Otto febbraio, un giovedì. Il Tribunale di Roma assolve Guido Bertolaso nel processo sugli appalti per il G8 in Sardegna. Guido assolto Bertolaso – nel giro di poche ore – crea un gruppo su Whatsapp chiamato “assolto”. E lì convoca amici, ex colleghi, giornalisti, politici per un’assoluzione collettiva di un’epoca in cui Guido non era “assolto”, ma più liricamente “San Guido”, protettore dell’efficienza governativa di Silvio Berlusconi, protetto di Gianni Letta e capo della Protezione civile. Bertolaso ritorna San Guido e saluta il pubblico selezionato sul telefono con una citazione di Gandhi: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci”. Più di recente, secondo le ricerche negli archivi, Luigi Di Maio ha scomodato Gandhi per accettare la guida del Movimento 5 Stelle. E adesso Bertolaso, sindaco mancato di Roma, può liberare l’istinto politico.
L’ex portavoce Silvia Cirocchi, compagna di Gianni Alemanno, è rapida a rispondere con un cuoricino. Anche il deputato Renato Brunetta, sempre loquace, omaggia l’amico con un cuoricino. Fabrizio Curcio, al vertice della Protezione civile fino all’estate scorsa, fa cadere cinque puntini sospensivi: “Chi sa non ha mai dubitato…..”. Pollici all’insù, altri cuori, abbracci normali, abbracci forti, abbracci a te e famiglia. Finché monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno e prima dell’Aquila durante la ricostruzione per il terremoto, invita a una riflessione profonda: “Io sono contento, ma chi può impedire a questi magistrati di rovinare le persone impunemente?”.
Il quesito precipita nel vuoto fra gli abbracci, sempre più avvolgenti e le faccine, sempre più stravaganti e le domande legittime: “Offri da bere?”. Tocca al senatore Maurizio Gasparri raccogliere lo spunto di monsignor D’Ercole: “La magistratura è il problema più grave del Paese”. Massimo Cialente, ex sindaco dell’Aquila e in lista al Senato per il Pd, elabora un pensiero d’affetto parecchio complesso e pure accorato: “Ti ricordo che quando rimanesti vittima del fuoco amico io, su carta intestata del Comune, ti espressi solidarietà e testimoniai la tua onestà. In quegli anni più volte in consiglio venivo attaccato per questo. Ma io ti ho conosciuto a fondo. Sei addirittura più matto e sognatore di me, ma sei onesto. L’ho detto ovunque. Oggi la tua gioia vale duemila, per me, in piccolo, vale almeno quaranta”. Cialente, scusi, perché soltanto quaranta?
C’è un po’ di nostalgia per quei tempi di San Guido, circola il desiderio di ripartire assieme. C’è chi suggerisce a Bertolaso di trasformarsi in conte di Montecristo e punire “traditori e denigratori”. C’è chi, invece, s’infuria: “Ma chi siete? Rompete i coglioni altrove. Non avete niente da fare?”, poi capisce chi scrive, e si scusa. Alcuni scappano in silenzio, “abbandonano” il gruppo – come Franco Gabrielli, successore di Bertolaso alla Protezione civile e oggi capo della Polizia – e forse si perdono l’intervento di Antonio D’Alì (si firma Tonino), che ancora non ha risolto i suoi guai con la giustizia: “Carissimo Guido, un grande abbraccio.
Pensando alle nostre grandi battaglie e alla vergogna di chi ha cercato di impedirle con armi improprie. Ma il tempo è galantuomo con i galantuomini”. Tracima di entusiasmo Angelo Borrelli, promosso direttore della Protezione civile dal governo di Gentiloni: “Poco fa a Barisciano (L’Aquila), in un momento ufficiale alla presenza di autorità nazionali e locali, ho detto che questa decisione giudiziaria ha reso dignità a tutti gli uomini e le donne della Protezione civile, decisione della quale non avevo dubbi essendo stato, come il mio Capo mi chiamava, il ‘ministro dell’economia del dipartimento’. Sono convinto che il modello a cui dobbiamo tendere è quello del 2009 con i dovuti aggiustamenti dettati dagli accadimenti successivi”.
Un paio di giorni dopo, si palesa l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, ex capo della Marina: “Otto anni di sofferenza per te e la tua famiglia, è arrivata l’ennesima assoluzione. Chi come me ha avuto il privilegio di operare con te, sa che meritavi e meriti solo la stima e la gratitudine del Paese che hai servito con passione e abnegazione. Onore a te combattente e prora al futuro”. Troppo al futuro. Perché Bertolaso ha lasciato il gruppo Bertolaso un’ora prima. Così non ha saputo di De Giorgi. Ma s’è risparmiato anche il bis di Brunetta con un pezzo sul “colpo di Stato del 2011 ai danni di Berlusconi” e altri messaggi dell’incontenibile Borrelli. Ci sono le prove: riecco San Guido assolto.