Il diluvio piove alle otto della sera. E per i 5Stelle è il rintocco del calvario. Perché i parlamentari accusati di mancate restituzioni salgono a dieci, di cui cinque capilista, eletti sicuri, e un secondo in graduatoria, eletto probabile. L’elenco lo piazzano sul loro sito Le Iene, il programma tv da cui il M5S ha pescato perfino un candidato, Dino Giarrusso, ma che con la sua inchiesta ha azzannato alla gola il Movimento, mostrando la polvere sotto il tappeto dell’“onestà, onestà”.
Ed è un trauma, perché tra i dieci c’è una big come Barbara Lezzi, che però i 5Stelle salveranno, visto che su di lei pende “solo” un bonifico respinto. E c’è anche una deputata di primo piano come la romagnola Giulia Sarti: capolista, proprio come un’altra deputata, Silvia Benedetti, prima in un collegio del Veneto. Ma il rosario dei guai recita anche i nomi del piemontese Ivan Della Valle e del laziale Massimiliano Bernini, deputati non ricandidatisi. Per arrivare a Emanuele Cozzolino, terzo e quindi ineleggibile in Veneto, e a Elisa Bulgarelli, emiliana, anche lei terza. “Ma non è finita, vi daremo nuovi aggiornamenti”, assicurano Le Iene, tribunale che le sentenze le fa annusare. E dal M5S cominciano a contestare.
Bernini annuncia querela, Bulgarelli giura che “chiarirà tutto”. Mentre Beppe Grillo, apparso con un blitz di poche ora a Roma, cerca di motivare i suoi: “Vedrete che tutto questo alla fine ci favorirà! Ora tutti, anche il panettiere qui all’angolo, sanno che i nostri si tagliano gli stipendi”. È la linea, diffusa anche dal candidato premier Luigi Di Maio: i cittadini prima non sapevano che ridavamo soldi che pure ci spettano, altro che il Pd e gli altri partiti. Ma il suo comitato elettorale a Roma è ormai una trincea di guerra: lo staff controlla e ricontrolla i bonifici, consulta e catechizza parlamentari, chiama senza sosta i funzionari del Tesoro. Vogliono capire quanto è larga la ferita, nel giorno in cui tutti i parlamentari dovevano dare prova delle restituzioni. “Ma ci sono problemi tecnici” lamenta più d’uno.
Di Maio invece cerca di ripartire, e in mattinata è alla sua banca a Montecitorio per farsi dare copia dei versamenti. Le Iene lo seguono e lui si concede, facendosi riprendere nel suo studio mentre mostra i bonifici al fondo per le piccole e medie imprese. “Ho restituito o rinunciato a oltre 370mila euro” rivendica. Mentre “i portavoce che hanno violato le nostre regole verranno cacciati”. Però alcuni non gradiscono. “Mostrarsi in primo piano è brutto, pare volersi salvare mentre tutto il Movimento è in difficoltà” rumoreggia qualche ortodosso. Mentre tutti si chiedono a chi toccherà. Perché di prima mattina il conto è fermo a tre, ai capilista Carlo Martelli e Andrea Cecconi, i primi due rei confessi, e a Maurizio Buccarella, il senatore secondo in Puglia che ha ammesso “una leggerezza” su tre bonifici e che si è autosospeso. Ieri il parlamentare salentino cancella uno dei due profili Facebook. Ed è un altro sintomo della febbre.
Intanto Lezzi, capolista proprio sopra Buccarella, scrive su Facebook: “Dalle verifiche che ho svolto in banca risulta un unico bonifico non andato a buon fine, forse per carenza di fondi”. In cifre fa 3500 euro mancanti, “che ho versato questa mattina”. Nel comitato elettorale si chiedono cosa fare. E nel pomeriggio fanno trapelare che certo, il collegio dei probiviri valuterà anche il suo caso: “però non c’è dolo” fanno notare, e poi è solo un bonifico. Quindi Lezzi, salvo cambi di rotta, è salva. Anche perché è una big che va di continuo in tv, e condannarla avrebbe contraccolpi incalcolabili. Ma i nervi saltano. C’è chi lo dice fuori microfono: “Sto ricontrollando tutto, non dormo da due giorni”.
E alla fine c’è chi confessa, come il torinese Ivan Della Valle: veterano del M5s, no Tav, in uscita perché al secondo mandato. Nel pomeriggio scrive sulla chat dei deputati: “Vi avviso che dai controlli uscirà anche il mio nome”. Poi su Facebook annuncia l’addio al Movimento: “Ho sbagliato e ho deluso tutti: colleghi, amici, collaboratori, attivisti. Non mi soffermo sui problemi finanziari e personali che mi hanno portato a questo”. Dal Movimento dicono che si sarebbe tenuto una somma a tre cifre. Un dramma anche personale, che getta nello sconforto pure il suo ex collaboratore Luca Carabetta, candidato come secondo in un collegio di Torino. Indeciso se restare in corsa. Nel Movimento capiscono che la marea monta, e diffondo una nota in cui c’è anche il nome di Emanuele Cozzolino, già vicecapogruppo. Lui ammette: “Per problemi personali, ho mancato di versare circa 13.000 euro, ma sono pronto al passo indietro”. Poi in serata arrivano Le Iene, e le controrepliche. Con Bernini che in mattinata al Fatto si era detto “assolutamente tranquillo”, e in serata si difende: “Sono del tutto estraneo”. Mentre si parla anche di due consiglieri regionali, “ma forse hanno solo un bonifico respinto a testa”. Questa mattina Di Maio sarà al ministero dell’Economia per farsi dare un elenco dei versamenti del M5S. Perché questa storia non è finita.