Cincinnati
Un tribunale federale in difesa degli ippopotami di Escobar: “Sono persone”
Importante notizia dagli Stati Uniti: una corte federale di Cincinnati ha riconosciuto la personalità giuridica degli ippopotami di Pablo Escobar, il sanguinario e leggendario narcotrafficante colombiano. Gli ippopotami, che Escobar allevava per diletto e deliri di onnipotenza, hanno diritti da tutelare. Lo racconta il Corriere della Sera: “C’è un giudice a Cincinnati, nell’Ohio, che ha stabilito che gli ippopotami di Pablo Escobar hanno lo status di ‘persone’ e che quindi, prima di essere castrati o uccisi come vorrebbe il governo colombiano, devono essere trattati con il rispetto che il signore dei narcos non ha mai usato per gli esseri umani”. Gli ippopotami in origine erano due (il re della coca li teneva in una delle sue tenute insieme a leoni e giraffe). Nel tempo si sono moltiplicati e sono diventati una colonia senza controllo da 80 esemplari, che prospera negli acquitrini della Hacienda Na’ Poles. Pare siano un serio problema per la biodiversità dell’area, ma guai a toccarli: sono persone anche loro.
Covid
I green pass a nome di Adolf Hitler e di Topolino funzionano: “Certificazione valida in Italia e in Europa”
Il green pass è funzionante, se lo si passa sotto lo scan compare la spuntina verde e la dicitura “Certificazione valida in Italia e in Europa”. Il titolare però ha un nome sinistro: Hitler Adolf, nato il primo gennaio 1930. La data è di fantasia, il nome è ovviamente uno scherzo di dubbio gusto, ma il green pass del fuhrer esiste davvero (è stato disattivato solo mercoledì) e la sua immagine ha fatto il giro della rete. Chiunque volesse mettere in luce le falle nel funzionamento del sistema di verifica, c’è riuscito alla grande. Qualche giorno dopo è spuntato anche il green pass di Topolino. La situazione è disperata, ma non è seria, come si dice in questi casi. Lo spiega il Post: “Significa che qualcuno è riuscito a generare un green pass evidentemente falso, ma riconosciuto dalle app di verifica. Al momento non è semplice capire cosa sia successo, individuare le cause del problema e soprattutto valutare come ne esca l’intera procedura di generazione europea dei green pass in termini di affidabilità”.
Roma
Armato di coltello rapina la stessa cornetteria per tre volte in tre giorni: arrestato un ventiduenne
Una triste storia di incredibile accanimento microcriminale: un giovane romano ha rapinato per tre volte di fila in tre giorni consecutivi lo stesso bar del Quarticciolo, quartiere della periferia capitolina. Un coltello, poca fantasia o forse tanta pigrizia: tre volte lo stessa operazione. La notizia è di Roma Today: “È accusato di aver messo a segno quattro rapine, tra il 12 e il 16 settembre scorsi. La prima, ai danni di una donna romana di 47 anni a cui avrebbe rubato la borsa dopo averla minacciata con un coltello mentre stava passeggiando in strada. Le altre, ben 3, tutte ai danni della stessa cornetteria di via Manduria, zona Quarticciolo. Nel locale, il giovane avrebbe consumato cibi e bevande, poi si sarebbe rifiutato di pagare e, alle rimostranze dei dipendenti, li avrebbe minacciati con un coltello per poi darsi alla fuga. Dopo indagini e accertamenti (…) i carabinieri della di Tor Tre Teste hanno stretto il cerchio intorno al presunto responsabile, un 22enne romano con precedenti”.
La Stampa
“Morti di selfie”: negli ultimi 14 anni ben 379 persone ci hanno lasciato le penne col telefono in mano
Il titolo della settimana è quello della Stampa di giovedì, in pagina 19. L’argomento è serio ma il titolista è sbarazzino e apodittico: “Morti di selfie”. Punto. Occhiello: “Derive tecnologiche”. Catenaccio: “Autoscatti fatali”. Il pezzo, si è capito, passa in rassegna le storie delle persone che ci lasciano le penne mentre armeggiano col cellulare in mano, per cazzeggiare o per scattarsi una fotografia particolarmente pericolosa e inopportuna: sono 379 negli ultimi 14 anni, dal primo gennaio 2008 allo stesso giorno del 2021. “C’è almeno un grosso discrimine tra di loro”, leggiamo. “C’è chi è morto per farsene uno (di selfie, ndr), e questo dice qualcosa sul senso dell’impresa, oggi, e del modo in cui è slegata dall’avventura, e c’è chi è morto facendosene uno”. L’argomento è raffinato e affascinante ma onestamente il discrimine sfugge: sono o non sono entrambi “morti di selfie”?
Georgia
Una coppia di milionari fa mettere al mondo 21 figli in 16 mesi con la maternità surrogata. Costo: 168mila dollari
Ventuno figli, tutti procreati con la maternità surrogata nell’arco di un anno e mezzo. E poi, a cascata: 16 tate assunte a tempo pieno, un investimento (solo per la fecondazione) di 168mila euro. È la famiglia più grande del mondo, o almeno la più grande di cui si abbia notizia. Sicuramente la più strana. L’ha raccontata il sito Today, riprendendo una notizia del Sun: “Kristina e Galip Ozturk sono una coppia che vive in Georgia. Kristina ha 24 anni, il marito, businessman milionario, 57, e hanno speso una cifra che si aggira intorno a 168mila euro per avere un gran numero di figli con la maternità surrogata tra il marzo 2020 e il luglio 2021. In totale, 21 bambini tra i quindici e i tre mesi. Kristina, russa di origini, spende l’equivalente di circa 82mila euro all’anno per pagare 16 tate, baby sitter che si sono trasferite nella casa della coppia, e che lavorano per garantire la propria presenza 24 ore su 24. La coppia vive anche con alcuni dei figli avuti da relazioni precedenti”. Chissà che macello ricordarsi tutti i compleanni.
Pesaro
La pubblicità che smentisce se stessa: “Stai sereno! Al diploma ti accompagnamo noi”
Pubblicità: come sbagliarla male. Un istituto in stile Cepu, che promette di aiutare gli studenti a diplomarsi, si promuove con un ignobile strafalcione ortografico. Purché se ne parli? Marketing meta-ironico? Nel dubbio, a Pesaro è comparso questo cartellone pubblicitario: “Stai sereno! Al diploma ti accompagnamo noi”. (Se non siete in grado di individuare l’errore, passate oltre e facciamo finta di nulla). Se n’è accorto Il Resto del Carlino: “Così un istituto d’istruzione privato lancia la sua campagna pubblicitaria, e lo fa attraverso un grande manifesto affisso nella zona del campus. Ma c’è un refuso, un errore grammaticale di cui si sono accorti in diversi”. Per alcuni è una strategia di marketing, altri hanno sottolineato la bizzarria di un istituto di sostegno allo studio che non è in grado di declinare il verbo “accompagnare”. Il sito della Treccani, seppur con una certa riluttanza, è indulgente: “La grafia accompagnamo è sconsigliabile, anche se è molto diffusa, non soltanto nei temi scolastici, ma anche nei giornali e in rete”.
Colorado
L’escursionista disperso non risponde ai suoi soccorritori: “Numero privato, pensavo fosse un call center”
Storie che commuovono: un escursionista disperso da 24 ore durante una passeggiata in montagna ha rifiutato le chiamate dei soccorritori perché pensava fossero i soliti scocciatori dei call center commerciali. Una perla finita sulle colonne del Guardian: “Si è perso per 24 ore durante un’escursione in montagna e ha ignorato le telefonate dei soccorsi perchè ‘provenivano da un numero sconosciuto’”. Succede in Colorado, Stati Uniti: un’escursionista fa perdere le sue tracce in uno dei percorsi di montagna più insidiosi della zona. Dopo la segnalazione le squadre di soccorso si mettono al lavoro e provano con insistenza a contattare l’uomo al suo numero di telefono. Ma lui, vedendo il numero privato, e ritenendo di avere problemi molto più seri della solita pubblicità inutile, le rifiutava tutte: “I ripetuti tentativi di contattare l’uomo tramite chiamate, sms e messaggi in segreteria sono stati ignorati”. Alla fine questo eroe contemporaneo è riuscito a tornare a casa da solo alle 7 del mattino.