha avuto esito peggiore: Checco Zalone. In coppia con l’ex sodale regista Gennaro Nunziante, il fenomeno pugliese ci ha abituato ai titoli meteorologici, da Cado dalle nubi (2009) a Che bella giornata (2011), da Sole a catinelle (2013) a, variante GPS, Quo vado? (2016), sicché la pioggia di Mel Brooks serve da pena del contrappasso: Luca Medici, al secolo, è finito zuppo. Chi non dovesse conoscerne l’occupazione primaria, attore cinematografico, potrebbe essere sviato dai David: le uniche tre nomination, non trasformate, le ha conquistate con le canzoni originali di Cado dalle nubi, Che bella giornata, Quo vado?. Perché Sanremo è Sanremo? Chissà. Analoga sorte, e medesime candidature non realizzate, Zalone ha avuto ai Nastri d’Argento, l’unico premio a distinguerne la dimensione attoriale sono stati i Globi d’Oro, attribuiti – sintomatico – dalla stampa estera: interprete rivelazione per Cado dalle nubi nel 2010. A dir la verità, gli Oscar nostrani provarono a metterci una pezza nel 2014, l’anno di Sole a catinelle, assegnando un David speciale a Zalone “per aver portato al cinema persone che non ci mettono mai piede” o giù di lì. Checco e il suo produttore, Pietro Valsecchi, cortesemente declinarono.
Uguali e contrari, Ficarra e Picone si son levati dall’imbarazzo, anzi, si son levati e basta: “Evviva i David, Evviva Santa Rosalia” per commiato e, prima, l’auspicio che “il nuovo presidente Piera Detassis, insediata da poche settimane, venga messa nelle condizioni di avviare un processo di rinnovamento”. Che fare? I conti, innanzitutto: L’ora legale con i suoi dieci milioni e rotti doppia agevolmente l’incasso complessivo dei cinque – A Ciambra, La tenerezza, Gatta Cenerentola, Nico, 1988 e Ammore e malavita – candidati a miglior film, e se gli euro rastrellati sono condizione necessaria e sufficiente di popolarità e visibilità… Appunto, il botteghino è un indice di gradimento, un viatico alla statuetta o, all’opposto, un dissuasore, financo uno stigma? La ragione vorrebbe equanimità e predicherebbe l’irrilevanza della borsa, eppure, che cosa sottende e denuncia l’Aventino di Ficarra e Picone? La discriminazione di censo, al grido cinematografaro di ‘pecunia olet’, che il “meccanismo di votazione”, e il bacino dei votanti, contribuirebbe a perpetuare.
Ai Nastri dei giornalisti L’ora legale ha vinto quale commedia e con il produttore Attilio De Razza, ai David passa: Rai Cinema c’è in ognuno dei potenziali miglior film, Medusa marca visita. Ma questa è un’altra storia, forse.