Il 28 marzo 2017 il Fatto pubblica il primo articolo sulla tesi di dottorato di Marianna Madia, ministro per la Pubblica amministrazione nei governi Gentiloni e Renzi. Dai controlli svolti con alcuni software anti-plagio, oggi diffusi in tutte le università ma all’epoca (2008) ancora non di uso abituale, risulta che molte parti della tesi dal tutolo “Essays on the Effects of Flexibility on Labour Market Outcome” risultano pressoché identici a quelli presenti in altre pubblicazioni. In 35 di 94 pagine della tesi (al netto di bibliografia, figure e tabelle) la fonte di quei passaggi non risulta citata laddove il ministro li riporta nella sua tesi. Col risultato che spesso non è possibile distinguere le parole originali della Madia da quelle di altri autori. Sono circa 4 mila le parole senza chiara attribuzione nei tre capitoli della tesi.
A fine 2008, la Madia (già parlamentare Pd) ha conseguito il titolo di dottorato alla Scuola Imt di Alti Studi di Lucca. Fabio Pammolli, allora rettore dello stesso Imt, e Giorgio Rodano, già professore ordinario di Economia all’Università Sapienza, erano i relatori della tesi. La pratica di riprendere interi passaggi senza citare la fonte all’interno del proprio testo è giudicata molto severamente nel mondo accademico. Anche il codice etico che Imt si è dato, con Pammolli rettore, definisce come plagio accademico “la presentazione delle parole o idee di altri come proprie”. E questo “può assumere varie forme” come “appropriarsi deliberatamente del lavoro di altri o non citare correttamente le fonti all’interno del proprio lavoro accademico.” Dal 2011 Imt ha messo a disposizione dei docenti un software anti-plagio, in grado di smascherare le parti copiate nelle tesi degli studenti.
Il Fatto ha subito cercato un confronto con il ministro Madia che si è limitata a rispondere via sms: “Non sta a me giudicare la qualità del mio prodotto, ma sono molto sicura della serietà del metodo. Di certo ogni fonte utilizzata è stata correttamente citata in bibliografia”. Poi, dopo la pubblicazione dell’articolo, ha annunciato di querelare il Fatto (querela mai arrivata). Salvo rare eccezioni, gli economisti italiani non hanno commentato la vicenda. L’Imt di Lucca ha avviato una indagine interna molto riservata per verificare se la tesi rispettava i criteri. Qui diamo conto dei risultati.