L’Italia ripudia la guerra. Ma l’art. 11 non viene rispettato
Mercoledì scorso si è tenuto a Milano, in sala Alessi del Comune, un convegno sulla “Attualità della Costituzione Repubblicana”, in cui sono stati trattati alcuni articoli da parte di relatori eccellenti. Tra questi Gino Strada che ha parlato del fondamentale articolo 11, quello che cita: “l’Italia ripudia la guerra”. Il convegno era stato ideato per festeggiare il compleanno della Costituzione: ben 70 anni! Costituzione sana, robusta e più viva che mai, nonostante i numerosi attacchi cui è stata sottoposta, non ultimo quello del referendum del 4 dicembre 2016 che ha visto l’ANPI e Libertà e Giustizia, di cui faccio parte, schierati in prima linea nella sua difesa. Dal convegno è emerso chiaramente che purtroppo la Costituzione ancora oggi non viene applicata, in particolare rimane inascoltato l’art. 11. L’Italia continua a bombardare, a portare guerre contro popolazioni inermi che non ci hanno mai fatto nulla di male. La colpa però non è certo della Costituzione, lei permane in tutta la sua grandiosità e continua ad essere attuale e più viva che mai. Se non viene rispettata, la responsabilità è solo dei politici e delle persone che continuano a votarli anche se hanno dimostrato di non volerla applicare e non promettono di ripudiare la guerra. Un invito ai leader dei partiti: intendete applicare la Costituzione? Intendete attuare l’articolo 11 della Costituzione, realizzando l’invito a ripudiare la guerra? Ecco, al posto di continuare a promettere ciò che è improponibile, perché non promettete di mettere finalmente in pratica i vari articoli della Costituzione che era stata definita la “più bella del mondo”?
Albarosa Raimondi
libertà e giustizia
Quanti altri ragazzi potrebbero perdersi?
Non sono buonista e non giustifico né ho in simpatia lo sparatorie folle, ma mi fa una gran pena, questo sì. Come chissà quanti altri giovani questo ventottenne senza famiglia e istruzione, senza presente e senza futuro ha cercato sollievo al proprio orribile disagio cercando risposte e trovandole nei posti sbagliati dove non ha trovato salvezza ma si è perduto. Quanti saranno nelle sue stesse condizioni? Giustamente andrà in galera e pagherà per la sua stupidità e per il suo atto da delinquente, spero trovi la forza di pentirsi e di rinascere, ma, ripeto, quanti giovani nelle sue stesse condizioni ci sono in Italia? Chi se ne occupa? Di chi è la colpa di tutto questo? Non della immigrazione clandestina o altre stupidaggini del genere ma di chi ha lasciato i giovani abbandonati a se stessi a sopportare disagi indescrivibili Facciamo un’analisi seria e diamoci una risposta se ancora ci riusciamo, ma dubito che siamo in grado di farlo.
Paola Zucca
DIRITTO DI REPLICA
Caro Antonio Massari, in merito al suo commento (sull’edizione di sabato) alla replica di questo Ufficio stampa che, a sua volta, replicava a un suo commento ad una lettera di rettifica del ministro Lotti, si precisa quanto segue:
1- Ricordiamo per la seconda volta che l’art 8 della legge 47 del 1948 – da lei più volte citato ma non applicato in questo caso dal suo giornale – impone di pubblicare le rettifiche, si legge nel testo, “nella stessa pagina che ha riportato la notizia cui si riferisce”. Dunque, visto che il suo articolo era in prima pagina la rettifica andava messa in prima pagina e non a pagina 12. Lei, poi, dice di avere “scarsa memoria di rettifiche in prima pagina”: vero, come è vero però che la legge lo impone. Possiamo dire che avete disatteso la legge e rispettato una pessima abitudine.
2- Il fatto che le rettifiche vengano pubblicate entro 24 ore nel 99,9% dei casi è cosa nota, diciamo che lo sanno tutti gli addetti ai lavori del mondo del giornalismo. Tutti tranne voi, evidentemente. Ne prendiamo atto. Poi, come purtroppo spesso accade, senza alcun riscontro oggettivo alludete che quel “99,9%” sia un dato inesatto: bene, ma siete voi a dover provare che noi siamo nell’errore, e non noi a dimostrare di non aver sbagliato. Un po’ di garantismo anche in questi casi non guasterebbe.
Ufficio stampa ministro Lotti
Egregio ufficio stampa del ministro, egregio ministro, replico alla replica della replica sulla replica alla vostra rettifica, ricordando che non trattavasi di rettifica, poiché nulla dell’articolo scritto è stato da voi smentito. Riguardo la tempistica della pubblicazione: prima ci accusate di violazione della deontologia; poi, lette le norme, derubricate la questione a criterio casistico (il 99,9 per cento dei casi); infine, quando vi chiediamo la fonte del dato da voi fornito (il 99,9 per cento), ritirate su un “lo sanno tutti”. Il tutto si commenta da sé. In prima pagina, peraltro, non c’era un articolo ma un richiamo (si chiamano richiami in prima). Quindi, l’idea di pubblicare la “non rettifica” in prima pagina, è priva di senso. Spero che la questione sia chiusa – avrei anche altro da fare – ma, se proprio vuole un amico di penna, scriva ad antoniomassari@gmail.com, vedremo che si può fare.
Antonio Massari