Dopo la consegna dell’avviso di garanzia e delle perquisizioni nella sua abitazione e nei suoi uffici, Filippo Caracciolo, assessore all’Ambiente della Regione Puglia, ha rassegnato le sue dimissioni dalla Giunta guidata da Michele Emiliano. Ma adesso le accuse di corruzione e turbativa d’asta rischiano di influire pesantemente sulla campagna elettorale, visto che Caracciolo è candidato uninominale nel collegio Puglia 4 (Barletta, Andria, Canosa Trani) con il Partito democratico. Caracciolo è considerato una potente macchina da preferenze, tanto da essere utilizzato in un collegio senza paracadute e considerato dai sondaggi in bilico tra centrodestra e M5S.
L’indagine a suo carico ruota intorno all’appalto di 5,7 milioni di euro per la costruzione di una scuola a Corato (Bari) e svela però in parte quel sistema di potere pugliese per la suddivisione degli appalti pubblici nei territori. Solo pochi giorni fa, domenica, il candidato Caracciolo aveva incontrato diverse associazioni nel territorio per chiedere sostegno elettorale. È noto in tutto il mondo politico come un caterpillar dei consensi, perché utilizza i vecchi sistemi: incontra gli imprenditori titolari di grande commesse, imprese di piccolo taglio con parecchi addetti, associazioni di categoria. Insomma un politico instancabile e capace di convincere, anche perché nella sua città, Barletta, molti devono la propria collocazione lavorativa nella Barsa (l’azienda pubblica dei rifiuti), proprio a “Filippo”, come lo chiamano dalle sue parti.
Le indagini, e i capi di imputazione contestati a Caracciolo di corruzione e turbativa d’asta, lasciano trasparire uno schema corruttivo che viene confermato e ripetuto negli appalti pubblici del territorio. Per pilotare la gara avrebbe immesso alla presidenza della commissione giudicatrice un proprio uomo, l’ingegner Donato Lamacchia, dirigente dei lavori pubblici nel comune di Barletta. A Lamacchia sarebbe poi stata promessa la promozione all’ARPA, l’agenzia regionale che poi sarebbe stata alle dirette dipendenze dell’Assessore regionale all’Ambiente.
Attualmente, a dirigere l’agenzia ARPA c’è proprio un altro amico di Caracciolo che prima, era stato nominato dalla Regione nell’ARCA di Lecce come commissario straordinario. Insomma lo stesso esercito che si ritrova spostato d’ufficio a seconda delle destinazioni politiche del capo.
L’avvocato di Caracciolo, auspicando che “la vicenda si chiarisca in fretta perché la campagna elettorale è brevissima”, ha sostenuto che “l’inchiesta non può essere gestita dalla procura di Bari, perché per i reati commessi a Corato è competente il Tribunale di Trani”.
“Peggio ancora”, affermano i rappresentanti del Pd locale, perché oltre a Caracciolo alla Camera è candidata al Senato la presidente del Pd Puglia Assuntela Messina: capolista nel collegio dove fino a pochi mesi fa esercitava suo fratello Francesco, quale Gip del Tribunale di Trani.