Film di propaganda nazista in vendita “senza avvertenze”

Un film di propaganda nazista in vendita in dvd “privo di qualsivoglia avvertenza critica”. A esprimere “sconcerto” è l’Osservatorio democratico sulle nuove destre, sulla propria pagina Facebook. Il film in questione è Suss l’ebreo, la nota pellicola di propaganda antisemita uscita nella Germania nazista nel 1940. “A editarlo – scrive l’Osservatorio – è la A&R Productions, specializzata nel recupero di vecchi film”. La pellicola fu commissionata dal ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels, che intervenne (come dichiarò lo stesso regista) anche sulla sceneggiatura.

Muore Antonia Terzi, ingegnere di Formula 1

È morta ad appena 50 anni Antonia Terzi, ingegnere che per anni ha lavorato in Formula 1 al servizio delle principali scuderie, tra cui Ferrari e Williams. Terzi è morta per colpa di un incidente stradale in una autostrada inglese. Specializzata in aerodinamica, aveva iniziato a lavorare per Ferrari nel 1996 e lì era rimasta fino al 2001, vivendo da protagonista gli anni delle vittorie di Michael Schumacher. Poi il trasferimento in Williams e, nel 2004, la progettazione della celebre FW26, vettura ricordata per un muso “a tricheco” con cui il team cercò di sfruttare nuove soluzioni aerodinamiche. Dal 2020 era professoressa ordinaria all’Università di Canberra, in Australia

Eitan, ricorso dei nonni: “Il bimbo stia in Israele”

Il nonno materno di Eitan Biran, Shmuel Peleg, ha presentato ricorso alla Corte distrettuale di Tel Aviv contro il ritorno del piccolo in Italia. La decisione, già annunciata dalla famiglia, si oppone alla sentenza del Tribunale della famiglia che ha riconosciuto le ragioni di Aya Biran, la zia paterna dell’unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, nell’ambito della Convenzione dell’Aja sulla sottrazione dei minori. Secondo il legale di Peleg, “non c’è motivo che il dibattito sulla vita futura di Eitan, cittadino israeliano i cui membri della famiglia da ambo le parti si trovano in Israele e parlano ebraico, si tenga in Italia”.

Sette giovani fiorentini pestati a Varsavia

Sette ragazzi pestati, tre dei quali finiti in ospedale. Un gruppo di ventenni originari di Scandicci, vicino Firenze, sono stati aggrediti nella notte di sabato fuori da un locale a Varsavia, in Polonia, dove erano andati in vacanza per unirsi a degli amici in Erasmus. Dalle prime ricostruzioni, sembra che i giovani siano stati vittima di uno scambio di persona e che gli aggressori cercassero un gruppo di italiani, ma non loro. Cinque dei sette ragazzi sono rientrati in Italia, due ancora no. Il più grave ha uno zigomo fratturato e una ferita all’orbita oculare che lo costringerà a operarsi. Un altro giovane è invece rimasto sotto osservazione per una possibile emorragia interna all’addome.

La Francia vieta l’ingresso ai tifosi laziali: “Violenti e filo-fascisti”

Questa volta è molto più di una trasferta vietata, come capita di vederne ogni tanto in Italia e all’estero. Giovedì i tifosi della Lazio non potranno andare a vedere la loro squadra a Marsiglia, dove si gioca la quarta giornata dei gironi di Europa League, ma non potranno neanche mettere piede in Francia, come da decreto del ministero dell’Interno d’Oltralpe. Motivo? L’atteggiamento “violento” di alcuni tifosi e i frequenti episodi di apologia “del fascismo e del nazismo”.

Il provvedimento emanato da Parigi vieta dunque “tutti gli spostamenti individuali o collettivi con qualsiasi mezzo, di chiunque si dichiari tifoso della Società Sportiva Lazio, o si comporti come tale, tra i valichi stradali, ferroviari, portuali e aeroportuali francesi e il comune di Marsiglia”. Nel motivare la propria decisione, il ministero ricorda “il comportamento violento di alcuni tifosi” della Lazio, definito “ricorrente intorno agli stadi e nei centri cittadini”. Nel decreto si fa riferimento anche alla “ripetuta esecuzione di canti fascisti e del saluto nazista”. Dura la replica del club laziale: “La decisione non sorprende. A stupire sono le modalità di applicazione dell’ordinanza e le sue ingiustificabili motivazioni: la Lazio non può accettare un’offesa gratuita a tutta la tifoseria e alla società stessa”.

Franco Costantino, capo ultras della Lazio noto come Franchino, ricorda invece un precedente: “La chiusura di Marsiglia ai tifosi della Lazio è dovuta più agli scontri che ci sono stati nel 2018 che non ad altro”. E ancora: “Ormai dare del fascista è un’etichetta che va di moda”. A difendere i laziali c’è anche Paolo Trancassini, presidente del Lazio Club Montecitorio: “Siamo di fronte a un provvedimento inaudito. Chiediamo a tutte le più alte cariche dello Stato, dal presidente della Repubblica Mattarella al premier Draghi di intervenire contro una discriminazione illecita”. Toni simili a quelli usati da Giorgia Meloni: “Il governo si attivi per impedire questa immotivata discriminazione”.

Anguillara, Bolsonaro è cittadino onorario. Oggi a Pistoia con Salvini: la Lega si spacca

La sfilata in Italia di Jair Bolsonaro divide pure la Lega. Ieri il presidente del Brasile ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Anguillara, in provincia di Padova, paese originario dei suoi nonni amministrato oggi dal centrodestra. Come previsto, Bolsonaro è stato accolto da un sit-in di protesta e da cortei sia ad Anguillara che a Padova, dove più tardi il presidente brasiliano ha proseguito la visita (rinunciando però a vedere la Basilica del Santo) e dove gli agenti hanno utilizzato cariche e idranti per disperdere i manifestanti, i cui striscioni suonavano eloquenti: “Fora Bolsonaro!”.

“Sono molto emozionato e credo si veda”, ha detto Bolsonaro. Che però, forse inconsapevolmente, ha finito anche per allargare la solita crepa dentro la Lega, con la parte più moderata del partito che si è defilata rispetto alla grande accoglienza per lui. Lo dimostra il fatto che ieri il governatore del Veneto Luca Zaia non abbia partecipato alla cerimonia in programma, così come ad Anguillara non si è visto Mario Conte, sindaco di Treviso e presidente di Anci Veneto.

Due assenze che si notano anche solo per contrasto rispetto a quanto accadrà oggi, quando ad accompagnare Bolsonaro a Pistoia – luogo di memoria per i caduti brasiliani durante la Seconda guerra mondiale – ci sarà il leader della Lega Matteo Salvini.

Circostanza che ha già fatto infuriare la Diocesi della città, che in un comunicato ha ricordato come “la commemorazione dei defunti non può e non dove essere oggetto di odiose strumentalizzazioni da parte della politica”.

Qui come in Veneto, però, molti dei leghisti locali preferiranno disertare l’appuntamento, senza dimenticare la già annunciata protesta di diverse associazioni di sinistra che si dicono “disgustate dal carattere dittatoriale del governo Bolsonaro”. E non ci sarà neppure Alessandro Tomasi, sindaco FdI di Pistoia. Conscio dei malumori tra i suoi, Salvini ha allora preferito “annacquare” l’omaggio al presidente brasiliano inserendo l’appuntamento all’interno di un mini-tour a Pistoia che porterà il leader del Carroccio a inaugurare, in tarda mattinata, la nuova sede del partito nella città toscana. A quell’ora Bolsonaro sarà già di partenza verso casa, senza far tappa alla Cop26 sul clima in corso a Glasgow.

Duplice omicidio a Ercolano: resta in cella Palumbo

Resta in carcere Vincenzo Palumbo, il camionista che nella notte del 29 ottobre ha ucciso a Ercolano due ragazzi incensurati di 26 e 27 anni, Giuseppe Fusella e Tullio Pagliaro. Li aveva scambiati per ladri nei pressi della sua villetta ed ha esploso 11 colpi di Beretta contro la Panda nella quale erano a bordo. Il Gip ha emesso una ordinanza di custodia cautelare ritenendo “consolidato” il quadro probatorio presentato dai pm di Napoli e dai carabinieri. Dal quale si è appreso che, contrariamente a quanto riferito da Palumbo che diceva di essersi svegliato per il rumore dell’antifurto, quella notte l’allarme – che si attiva solo se ci si avvicina alla porta o alla finestra – non scattò, ma fu disattivato dalla moglie del camionista. Palumbo attese 26 minuti prima di chiamare i carabinieri del 112. Ai quali disse nell’immediatezza che aveva visto i ladri “scappare tra le campagne”.

Tra i testi sentiti, uno ha raccontato che Palumbo in passato avrebbe intimato ad alcuni ciclisti di non passare sotto casa sua “minacciandoli con un fucile da caccia”. Secondo il giudice l’uomo era “carico di rabbia” per un furto subito a settembre, un dato “che si aggiunge ai gravissimi indizi a suo carico, dovendosi escludere qualsiasi intento di difesa nello scagliare 11 proiettili contro un’autovettura già messa in fuga”. Palumbo ha detto di aver “sparato nel buio”. Ma secondo il giudice l’auto coi fari accesi era visibile e lui, abile tiratore con il porto d’armi che sparava da pochi metri, non avrebbe avuto difficoltà a centrare il bersaglio.

Rave a Nichelino, Lega: “Lamorgese riferisca in Aula”

La Polizia identifica migliaia di giovani – si stimano almeno 6 mila partecipanti – e le auto lentamente lasciano il capannone fuori Torino diventato teatro di un rave party. E ancora una volta, come già successo qualche mese fa per un analogo evento a Viterbo, il centrodestra accusa la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese di non aver saputo garantire l’ordine pubblico.

“Dopo Viterbo e l’assalto alla Cgil, ieri un altro rave abusivo alle porte di Torino ha generato gli ennesimi episodi di violenza – accusa il capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari – Chiediamo che Lamorgese venga a riferire in Aula perché è evidente che esiste un problema di gestione dell’ordine pubblico”. Dura anche FdI, che parla di “vergogna”.

Durante tutta la durata del rave, iniziato sabato, le forze dell’ordine hanno preferito non sgomberare i diecimila metri quadrati di terreno luogo del rave, limitandosi a creare un cordone intorno al capannone per scoraggiare l’arrivo di nuove persone.

Banchi a rotelle al macero: indaga la Corte dei Conti. L’ex preside: “Perché mai usati?”

Non c’è pace per gli ormai famosi banchi a rotelle. L’immagine delle sedute innovative del liceo “Benedetti Tommaseo” di Venezia accatastate su un’imbarcazione con destinazione discarica ha indignato tanti, in primis Lucia Azzolina che ha chiesto alla Corte dei Conti di intervenire nei confronti della preside Stefania Nociti. E il procuratore della Corte dei Conti di Venezia, Paolo Evangelista, conferma alla Rai di essersi già mosso, aprendo un’istruttoria in merito.

Da giorni sotto il campanile di San Marco non si parla d’altro che dei banchi buttati via senza pensare a un loro possibile riutilizzo. Il caso è arrivato persino in Parlamento e in viale Trastevere scatenando una guerra politica tra il sottosegretario all’Istruzione Rossano Sasso (Lega) e l’ex ministra che è pronta a presentare un’interrogazione al suo successore Patrizio Bianchi.

Il leghista, nei giorni scorsi, ha attaccato la deputata dei 5 Stelle: “Quei banchi sono il simbolo di una stagione che per fortuna non c’è più. La Lega è al governo per portare a casa risultati e per evitare che Pd e M5S possano fare disastri”. Pronta la risposta della Azzolina: “Sono io ad essere molto arrabbiata per quell’immagine di spreco. Va fatta chiarezza. I banchi sono stati distribuiti su richiesta delle scuole. Lo spiego per l’ennesima volta a chi vuol capire, non certo ai vari FdI, Lega e Iv che in queste ore vogliono solo far polemica. Spero che dietro non ci sia la politica. Spero che chi ha commesso questo errore non sia stato consigliato da chi aveva interesse a fare l’ennesima polemica. Qualche legittimo dubbio ce l’ho”.

Un sospetto che in queste ore avrebbe trovato conferma su Facebook, dove la dirigente Stefania Nociti in passato ha pubblicato commenti sulla pagina social di Forza Italia facendo gli auguri a Silvio Berlusconi. Sempre sui social, Sasso ha difeso la preside: “Da prime sommarie informazioni pare che la scuola abbia provato a regalarli, ma nessuno li ha accettati e poiché occupavano spazi inutili era necessario disfarsene”. Una versione che non trova riscontri nelle parole dell’ex preside Concetta Franco, che su La Nuova di Venezia e Mestre ha chiarito la sua posizione: “Avevo chiesto i banchi perché essendo molto piccoli mi sembravano più adatti per far rispettare le distanze tra i ragazzi. Non capisco proprio perché non siano mai stati utilizzati”.

Poche idee e confuse: “Per tutti”, “Valuteremo”

È difficile per chiunque orientarsi nel dibattito in corso sulla terza dose del vaccino dal momento che, anche a distanza di poco tempo, la comunità scientifica, le autorità sanitarie e politiche preposte a prendere le decisioni in merito hanno dichiarato tutto e il contrario di tutto. Neppure un mese fa, ad esempio, l’agenzia del farmaco europea Ema ha stabilito che la terza dose può “essere presa in considerazione almeno sei mesi dopo la seconda dose per le persone di età pari o superiore a 18 anni”. Nello stesso giorno, era il 4 ottobre, l’ospedale Santa Lucia Irccs di Roma rendeva pubblici i risultati di uno studio del proprio laboratorio di Neuroimmunologia: “La terza dose di vaccino anti-Covid potrebbe non essere necessaria per i sani”, perché “la seconda dose di vaccino, dimostra lo studio, non produce soltanto gli anticorpi ma anche una memoria immunologica in grado di proteggere a distanza di mesi la persona”.

A fine agosto Gianni Rezza, direttore generale del dipartimento Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, scrive sul Corriere della sera: “Ci si interroga sulla possibilità di somministrare una terza dose. Per sciogliere questo nodo è necessario rispondere ad alcuni quesiti di carattere scientifico: quanto dura l’immunità conferita dai vaccini; quale ruolo giocano le varianti nel ridurre l’efficacia e la durata della protezione; sarà possibile raggiungere la cosiddetta immunità di gregge o di comunità? (…) Al primo quesito non sappiamo ancora del tutto rispondere, sembra però che, anche se gli anticorpi neutralizzanti tendono a scendere nel corso del tempo, le risposte cellulari e la memoria dell’incontro con l’antigene virale persistano più a lungo di quanto si pensasse. Naturalmente esiste la variabilità individuale”. Il primo ottobre Rezza ha confermato che “la terza dose non sarà per tutti”.

Dichiara l’opposto però, il 22 ottobre in un’intervista al Messaggero, Walter Ricciardi, che del ministero della Salute è consigliere: “Sono convinto che andremo a somministrare la terza dose a tutte le fasce di popolazione. Dopo sei mesi dalla seconda per chi è stato immunizzato con vaccini mRna, dopo due mesi per chi è stato protetto con un’unica iniezione di Johnson&Johnson, almeno questa è l’indicazione di Fda, l’agenzia americana”.

Il giorno prima che si pronunciasse l’Ema, il 3 ottobre, il generale Francesco Paolo Figliuolo, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa ha proclamato fiero: “Abbiamo la macchina rombante, dobbiamo far salire l’equipaggio a bordo. Domani si riunisce l’Ema e dirà qualcosa sula terza dose e poi l’Aifa a brevissimo dirà la sua. Noi siamo pronti”.

Ieri irrompe nel dibattito anche Alessio D’Amato, assessore alla Sanità nel Lazio, e le certezze vacillano di nuovo: “La nostra linea è quella di iniettare dopo 180 giorni la terza dose a tutti i cittadini”. E il ministro Roberto Speranza spiega: “Valuteremo con tutta la comunità scientifica”. D’altra parte il 25 ottobre il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro aveva definito “scenario verosimile” una terza dose per tutti. E il viceministro Pierpaolo Sileri conferma: “Una terza dose sarà verosimilmente necessaria per tutti”.