Lo scoop del “Fatto” e le minacce (senza esito) di querela

Il 28 marzo 2017 il Fatto pubblica il primo articolo sulla tesi di dottorato di Marianna Madia, ministro per la Pubblica amministrazione nei governi Gentiloni e Renzi. Dai controlli svolti con alcuni software anti-plagio, oggi diffusi in tutte le università ma all’epoca (2008) ancora non di uso abituale, risulta che molte parti della tesi dal tutolo “Essays on the Effects of Flexibility on Labour Market Outcome” risultano pressoché identici a quelli presenti in altre pubblicazioni. In 35 di 94 pagine della tesi (al netto di bibliografia, figure e tabelle) la fonte di quei passaggi non risulta citata laddove il ministro li riporta nella sua tesi. Col risultato che spesso non è possibile distinguere le parole originali della Madia da quelle di altri autori. Sono circa 4 mila le parole senza chiara attribuzione nei tre capitoli della tesi.

A fine 2008, la Madia (già parlamentare Pd) ha conseguito il titolo di dottorato alla Scuola Imt di Alti Studi di Lucca. Fabio Pammolli, allora rettore dello stesso Imt, e Giorgio Rodano, già professore ordinario di Economia all’Università Sapienza, erano i relatori della tesi. La pratica di riprendere interi passaggi senza citare la fonte all’interno del proprio testo è giudicata molto severamente nel mondo accademico. Anche il codice etico che Imt si è dato, con Pammolli rettore, definisce come plagio accademico “la presentazione delle parole o idee di altri come proprie”. E questo “può assumere varie forme” come “appropriarsi deliberatamente del lavoro di altri o non citare correttamente le fonti all’interno del proprio lavoro accademico.” Dal 2011 Imt ha messo a disposizione dei docenti un software anti-plagio, in grado di smascherare le parti copiate nelle tesi degli studenti.

Il Fatto ha subito cercato un confronto con il ministro Madia che si è limitata a rispondere via sms: “Non sta a me giudicare la qualità del mio prodotto, ma sono molto sicura della serietà del metodo. Di certo ogni fonte utilizzata è stata correttamente citata in bibliografia”. Poi, dopo la pubblicazione dell’articolo, ha annunciato di querelare il Fatto (querela mai arrivata). Salvo rare eccezioni, gli economisti italiani non hanno commentato la vicenda. L’Imt di Lucca ha avviato una indagine interna molto riservata per verificare se la tesi rispettava i criteri. Qui diamo conto dei risultati.

Focus

Il responso dei software anti-plagio. Dall’indagine pubblicata dal Fatto il 28 marzo 2017, risultano 4mila parole copiate da altri autori senza virgolette né citazione nei tre capitoli della tesi del ministro Marianna Madia. Lo conferma la perizia di Enrico Bucci per la società Resis (a cui Imt ha affidato il controllo sulla tesi). Ma che Bucci in parte giustifica come non problematiche perché “il settore accademico dell’economia ha una prassi di riciclo testuale molto diversa da quella degli altri settori, e la tesi esaminata non appare deviare particolarmente da tale prassi”. Secondo gli esperti sentiti allora dal Fatto, alle 4mila parole sono da aggiungere i passaggi ripresi parola per parola e senza virgolette, dove però compare la citazione dell’autore originale tra parentesi all’interno nel testo (il Fatto le aveva evidenziate, ma inizialmente non conteggiate). Così si arriva a 8mila parole.

La perizia di Bucci aggiunge poi al conteggio tutto il secondo capitolo della tesi, dal momento che “era già stato pubblicato,” in precedenza e a doppia firma con una collega di dottorato (Caterina Giannetti). E poi è stato “ripreso per intero” nel capitolo due della tesi, senza dichiarare la precedente pubblicazione in bibliografia e senza specificare che si trattasse di un capitolo co-autorato. “In questo caso, vi è certamente una deviazione dagli standard accettati per la citazione del proprio lavoro”. Se alle deviazioni riscontrate dal Fatto si aggiungono le 7 mila parole del secondo capitolo, si arriva a un totale di 15 mila parole sulle 36mila totali.

Le carte ottenute grazie alla legge Madia

Ventotto documenti scansionati e inviati in formato pdf tramite Pec, la posta elettronica certificata: sono quelli che riguardano venti richieste di accesso inviate all’Imt di Lucca per avere informazioni sulle analisi effettuate sulla tesi di dottorato del ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia e ottenute grazie al Foia, il Freedom of Information Act introdotto proprio dal ministro Madia a fine 2016 con la riforma della Pubblica Amministrazione.

La richiesta del cosiddetto “Accesso generalizzato” a informazioni, dati e atti che riguardano la pubblica amministrazione può essere effettuata da tutti i cittadini: le nostre richieste sono state inviate, sempre tramite posta elettronica certificata e secondo quanto previsto dalla legge (con apposito formato e allegando la scansione di un documento d’identità) all’indirizzo di posta certificata dell’Istituto di lucca l’11 novembre 2017.

La prima risposta è arrivata il 29 novembre: erano stati individuati (come previsto dalla legge) dei controinteressati, ovvero la Madia stessa e il perito incaricato di valutare la tesi, Enrico Bucci. Imt ci avvisava che era stata loro trasmessa la nostra richiesta. Era loro facoltà opporsi al nostro accesso agli atti: a quel punto – secondo la norma – avrebbero dovuto fornire, entro dieci giorni, una “motivata opposizione” che avrebbe generato una ulteriore valutazione della richiesta da parte dell’Imt di Lucca o del garante della Privacy, a seconda delle motivazioni. Va ricordato che, in caso di rifiuto, il cittadino può presentare ricorso al responsabile dell’Anticorruzione, al difensore Civico, al garante della Privacy (se il diniego è legato ai dati) o al Tar.

L’opposizione in questo caso non c’è stata e l’Imt ha accolto quasi tutte le richieste, respinto e motivato quelle che non potevano essere soddisfatte (perché non esistevano i documenti richiesti), aggregato quelle coincidenti: abbiamo così ricevuto centinaia di pagine di testo ben prima della scadenza dei 30 giorni fissata dalla legge (nei dieci giorni concessi al controinteressato, infatti, si sospendono i tempi della procedura). Uno dei documenti, oltretutto, non risultava completo: anche in questo caso, dopo una semplice sollecitazione (sia via Pec che telefonica) siamo riusciti ad ottenerne la versione integrale nel giro di un’ora. Senza problemi. La legge Madia ha funzionato anche per accedere ai documenti che riguardavano il ministro Madia.

Tesi, la Madia ha copiato: lo dice la perizia ufficiale

“Sebbene questo risulti in qualche modo sorprendente anche per chi scrive, a valle della presente analisi è evidente con chiarezza che il settore disciplinare all’interno del quale la tesi si situa tollera comportamenti che altrove sarebbero definiti inaccettabili senza che questo costituisca un particolare problema”.

È questa la conclusione a cui arriva la perizia commissionata dall’Imt di Lucca, la scuola di alti studi che, dopo gli articoli del Fatto Quotidiano, ha dovuto avviare una inchiesta interna per verificare quanto ci fosse di davvero originale nella tesi del 2008 sulla flessibilità del lavoro con cui l’allora deputata del Pd e oggi ministro Marianna Madia ha conseguito il dottorato in economia. La Madia non viene sanzionata ma tutti i comportamenti scorretti denunciati dal Fatto (vedi articolo a fianco) risultano confermati. Il rapporto interno però concede un’attenuante singolare: in economia copiano tutti.

Ci sono alcuni dettagli da chiarire di questa perizia così indulgente. Come emerge dai documenti ottenuti dal Fatto tramite il Freedom of information act italiano, la società Resis di Enrico Bucci, scelta dal direttore di Imt Pietro Pietrini per la perizia sulla tesi della Madia, non è “ente terzo” rispetto all’Imt, come invece aveva dichiarato la scuola il 30 ottobre 2017. Il 29 settembre Resis ha infatti ottenuto da Imt un appalto da 39.900 euro per un corso su frodi scientifiche e controlli antiplagio “su tesi e pubblicazioni”. Ottenuto l’appalto, l’11 ottobre, Enrico Bucci, direttore di Resis, produce la perizia che ammette le copiature della Madia ma la salva, tra le motivazioni la presenza di un contributo originale nella tesi: l’esperimento di economia comportamentale del terzo capitolo, condotto, dichiara la Madia, all’università di Tilburg in Olanda.

Contattata per la quarta volta dal Fatto il 1 febbraio 2018, Tilburg continua a escludere la presenza della Madia e che l’esperimento sia mai stato condotto. Esperimenti del genere devono essere autorizzato da un comitato interno all’università, dopo molte pratiche burocratiche. A Tilburg non risulta alcun documento.

Nelle carte di Imt consegnate al Fatto sono indicate diverse missioni all’estero della Madia nel corso del suo dottorato, ma nessuna a Tilburg. Da regolamento Imt, la trasferta doveva essere autorizzata dalla scuola. Non ne parla neanche Fabio Pammolli, ex direttore di Imt e tutor della Madia, nella sua relazione finale di dottorato. Presentare come “contributo originale” un esperimento non avvenuto rientra tra i casi di frode scientifica. Ma la perizia non si occupa del punto.

Imt aveva annunciato di aver scelto la Resis di Bucci dopo “una ricerca volta ad individuare esperti terzi di comprovata esperienza in materia di plagio, integrità della ricerca e condotta scientifica”. Ma né dai documenti di Imt (né da ulteriori verifiche), risulta che siano stati contattati altri esperti, né che Resis abbia mai effettuato controlli antiplagio su testi accademici prima del caso Madia. Secondo gli esperti sentiti dal Fatto, non esiste un mercato di aziende che si sostituisca all’Accademia per casi come questo.

Enrico Bucci è un collaboratore della Senatrice Elena Cattaneo, laureato in Biologia alla Federico II di Napoli, con un dottorato in Germania, e ha varie pubblicazioni scientifiche in quell’ambito. Dal 2013 a oggi risultano alcuni lavori (atti di convegni e libri) sulla frode scientifica e articoli scientifici su un metodo per riconoscere l’autenticità di immagini in biologia molecolare. Ma nessuna pubblicazione peer reviewed (certificata da altri esperti) in materia di antiplagio, diversamente dagli esperti consultati dal Fatto sul caso Madia. Nel suo CV, Bucci si presenta come “adjunct professor” (professore a contratto) alla Temple University di Philadelphia (Usa) e direttore del programma di Sistemi biologici all’Istituto no profit di ricerca Sbarro della Temple.

Bucci stesso, in alcuni passaggi nella sua perizia sulla Madia, riconosce i suoi limiti e lascia “al giudizio degli esperti” le valutazioni sulla qualità del lavoro di ricerca della Madia. Eppure la Resis era stata scelta proprio perché la commissione di professori ordinari interni a Imt nominata da Pietrini riteneva di non avere competenze per giudicare un caso di potenziale plagio in Economia. Anche se l’Imt in Economia conferisce dottorati.

“Violati gli standard accademici, molte fonti non sono citate”

Marianna Madia non ha rispettato le regole sulle citazioni, ha messo nella sua tesi di dottorato interi brani di lavori altrui, l’analisi del Fatto per la quale il ministro ha minacciato querela (mai arrivata) “risulta confermata” ma è tutto a posto, perché in economia copiano tutti. Sono queste le sorprendenti conclusioni a cui arriva l’analisi firmata da Enrico Maria Bucci e dalla sua società Resis, incaricata di verificare per conto della scuola di alti studi Imt di Lucca se ci fosse stato plagio nella tesi della Madia, discussa nel 2008 con il professor Giorgio Rodano, ora in pensione, come relatore. Il documento di 51 pagine e datato 11 ottobre 2017 analizza i tre capitoli di cui è composto il lavoro finale della deputata Pd, per “accertare in maniera esaustiva se e quali brani di testo presenti nella tesi siano stati tratti da documenti precedenti”.

Il primo capitolo della tesi della Madia è un riepilogo della letteratura scientifica sul tema della flessibilità nel mercato del lavoro. Il secondo e il terzo dovrebbero essere i contributi originali. Anche l’analisi di Bucci per l’Imt conferma quanto rivelato dal Fatto: tutto il secondo capitolo si basa su un paper già presentato l’anno prima, Is there any relationship between the degree of labour market regulation and the degree of firm innovativeness? che però non è firmato dalla sola Madia, ma anche dalla sua collega di dottorato Caterina Giannetti. “L’identificazione di un lavoro come già pubblicato, proprio perché ciò costituisce titolo di merito per il candidato, deve sempre essere immediata ed ovvia”, osserva Bucci. Eppure la Madia omette che il capitolo 2 è la riproposizione di un paper già pubblicato e, così facendo, non rivela che è frutto di un lavoro di squadra con la Giannetti, prendendosi di fatto il merito di tutto il contenuto. Perfino il prudente Bucci deve concludere che “in questo caso, quindi, vi è certamente una deviazione dagli standard comunemente accettati per la citazione del proprio lavoro”.

In una nota c’è l’argomento per assolvere la Madia: se la comunità di riferimento – cioè i professori – già conosceva il lavoro, la citazione diventa “pleonastica”. Per sostenere questo punto, Bucci usa un singolare argomento: in entrambi i lavori, la tesi e il paper del 2007, ci sono brani ripresi da Wikipedia, 117 parole prese dalla voce “Labour Market Flexibility”, a loro volta pescate da altri lavori, e questo “costituisce un esempio emblematico di testo identificato come conservato (cioè copiato, ndr) da un software antiplagio, testo che tuttavia corrisponde ad una di quelle definizioni la cui provenienza, almeno in ambito econometrico, è così ovvia da essere usata ampiamente nella comunità di riferimento senza virgolette”. Non si capisce cosa c’entri l’ambito econometrico, visto che è soltanto una definizione, ma Bucci sostiene che Wikipedia copia senza citare le fonti, allora si può fare lo stesso anche in campo accademico.

Più complicato immaginare una giustificazione per un altro comportamento scorretto che l’analisi di Bucci certifica: la Madia usa un modello econometrico costruito da un altro economista, Pierre Mohen, senza specificarne la paternità. Bucci prima sostiene che Mohen è citato ben due volte nel capitolo (ma mai in corrispondenza del modello, chi legge pensa lo abbia costruito la Madia) e poi che la mancata citazione tra virgolette non è un problema perché “il testo riutilizzato da Madia era già precedentemente stato riusato proprio dagli stessi autori senza nessun uso di virgolette e nessuna attribuzione in bibliografia (per quel che riguarda la bibliografia contrariamente a quanto invece fatto dalla Madia stessa)”. Tradotto: poiché Mohen ha riutilizzato propri scritti e modelli in successivi lavori senza auto-citarsi, allora anche la Madia può saccheggiare Mohen senza citarlo. Si arriva al paradosso per cui la Madia viene presentata come più corretta dello stesso Mohen perché almeno menziona il primo paper (di Mohen, non di Madia) in bibliografia. Questo concetto viene ripreso in altri punti dell’analisi. Eppure secondo la Treccani è colpevole di plagio “chi pubblica o dà per propria l’opera letteraria o scientifica o artistica di altri; anche con riferimento a parte di opera che venga inserita nella propria senza indicazione della fonte”.

Nessuna menzione di auto-citazioni omesse dall’autore originario come attenuante.

Il capitolo 3 della tesi dovrebbe essere il più sofisticato e creativo, uno studio sulla flessibilità del lavoro con modello originale ed esperimento di economia comportamentale per testare la teoria. Anche qui, per le pagine 12 e 13, Bucci riconosce che “si può certamente identificare l’assenza di citazione della fonte, che non è riportata nemmeno in bibliografia o altrove nella tesi”. E per i brani ripresi da uno studio della Commissione europea “la fonte è completamente assente, né è riportata nemmeno in bibliografia o altrove nella tesi”. Bucci, per giustificare la Madia, arriva a sostenere che “poiché tale fonte è un documento di primaria importanza per i ricercatori del campo, si può ipotizzare che per tutti loro è ovvia la provenienza del materiale, o comunque non è importante specificarla nel dettaglio; il che costituisce una ulteriore evidenza del diverso standard del campo rispetto ad altre aree scientifiche”. In economia, insomma, copiano tutti senza citare. Quindi può farlo anche la Madia, visto “che il settore disciplinare all’interno del quale la tesi si situa tollera comportamenti che altrove sarebbero definiti inaccettabili”.

Per argomentare l’assoluzione della Madia nonostante quei “comportamenti inaccettabili”, il report di Bucci sceglie in modo arbitrario un testo citato nella bibliografia, firmato tra gli altri dal Nobel Franco Modigliani e da Paolo Sylos Labini, e pubblicato sulla rivista Bnl Quarterly Review. Un riassunto dei contenuti delle ricerche dei singoli autori, non un paper di ricerca scientifico passato al vaglio della peer review (il controllo incrociato di altri economisti) richiesto anche alle tesi di dottorato. “Anche questo lavoro, come la tesi oggetto di indagine, contiene numerosi brani tratti da testi precedenti, senza che la fonte sia citata, a conferma di uno standard diffuso nel settore”. La perizia certifica che la Madia non ha rispettato le regole ma la assolve sostenendo che “così fan tutti”. O almeno questo è lo standard giudicato accettabile dall’Imt di Lucca per la sua alunna più illustre.

Empoli, oltre mille al corteo per il sindaco dopo le minacce

Oltre mille persone hanno partecipato ieri a Empoli (Firenze) alla manifestazione antifascista indetta da associazioni e sindacati in risposta alla lettera di minacce, contenente due pallottole e il segno di una svastica, inviata pochi giorni fa dal sindaco Brenda Barnini (Pd). Il corteo “Mai più fascismi” è stato promosso dalla Cgil, con il coinvolgimento anche delle sigle sindacali Cisl e Uil, insieme alle associazioni di ex deportati Aned, e di ex partigiani Anpi, dell’Arci, di Libera, dell’Unione degli universitari e Rete degli studenti. La manifestazione si è chiusa di fronte a uno dei monumenti simbolo della Resistenza e della lotta alle barbarie nazifasciste perpetrate contro i cittadini empolesi durante la seconda guerra mondiale, la ciminiera della ex vetreria Taddei, in via Fratelli Rosselli. “I fatti di Macerata sono terribili, e ci confermano che dobbiamo tenere la guardia alta: bisogna rispondere a quei fatti alzando i toni sui valori democratici”, ha dichiarato Paola Galgani, segretaria Cgil Firenze. Il discorso di chiusura è stato tenuto dal sindaco Barnini: “L’antifascismo non è un ferro vecchio, è un valore fondante della nostra Costituzione. A chi pensa il contrario, abbiamo il dovere di spiegare la realtà”.

La Boldrini decapitata e il gruppo Fb pro attentatore

Facebook per qualche ora ha ospitato ieri la pagina “Luca Traini presidente”, poi rimossa, inneggiante all’attentatore di Macerata. Amministratori del “gruppo” tali “La Maura e l’Andre”, con tanto di tenere foto insieme a bambini nei loro profili. La banalità del male lungo le strade del web non si nasconde. Si palesa con Giovanbattista Castagna di Marina di Catanzaro, nella sua “bacheca” anche un tricolore con crocifisso e il simbolo di Fratelli d’Italia, il partito di destra di Giorgia Meloni, vicino al volto nella foto profilo (sopra); scrive Castagna su “Luca Traini presidente”: “Hai fatto bene… dente x dente, occhio x occhio, abbiamo le palle piene di queste merde ke fanno arrivare x abbuffarsi dei soldi l Europa da a questo governo di merda ke tra poco vedra la sua fine di abusivo e dove trionfera’ il popolo. W l Italia e W il duce…”. Ma colpiscono anche i messagi di utenti con la sintassi a posto che solidarizzano con Luca Traini.

Roberto Giannoni di Pontedera: “Non credo che Luca sia un eroe per il gesto fatto. Tuttavia capisco ciò che ha fatto…”, ma Alessandro Antonelli di Fabriano, invece, è sicuro: “È un grandissimo eroe”. Nella sua pagina del social network campeggia un post del ristorante “il Federale” di Artena, Roma, il cui simbolo è il volto di Benito Mussolini: “Qui sei in Italia, si mangia carne di suino, tu che sei ospite rispetta la nostra cultura o torna a casa tua”.

La “fogna” riversata sul web ha mostrato anche un fotomontaggio con la testa tagliata della presidente della Camera Laura Boldrini e il commento: “Sgozzata da un nigeriano inferocito, questa è la fine che deve fare”. Sono un sollievo, quindi, le oltre 600mila condivisioni del discorso del capo dello Stato Sergio Mattarella per il giorno della memoria, montato da Fanpage.it: “Sorprende sentir dire ancor oggi che il fascismo ebbe alcuni meriti…”.

“Accogliamo i migranti di solito… roba da andare in Nuova Zelanda”

“Sono sconcertato. E disgustato”. A Macerata Dante Ferretti è nato il 26 febbraio del 1943, poi ha trovato il successo Oltreoceano, è diventato lo scenografo che tutto il mondo ci invidia, dieci nomination all’Oscar e tre statuette messe in bacheca con la moglie Francesca Lo Schiavo: The Aviator, diretto dall’amico Martin Scorsese (2005); Sweeney Todd di Tim Burton (2008); Hugo Cabret (2012), ancora di Scorsese. Del raid razzista compiuto dal 28enne Luca Traini nella sua città, non vorrebbe parlare, non se ne capacita. Gli fa male.

Maestro Ferretti, come è potuto accadere?

Da Macerata me ne sono andato a 16 anni, ci sono tornato più volte, ne sento una costante nostalgia, sebbene i miei genitori non ci siano più e a quasi 75 anni dovrei avere meno ragioni per rimpiangerla. Non se ne sente molto parlare, in effetti: è calma, tranquilla, ne leggiamo giusto in estate, per l’opera allo Sferisterio e poco più. Comunque, sempre per cose buone.

Qualcosa è drasticamente cambiato: pochi giorni fa una diciottenne, Pamela Mastropietro, massacrata e occultata in due valigie, ora questa sparatoria. Qualcuno mette in relazione i due fatti di sangue.

Vendetta? Anche se fosse, che cosa cambierebbe? Non ha alcun senso, come può un fatto personale avere conseguenze arbitrarie? Fosse stato bianco il supposto omicida, avrebbe colpito sei bianchi a caso? Viceversa, da dove esce, da dove viene ’sto stronzo? Non ho mai sentito parlar male di migranti a Macerata, sono sempre stati accolti bene, compresi, aiutati. Ripeto, sono esterrefatto.

Per dirla cinematograficamente, il fascismo non sembra cadere nel fuoricampo.

Certo, il tricolore biecamente indossato davanti al monumento dei Caduti, il braccio alzato, come se fossimo ancora nel Ventennio. O questo Luca Traini è uno stupido totale oppure vuole imitare qualcuno, vuole far parlare di sé, e nel peggior modo possibile: ci riporta indietro nel tempo, nelle pieghe più buie della nostra storia.

Al cinema c’è “Io sono tornato” di Luca Miniero: quell’io è il Duce Benito Mussolini, che ricompare a Roma 73 anni dopo.

Sono incuriosito, andrò a vederlo: di certo, il soggetto non mi stupisce.

Il fascismo, questo conosciuto.

Mio padre perse un gamba sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Poi, c’è mio zio, che si chiamava come me, Dante Ferretti: al cimitero ho già una lapide, mettiamola così. Non ne ho assoluta certezza, ma mi hanno sempre raccontato che morì bastonato dai fascisti dietro la porta di una casa di Macerata.

Macerata, non se ne esce.

E pensare che s’è candidata a capitale italiana della cultura per il 2020, oggi potrebbe sembrare sconsiderato: si mastica amaro, e come altrimenti?

Lei che ha la cittadinanza americana, non le pare uno scenario più consono all’Alabama?

A questo punto tra Italia e Stati Uniti sceglierei la Nuova Zelanda, chiederò la cittadinanza… Scherzi a parte, devo tantissimo a entrambi i paesi.

Ai giovani oggi che direbbe?

Non sanno dove stare, la politica è un gran casino, soprattutto per loro. Non è facile, nemmeno consigliare.

Voterà il 4 marzo?

Sono iscritto all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), certo che voterò.

Per chi?

Posso dirvi per chi no: i fascisti. Ci potete mettere un cartello in autostrada.

E per la Lega?

È forse comunista, di sinistra, democratica? Non mi pare proprio.

Saviano: “Il mandante è Salvini” Forza Nuova sta col “pistolero”

È Roberto Saviano il primo a rompere gli indugi: “Il mandante morale dei fatti di Macerata – scrive su Twitter – è Matteo Salvini. Lui e le sue parole sconsiderate sono oramai un pericolo mortale per la tenuta democratica. Chi, soprattutto ai massimi livelli istituzionali, non se ne rende conto, sta ipotecando il nostro futuro”. E ancora: “Invito gli organi di informazione a definire i fatti di Macerata per quello che sono: un atto terroristico di matrice fascista. Ogni tentativo di edulcorare o rendere neutra la notizia è connivenza”, incalza Saviano.

Sulla scia dello scrittore si manifesta il capo di Liberi e uguali Pietro Grasso: “Chi, come Salvini, strumentalizza fatti di cronaca e tragedie per scopi elettorali è tra i responsabili di questa spirale di odio e di violenza”. La replica di Matteo Salvini è la classica toppa peggiore del buco: “Quelli che hanno riempito l’Italia trasformandola in un enorme campo profughi hanno la responsabilità morale di qualunque episodio di violenza accada in Italia”, ma capisce il segretario leghista di camminare su un crinale difficile e invoca una “reazione democratica, pacifica, di governo e non di violenza”.

Da Liberi e uguali si fa sentire anche Laura Boldrini, : “Quanto accaduto dimostra che incitare all’odio e sdoganare il fascismo, come fa Salvini, ha delle conseguenze: può provocare azioni violente e trasforma le nostre città in un far west . Basta odio, Salvini chieda scusa”. Il leader del Pd Matteo Renzi invoca “calma e responsabilità” come il capo del M5s Luigi Di Maio invita “al silenzio, non strumentalizziamo”. Si sentono, invece, le voci della destra. Silvio Berlusconi (Forza Italia): “Il problema è la sicurezza, c’è il rischio di tensioni e scontri sociali”; Giorgia Meloni (Fd’I): “Italia in piena emergenza sicurezza”. Più a destra di tutti c’è Forza Nuova di Roberto Fiore: “Ci schieriamo con Luca Traini, arrestato con l’accusa di aver ferito degli immigrati. Ha sbagliato ma succede quando lo Stato pensa solo a reprimere i patrioti e a difendere l’immigrazione. A disposizione per pagare le spese legali”. Fulvio Fiano (Pd) invoca lo scioglimento di Fn. Prende le distanze, invece, Casapound con Gianluca Iannone: “Gesto di uno squilibrato, da condannare”.

Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha presieduto il comitato per l’ordine pubblico a Macerata: “Nessuno cavalchi l’odio, la contrapposizione di fronte ad un fatto grave che poteva essere gravissimo”, ha detto. Il presidente Sergio Mattarella ha seguito la vicenda in contatto col premier Paolo Gentiloni, che promette: “Lo Stato sarà severo verso chiunque pensi di alimentare una spirale di violenza”.

Dal Post alla Bbc. Tutto il mondo parla del raid razzista

L’inglese Bbc ma anche il Sun e il Washington Post. Il raid razzista avvenuto ieri nel centro di Macerata, nelle Marche, è finito sui principali siti e giornali di informazione del mondo. Luca Traini, 28 anni, ex candidato della Lega alle comunali di Corridonia (sempre in provincia di Macerata), dalla propria auto in corsa, ha sparato colpendo sei persone, tutte di origini africane. “Stranieri colpiti da una macchina in corsa”, titola la Bbc. E di questa vicenda ieri ne ha parlato anche il quotidiano britannico The Guardian, i tedeschi Bild e Frankfurter Allgemeine Zeitung e in Spagna El Pais. Il tabloid del Regno Unito, The Sun, scrive: “Restate in casa. Scuole chiuse dopo che un pazzo armato ferisce almeno sei immigrati in un attacco razzista in Italia”. L’allarme è quello lanciato, dopo che si era diffusa la notizia degli spari in pieno centro, dal sindaco di Macerata, Romano Carancini. Insomma i principali organi di informazione internazionale hanno raccontato cosa è avvenuto ieri in Italia seguendo passo passo l’evolversi della vicenda. La notizia non è stata ignorata neanche da Washington Post, Indipendent e Los Angeles Times fra gli altri.