Per ogni giovane o anziano che riesce a mettere in fuga un imbroglione che si spaccia per un addetto del gas o della luce, ci sono decine di persone che ogni giorno cadono vittime della truffa del contatore. La frequenza di questo subdolo raggiro è pressoché esponenziale. Va più veloce delle campagne di sensibilizzazione che le forze dell’ordine e le compagnie elettriche e del gas mettono in atto per tenere sempre alta l’allerta della popolazione. Eppure, nonostante non ci siano mezzi sofisticati o ipertecnologici utilizzati dai truffatori, i casi si susseguono perché sono decine le sfaccettature con cui vengono raggirate le vittime.
Giornata normale, normalissima. Il campanello suona. Elisabetta, 22 anni, calabrese che vive a Bologna dove frequenta l’università, va allo spioncino della porta e vede un uomo in giacca e cravatta. “Chiedo chi è e mi risponde che è un incaricato del servizio elettrico che deve verificare la lettura dei numeri. E mi mostra un tesserino plastificato con il logo del mio gestore. Mi viene spontaneo aprirgli – racconta la studentessa – e lo porto in cucina dove c’è la cassetta con il contatore. L’uomo è molto affabile e mi comincia a fare un po’ di domande: quante persone vivono in casa con me, quanto paghiamo e quanti elettrodomestici, televisori e pc abbiamo in casa perché, mi sottolinea con un tono quasi paterno, le spese per le bollette sono sempre altissime e i soldi non ci sono quasi mai per le nostre famiglie che fanno tanti sacrifici per mantenerci”. Insomma, il più della truffa messa in atto da quell’agente di vendita, e non “incaricato” dalla compagnia elettrica, è fatta: parlando di aggiornamento del contatore, verifica lettura, rimozione delle tasse dalla bolletta, comunicato da prendere in visione o altri argomenti, l’uomo è riuscito a far cambiare fornitura al cliente strappandolo letteralmente alle altre compagnie. È la guerra del libero mercato, bellezza.
Si tratta, in particolare, di venditori porta a porta che prendono dalle società di fornitura elettrica circa 30 euro a contratto. Non molto. Tanto che per guadagnare uno stipendio decente devono ripetere questa farsa decine di volte e quando dall’altra parte trovano una vittima riottosa diventano aggressivi e cercano in tutti i modi di concludere e ottenere il codice Pod e Pdr. Si tratta, cioè, di dati che possono essere paragonati a dei codici fiscali, rispettivamente del gas e della luce, e che sono di fondamentale importanza per poter cambiare fornitore. Così, una volta ottenuti, se il venditore è in malafede può compilare il nuovo contratto con i dati anagrafici e falsificare la firma senza che l’ignaro cliente ne sappia niente, fino a quando non riceve la prima bolletta del nuovo gestore. Com’è accaduto a Elisabetta, che si è vista addebitare un importo quasi triplo rispetto ai suoi normali consumi senza sapere con chi protestare. Poi c’è anche il caso di Salvatore: da alcuni improvvisi distacchi della luce, si accorge che il contatore gli è stato depotenziato. Decide di protestare con il proprio gestore, ma scopre che risulta cliente di un altro fornitore. Da qui, non solo scatta la beffa di dover pagare bollette senza aver mai cambiato operatore, ma anche di avviare una trafila amministrativa per poter tornare con il vecchio gestore, pagando le spese di competenza.
In questi casi, la regola aurea da seguire è denunciare l’accaduto e avvalersi del diritto di ripensamento che consente di invalidare il contratto se si agisce entro 10 giorni dal ricevimento del contratto cartaceo. Se, invece, è passato il periodo di recesso, in qualsiasi momento si può tornare al vecchio fornitore o cercarne uno nuovo: sarà la nuova società a comunicare il cambio.
C’è, però, a chi va peggio: quando la truffa non c’entra con i contratti di luce e gas, ma è solo il cavallo di Troia per entrare in casa delle persone anziane e derubarle. “‘Sono del gas. Devo controllare i consumi’, mi ha detto questo uomo che ho visto dallo spioncino. Aveva una giacca blu, di quelle tipiche e aveva il cartellino di riconoscimento. Io – singhiozza la signora Imma, una bisnonna di 87 anni che vive a Piacenza – mi sono fidata e l’ho fatto salire, perché da un paio di giorni era appeso un cartello sul portone del palazzo in cui c’era scritto che sarebbero passati dei tecnici per fare delle verifiche”. Poi, una volta nell’appartamento il delinquente ha chiesto a Imma di darle tutto quello che aveva, rovistando nei cassetti in cerca di soldi o monili d’oro.
“Purtroppo, le persone anziane continuano ad avere la brutta abitudine di nascondere i soldi in casa”, spiega Sarah Scola, vicequestore aggiunto della Polizia. Che non smette di ricordare: “Non bisogna aprire mai la porta agli sconosciuti. Prima di far entrare un tecnico a controllare i contatori, è meglio chiamare il call center del gestore per avere la conferma dell’ispezione”.
In questo caso c’è un’unica arma a disposizione per difendersi: i tecnici e i rappresentanti dei gestori hanno sempre il cartellino di riconoscimento e il cliente deve chiedere che venga esibito, senza accettare scuse. Tesserino che ha sempre foto e dati per l’identificazione. Le verifiche dei contatori, invece, vengono effettuate periodicamente ma a distanza per garantirne il corretto funzionamento.
Ultima truffa in ordine di tempo che si sta diffondendo è quella che riguarda la richiesta di finte letture dei contatori gas per rubare i dati personali dei clienti. Lo schema è semplicissimo: si riceve su Whatsapp un messaggio che invita l’utente a inviare una foto del proprio contatore per rimediare a una mancanza di lettura dei consumi. Il problema è che il numero da cui partono questi messaggi non è di nessun operatore. Il trucchetto serve solo a mettere le mani sui dati personali, come appunto il recapito telefonico, che potrà essere rivenduto ai call center o utilizzato per altre truffe, come quella degli squillini telefonici che servono solo a svuotare il credito.