Il grande Indro Montanelli rispose no grazie all’amico Francesco Cossiga che nel 1991 voleva nominarlo senatore a vita, e spiegò perché: “Il giornalista deve tenere il potere a distanza di sicurezza. Purtroppo il mio credo è un modello di giornalista assolutamente indipendente che non mi permette di accettare l’incarico”. Ricordo queste parole sante nel momento in cui dei bravi colleghi come Tommaso Cerno, Gianluigi Paragone, Emilio Carelli, Giorgio Mulè hanno deciso di trascurare quella “distanza di sicurezza” candidandosi nelle liste di Pd, M5s e Forza Italia.
Decisione che rispetto convinto che i loro nomi rifulgano nella massa di portaborse, amici degli amici e figli e nipoti di che funestano particolarmente questa campagna elettorale. Tuttavia, poiché ogni tanto li seguo nei loro interventi televisivi mi permetto un paio di consigli non richiesti (non come membro della confraternita delle penne ma da semplice spettatore). Prima di tutto si nota, complessivamente, una certa enfasi nell’annuncio urbi et orbi del grande e sofferto passo. Cerno, per esempio, ne fa una scelta di vita “per portare le battaglie culturali, dai diritti civili alle libertà di pensiero là dove possono diventare reali”. Glielo auguriamo di tutto cuore consigliandogli però (a scopo preventivo) la lettura di alcuni malinconici resoconti sulle battaglie invece perdute da altre eccellenti firme, prima sedotte dalla politica e poi abbandonate al loro destino nei corridoi del Parlamento (uno fra tutti: Promemoria: uno straniero in patria tra Campo de’ Fiori e palazzo Madama di Corrado Stajano). Infatti, da conoscitori navigati degli anfratti della politica essi non possono non sapere “siccome sa di sale lo pane altrui” qualora il loro entusiasmo dovesse scontrarsi con la dura realtà di un pulsante verde, bianco o rosso da premere su ordine del capogruppo di turno, e ciò quale che sia la loro opinione in proposito.
Del resto, ad ascoltarli si nota già una trasformazione del linguaggio. Abituati a vederli profanare, nella vita precedente, con spericolata ebrezza qualsiasi santuario del potere (la “Gabbia” di Paragone), adesso sembrano misurare perfino le virgole per non uscire dal seminato di partito. Per carità, nessuno pretende che Mulè si scagli contro i numerosi impresentabili di Forza Italia o che Carelli ammetta che la giunta Raggi poteva certamente fare meglio. Ma insomma ragazzi, ogni tanto sorprendeteci. Infine, eviterei accuratamente l’espressione “l’ho fatto per spirito di servizio” ogni volta che si chiede conto della scelta fatta. Cari ex colleghi, non è che Renzi, Di Maio o Berlusconi vi abbiano puntato la pistola alla tempia e non risulta che una volta eletti andrete a lavorare in miniera per un tozzo di pane. Animo perciò, c’è di peggio.
(Lo so è facile comportarsi da grilli parlanti, criticare questo e quello, fare gli spiritosi invece che meditare chini sui destini della Repubblica. Ma è l’incalcolabile, imperdibile, sublime vantaggio di chi resta a osservarvi da questa parte della barricata. Comunque in bocca al lupo).