Colonnine pubblicitarie con videocamera, registrazioni obbligatorie sui siti, automobili connesse a sensori sparsi in tutta Europa: siamo monitorati a ogni passo, profilati e, spesso, venduti al mercato delle pubblicità e alla fiera dell’efficienza tecnologica. Mercato che continua a crescere: solo in Europa, si prevede un valore di oltre 100 miliardi di euro nel 2020.
Lo spot guardone.A Milano, fermarsi di fronte a una delle colonnine (totem) che trasmettono messaggi pubblicitari in stazione significa cedere alla telecamera installata su di esso i seguenti dati: data e ora in cui lo abbiamo osservato, durata, sesso, fascia d’età, distanza e stima dell’espressione facciale, da felice a triste. Una scansione che il garante della Privacy ha ritenuto ammissibile a patto che i viaggiatori siano informati.
Scansione.In questi sistemi (più di 500 installati dalla Dialogica Srl, con raccolta e analisi informazioni tramite la Quividi s.a.s ma al servizio di Grandi Stazioni, unico titolare dei diritti sugli spazi pubblicitari) la memorizzazione è cifrata e resta sul dispositivo per qualche decimo di secondo. “La presenza di un volto verrebbe rilevata attraverso algoritmi di face detection e non di face recognition – si legge sull’istruttoria – che consentirebbero quindi di rilevare (genericamente) la presenza di un volto umano senza però identificarlo attraverso caratteristiche biometriche specifiche”.
Trattamento.Il trattamento di dati personali, però, c’è, anche se con finalità statistiche. Un anno fa il garante italiano, Antonello Soro, aveva messo in guardia sull’uso dei big data a fini scientifici e statistici: “Ci deve preoccupare anche il potenziale discriminatorio che dal loro utilizzo, anche rispetto a dati non identificativi o aggregati, può nascere per effetto di profilazioni sempre più puntuali ed analitiche: un gioco che finisce per annullare l’unicità della persona e il suo valore”.
Siamo schedati. La profilazione riceve input da ogni parte. “L’acquisizione dell’informazione richiede l’abilità di catturare i dati, computarli, ovvero effettuare elaborazioni, e comunicare i risultati – si legge in uno studio ITMedia Consulting/Bocconi – Il costo dell’informazione può essere attribuito al costo di queste 3 C”. Che è minimo. “Grazie allo sviluppo di internet, il costo della trasmissione dei dati si è ridotto drasticamente – si legge ancora – La raccolta dei dati, che fino a poco tempo fa sembrava essere l’ultima barriera da superare, oggi viene eliminata grazie alla digitalizzazione di ogni oggetto”.
Oggetti spia.Nell’ultima rilevazione dei Garanti della privacy Ue (Global Privacy Enforcement Network), su oltre 300 dispositivi connessi a Internet, dagli orologi ai contatori, fino ai termostati di ultima generazione, più del 60% non è risultato in regola. Il 59% non offre informazioni adeguate sulla raccolta, l’uso e la comunicazione a terzi dei dati. Il 68% sulla conservazione, il 72% non spiega come cancellarli, il 38% non fornisce assistenza.
Online.Sempre Italia: per mesi il sito di una famosa azienda di divani ha registrato gli indirizzi degli utenti, costringendoli a registrarsi e a cedere i dati per poter navigare. Impossibile fare nulla senza accettare i termini e le condizioni. Altrimenti, si legge nell’istruttoria del Garante “il cliente non avrebbe potuto registrarsi e quindi fruire delle funzionalità compreso l’acquisto di prodotti”. Uno studio di Princeton, a inizio gennaio ha mostrato la lista di 1.110 siti che “abusano di una tecnica per estrarre indirizzi email” degli utenti allo scopo di costruire profili di tracciamento del loro comportamento online e cucirgli addosso le pubblicità.
Il data market. Secondo uno studio del 2017 della Commissione Europea (European Data Market study) nel 2016 oltre 6 milioni di persone in Europa lavoravano per l’industria dei dati, una galassia di 255mila imprese che ha realizzato ricavi complessivi per 62 miliardi di euro. Cifra destinata a salire a 359mila entro il 2020. È il “data market”: in Europa nel 2016 valeva 59,5 miliardi di euro. Lo scenario di crescita ottimistico ne prevede 106,8 nel 2020.
Commissione.Ma è proprio su un progetto della Commissione Europea che ad ottobre i garanti Ue hanno espresso perplessità: un sistema di trasporto (C-ITS), in base al quale dal 2019 le autovetture in circolazione in Europa potranno “comunicare” tra loro e con altre infrastrutture (segnaletica, stazioni di trasmissione – ricezione) scambiandosi informazioni utili alla circolazione. “I Garanti europei – si legge in una nota – pur riconoscendo la validità del progetto sottolineano come la diffusione di questa nuova tecnologia, che comporterà la raccolta e l’elaborazione di quantità senza precedenti di dati (stile di guida, velocità, geolocalizzazione), ponga nuove sfide ai diritti fondamentali e alla riservatezza”.