Una squadra debole. E un uomo forte. Giovanni Malagò non sarà commissario della Federcalcio: un po’ per l’impegno dell’imminente Olimpiade in Corea, un po’ per il desiderio di sedersi al tavolo dei ricchi, il presidente del Coni ha deciso di prendere in mano la Lega.
In Figc così arriva il suo braccio destro, Roberto Fabbricini, a cui Malagò ha deciso di affiancare varie figure. Tra cui Angelo Clarizia, avvocato del potere che ha già lavorato per Consip, Expo e il Consorzio Venezia Nuova travolto dell’inchiesta Mose. Dopo la fine dell’era Tavecchio e l’azzeramento di tutti i vertici servivano due commissari, e così Malagò ha scelto di andare a Milano, dove ci sono i veri interessi, ma anche più incognite: rischia di crearsi il cortocircuito per cui il n. 1 della Lega (Malagò) risponde alla Federazione (Fabbricini), che a sua volta è controllato dal Coni (di nuovo Malagò). Senza dimenticare il pericolo che Malagò a Milano possa non arrivarci: tanti presidenti di Serie A lo temono, e in questo Urbano Cairo e Claudio Lotito, nemici fino a ieri, potrebbero ritrovarsi alleati, al punto da fare le nomine prima che lui torni dalla Corea e scongiurare il commissariamento. Forse sarebbe stato meglio concentrarsi sulla Figc, dove servirà una figura forte e potrebbe non bastare la serietà di Roberto Fabbricini, una vita al servizio dello sport e ora la grande occasione di guidare la Federazione più importante. “Non sono un carneade, chi lo pensa non conosce questo mondo”, dice lui.
Forse proprio per non correre questo rischio, però, il n. 1 dello sport italiano gli ha costruito una squadra intorno: tanti uomini Coni (dall’avvocato Massimo Proto, già membro della commissione riforme per le Federazioni, ad Alberto De Nigro, presidente del collegio sindacale), e un volto del pallone (Alessandro Costacurta). In via Allegri poi c’è anche Michele Uva, direttore generale che avrà ancora più spazio. Ma il vero uomo forte della Federcalcio targata Malagò si chiama Angelo Clarizia. Ben introdotto nei salotti che contano, a Roma come a Milano, è uno dei quattro avvocati (insieme a Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Open di Matteo Renzi), a cui Consip ha pagato consulenze milionarie su cui indaga la Corte dei Conti del Lazio. Aderenze al Giglio Magico, buoni rapporti anche con Angelino Alfano: Clarizia ha lavorato pure per Expo, partecipando al raggruppamento d’imprese che si è aggiudicato la gara da 630mila euro per i servizi legali, insieme ad Andrea Gemma, avvocato vicino al ministro degli Esteri.
Citato nelle carte dell’inchiesta Mose (di lui Roberto Pravatà, ex vice dg del Consorzio Venezia Nuova, parlò in termini non proprio lusinghieri negli interrogatori), ora guiderà da subcommissario la Federcalcio. “È il miglior amministrativista in circolazione”, spiegano dal Coni. Del resto lo conoscono bene: per Malagò ha già curato diverse cause (tra cui il ricorso contro l’eventuale referendum sulle Olimpiadi di Roma 2024), incassando dal Coni circa 30mila euro in tutto il 2016. Eccolo, il nuovo corso del calcio italiano.