Premi David di Donatello? Napule è. Conduce Ammore e malavita dei fratelli Antonio e Marco Manetti con 15 nomination, e questa idiosincratica commedia musicale all’ombra del Vesuvio, lodata dalla critica e battente bandiera di genere fa da apripista al successo del capoluogo campano, soprattutto visto da romani, de Roma come appunto i Manetti Bros. o d’adozione come Gianni Amelio, che firma La tenerezza (8 nomination).
Sempre nella cinquina del miglior film troviamo l’animazione partenopea Gatta Cenerentola, diretta a otto mani da Rak, Cappiello, Guarnieri e Sansone, nonché – il nostro favorito – A Ciambra di Jonas Carpignano, già indicato per la corsa agli Oscar, premiato agli RdC Awards e ambientato nella comunità rom di Gioia Tauro con attitudine neo-neorealistica: entrambi ambiscono a sette David. Della partita anche Nico, 1988 (8 candidature), il terzo e il migliore film di Susanna Nicchiarelli, un non-biopic della tedesca Christa Paffgen, anagrafe della musa di Warhol, poi Velvet Underground e quindi cantautrice in proprio.
Se i 62esimi David salutano una donna, Piera Detassis, quale nuovo presidente e direttore artistico dell’Accademia del Cinema Italiano, in barba al #MeToo d’Oltreoceano e al nostrano Dissenso Comune dà nell’occhio la non alternanza di genere nelle cinquine dedicate, siano veterani o esordienti, a chi sta dietro la macchina da presa: i 1491 componenti la giuria hanno optato per dieci registi uomini, e più non dimandare. Tra i “big” la Nicchiarelli lascia il passo al Paolo Genovese di The Place (8 nomination), mentre Ferzan Ozpetek abbandonata la vista gasometro per Napoli velata prende il posto di Gatta Cenerentola e mantiene anche qui la maggioranza partenopea. Curiosi casi, la candidatura registica di The Place, Kammerspiel girato interamente in un bar con ridotti movimenti di macchina, e la non candidatura di Napoli velata a miglior film: eppure, è secondo dopo i Manetti con 11 nomination, che è questo “spacchettamento”? Tra i debuttanti, Cosimo Gomez per Brutti e cattivi, Roberto De Paolis di Cuori puri, Andrea Magnani con Easy, Andrea De Sica alla regia dei Figli della notte, lo scrittore Donato Carrisi per la sua Ragazza nella nebbia.
Tranquilli, se con i succitati titoli avete poca familiarità, siete in buona compagnia: queste scelte, ehm, di qualità pescano in un bacino andato diserto, giacché afferiscono a un 2017 – sono tutti film usciti tra il 1° gennaio e il 31 dicembre dello scorso anno – in cui la quota di mercato del prodotto nazionale è scesa a 17,64%, con un botteghino (103 milioni di euro) a – 46,35% e gli spettatori (16.880.223) a – 44,21% sul 2016.
Insomma, roba per pochi intimi, e Carlo Conti che il 21 marzo officerà su Rai Uno in prima serata la cerimonia dovrà farsene una ragione se non, in termini di gretta osservanza televisiva, le proverbiali nozze coi fichi secchi. Nel dubbio, le mani avanti le ha messe: “Sarà classicamente una premiazione, non può essere altrimenti: un evento con la sacralità e il rigore della premiazione, i tempi di una premiazione e con lo spazio ai vincitori. Io farò semplicemente il cerimoniere”. Fosse una rapina, si sarebbe ritagliato la parte del palo. A Sky, che ha ospitato le due scorse edizioni, par di capire non stiano piangendo le lacrime degli orfanelli, da parte sua il servizio pubblico accompagna l’evento con una programmazione dedicata, l’Oro dei David, in primis sul canale tematico Rai Movie: basterà ad affezionare?
Il resto, sul versante appetibilità, deve garantirlo il nostro star-system, ovvero attrici e attori nominati: le protagoniste Paola Cortellesi, Jasmine Trinca, Valeria Golino, Giovanna Mezzogiorno e Isabella Ragonese; i protagonisti Antonio Albanese, Nicola Nocella, Renato Carpentieri, Alessandro Borghi (per Napoli velata, e bissa da comprimario in Fortunata) e Valerio Mastandrea. Riusciranno a far sentire meno solo Conti o toccherà fare uno squillo a un collega di fresca, vasta e sanremese fortuna?