“In questi cinque anni abbiamo lavorato senza soste e rimesso le cose in ordine. Abbiamo dimostrato che è possibile tagliare sprechi e privilegi e nello stesso tempo aumentare i servizi. Ora possiamo, anzi dobbiamo vincere nuove sfide”.
Nicola Zingaretti (Pd) si ricandida alla guida della Regione Lazio
Frastornati e infastiditi dalle promesse mirabolanti della politica elettorale, siamo convinti che a noi abitanti di Roma e del Lazio (ma il discorso riguarda la nazione intera) sarebbe sufficiente sapere che le non molte istituzioni efficienti, davvero al servizio del pubblico, continueranno a funzionare e non saranno smantellate o svendute. Eppure questo programma minimo di sopravvivenza civile certe volte sembra una montagna da scalare tra mille difficoltà. Parliamo, per esempio, della Fondazione S. Lucia, ovvero dell’eccellenza sanitaria nel campo della neuroriabilitazione. Possono testimoniarlo le migliaia di pazienti che, spesso vittime di traumi gravissimi o di patologie invalidanti, hanno ricevuto le cure più appropriate, grazie anche a un centro di ricerca all’avanguardia. Non stiamo esagerando visto che nel settembre scorso, con una delle sue famose improvvisate, papa Francesco è venuto a conoscere con i propri occhi cos’è la misericordia, quando ogni giorno deve misurarsi con la sofferenza e con la guarigione. E, lo sappiamo, Bergoglio non si muove a caso. Eppure, questa struttura che dovrebbe rappresentare l’orgoglio della politica di qualsiasi colore, da anni vive sull’orlo del precipizio a causa di un gigantesco e infinito contenzioso con la Regione Lazio, tanto che alla fine di ogni mese la Fondazione non sa se potrà pagare gli stipendi ai 900 dipendenti e collaboratori. Una vergogna. È a questa spada di Damocle sul S. Lucia che il presidente Zingaretti allude quando dice “abbiamo rimesso le cose in ordine”? E nel caso di sua rielezione le “nuove sfide da vincere” sono quelle che secondo voci ricorrenti, speriamo infondate, prevedono che la struttura una volta strangolata verrà data in pasto agli squali (anzi squalucci) che imperversano nella sanità privata? Terremo gli occhi aperti. Del resto, allargando il tema a quello più generale della disabilità, Zingaretti e gli altri candidati alla Regione, dalla Lombardi a Parisi, farebbero cosa buona e giusta se s’impegnassero, e non soltanto a parole, per risolvere problemi dell’accessibilità. Sottraggano qualche minuto ai loro imperdibili comizi e ascoltino chi dà voce con competenza ed esperienza al numero incalcolabile di persone non autosufficienti che nella loro già non facile esistenza sono costrette ad affrontare giorno dopo giorno ostacoli spesso insormontabili. Leggi vigenti sugli standard abitativi del tutto inapplicate e sostituite dalle “autocertificazioni” dei progettisti, per i quali naturalmente è sempre tutto a posto. Per non parlare di un sistema dei trasporti a Roma che rende mobilità una parola senza senso. Ascoltino l’architetto Fabrizio Vescovo che a questi problemi ha dedicato una vita. Zingaretti e competitors non ne facciano la solita questione di competenze ma si adoperino una volta eletti a cercare una collaborazione con la giunta Raggi (e viceversa), senza stupide gelosie. E se non vogliono ascoltare la loro coscienza, diano retta almeno al cinismo della politica: anche i malati e i disabili votano.