Gentile Stefano Feltri,ho un dubbio in relazione alla risposta data a un lettore un paio di giorni fa. Un elettore incerto, per potere incidere sul calcolo della popolazione target, ha tre possibilità, oltre al voto: presentarsi al seggio e rifiutare la scheda elettorale, oppure consegnare scheda bianca, o ancora annullare la scheda. Queste tre possibilità sono tra loro equivalenti nel garantire l’accesso dell’elettore in questione al computo della percentuale di coloro che hanno effettivamente votato, oppure no?
Giorgio Sirtori
No caro Feltri, la piccola ragione che suggerisci nella posta – votare per far sballare i conti dei candidati nominati – non è una gran ragione. Per andare a votare, nonostante il quadro desolante, io ho una sola ragione forte: se non voto non ho più alcun diritto morale di esprimermi su chi (mal) governa il mio Paese. Cercherò di individuare un eleggibile (che non è facile) con una serie di “filtri” sperabilmente efficaci: 1) chiaramente di sinistra 2) donne anziché uomini 3) lavoratori (operai) 4) competenti e onesti (ma si saprà dopo) 5) non politici di lungo corso (dai 10 anni in su) 5) giovani (ma almeno laureati e un po’ incazzati). Poi incrocio le dita e voto.
Marzio Campanini
Gli incentivi per andare a votare a marzo sono pochi. Per questo, rispondendo a un lettore, ne sottolineavo almeno uno che non ci hanno tolto: un’alta affluenza farà sballare molti dei conti sulla base dei quali i partiti hanno deciso quali collegi sono “sicuri” e dunque dove paracadutare i candidati da mandare in Parlamento a prescindere dal volere degli elettori. Caro Giorgio, io non li ho mai capiti quelli che fanno la fatica di andare al seggio per annullare la scheda o votare in bianco: state a casa, della vostra protesta non importa a nessuno, anche se finirete nella percentuale delle schede nulle. Se andate alle urne ha più senso l’approccio di Marzio: scegliere il meno peggio. Anche se i criteri che lei indica, caro Marzio, mi sembrano troppo stringenti: nessuna delle liste in corsa li rispetta. Con questa legge elettorale non possiamo scegliere chi ci governa e neppure chi ci rappresenta. Votare significa, nel migliore dei casi e nel peggiore (cioè il nostro), dare un’impercettibile spinta a far pendere l’equilibrio in una direzione o nell’altra. La democrazia è frustrazione, lo sappiamo. Ma tutte le alternative sono peggio.
Stefano Feltri