Mentre i bambini curdi del cantone di Afrin, nel nord della Siria, sono costretti a cercare rifugio dalle bombe turche nelle grotte – come ha documentato la Cnn – colui che ha ordinato l’invasione di questa zona appartenente al territorio siriano farà la sua trionfale passerella a Roma domani e lunedì.
Per garantire che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan possa incontrare senza scocciature il presidente Mattarella, il premier Gentiloni e Papa Francesco, i cittadini italiani devono partecipare alle spese ma in silenzio, peggio che ai tempi delle sontuose visite di Gheddafi.
È stata creata una gigantesca area per tenere il più lontano possibile coloro che ritengono la politica del Sultano incompatibile con la democrazia e vorrebbero dimostrarlo manifestando nelle strade.
Quando lo scorso anno Erdogan andò negli Stati Uniti, le autorità americane permisero ai manifestanti di radunarsi davanti all’ambasciata turca dove però vennero picchiati e allontanati dalla scorta di Erdogan, contribuendo a rendere sempre più difficili i rapporti anche tra membri Nato ( la Turchia è il secondo membro Nato, dopo gli Usa per numero di soldati).
Agli attivisti e giornalisti italiani invece verrà concesso di entrare solo dove non creeranno fastidi al Sultano trionfante. Grazie all’intesa con Putin e con l’Iran sul destino di Bashar al Assad – suo ex amico fraterno – e al via libera anche da Washington riguardo Afrin, Erdogan è riuscito a ottenere un posto al tavolo dei negoziati non solo per quanto riguarda la questione siriana. Il Sultano gioca ormai da tempo un ruolo centrale in tutta la polveriera mediorientale e in ambito europeo rimane ancora, per volere di tutti gli stati membri, il guardiano – pagato profumatamente – dei profughi che vorrebbero venire in Europa attraverso la Turchia.
Per quanto riguarda il rapporto con l’Italia, secondo partner commerciale europeo di Ankara, c’è di più. La motivazione ufficiale della visita di Erdogan è la necessità di discutere della decisione americana di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele. Il presidente turco aveva subito approfittato della decisione di Trump per spacciarsi da unico e genuino difensore dei musulmani palestinesi. Per questo è stato invitato in primis da Papa Francesco, contrario al cambiamento dello status quo della Città Santa, ma il vero motivo è un altro: consolidare il recente accordo tra Italia-Francia e Turchia in ambito militare.
La sua visita segue di un mese l’accordo stretto per lo sviluppo del sistema di difesa aerea turco a lungo raggio, affidato al consorzio franco-italiano Eurosam, firmato tra Erdogan e Macron a Parigi.
Intanto sui tetti dei palazzi romani e nelle strade stanno per essere dispiegati oltre 3.500 uomini delle forze dell’ordine italiani, affiancati dagli agenti dell’intelligence turca. La Rete Kurdistan invece ha lanciato un appello con l’hashtag #ErdoganNotWelcome.
L’appuntamento per i manifestanti è per lunedì 5 febbraio dalle 11 alle 14 ai Giardini di Castel Sant’Angelo (lato via Triboniano). Nel frattempo accademici, politici e attori hanno inviato una lettera a Papa Francesco dicendosi “molto preoccupati” per l’incontro tra il Pontefice e il presidente turco. “Secondo quanto riportato dalla stampa, Papa Francesco avrebbe invitato Erdogan per discutere proprio della crisi su Gerusalemme… – scrivono i firmatari tra i quali ci sono il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni e Carlo Freccero – Il presidente turco è particolarmente attivo nei confronti delle sorti della città di Gerusalemme e dei Palestinesi, ma è anche alla guida di un Paese che sta diventando sempre più autoritario e dittatoriale al suo interno e autore di una politica internazionale spregiudicata, che ha favorito anche la radicalizzazione dei jihadisti in Medio Oriente. Oggi, dopo la sconfitta di Daesh in Iraq e in Siria da parte delle forze curde, la Turchia ha intrapreso una nuova guerra ‘con l’attacco partito il 19 gennaio 2018’ proprio contro quei curdi che hanno sconfitto Daesh”.