L’importanza della filosofia, strumento di democrazia
Non sono laureata in Filosofia ma l’ho studiata ai tempi del liceo (classico) e continuo ad amarla e a rispettarla. Sento il dovere di dire, soprattutto ai giovani, che la filosofia ha orrore del potere. Che filosofare non serve a fare carriera, né a sviluppare ‘competenze’, bensì a fare qualcosa di molto più importante e rivoluzionario: pensare, conoscere, diventare consapevoli, formare una propria identità, uno spirito critico e dunque libero. La filosofia non è un manuale di problem solving. Filosofia è riflettere sul senso della vita. È porsi domande più che darsi sbrigative risposte. È incamminarsi sulla strada lunga, rischiosa e solitaria della riflessione e della conoscenza. La filosofia è uno strumento di profondità, non il passepartout per cariche redditizie o per il banale successo nel mondo dello spettacolo. Ragazzi, ricordate: Socrate, il filosofo più grande della storia del pensiero occidentale, aveva talmente orrore del potere e del successo da non volere né avere una scuola, né essere considerato un maestro; e amava a tal punto la Verità e la Virtù da non voler scrivere nulla (nemmeno un riga, figuariamoci un best seller!) e accettare di essere condannato a morte ingiustamente da parte di coloro che vedevano nella sua vita povera e onesta una minaccia. Altro che carriera, altro che vincere le sfide del terzo millennio. La filosofia non insegna a vincere, insegna a cercare. La filosofia non è una competenza, ma uno strumento di conoscenza. Per questo è pericolosa.
Ragazzi ricordate: la mancanza di conoscenza è mancanza di democrazia.
Gabriella Maldini
Il Pd pensi alle ingiustizie, non all’unità a ogni costo
Unità a prescindere? Per Prodi sì. La sinistra per lui deve essere unita anche se il Pd non è più di sinistra (vedi art. 18). Ma che unità è se non si condividono più gli stessi valori, ad iniziare dalla difesa dei lavoratori? Se non c’è più lotta vera alla povertà, ma bonus scaccia diritti (asili, stipendi, scuole)? Se non c’è contrasto serio alla corruzione e all’evasione, ma oltre l’80 per cento del gettito fiscale viene da pensionati e lavoratori dipendenti sempre più spremuti? Se salute, giustizia, lavoro, sicurezza, ambiente sono continuamente oltraggiate dalle lobby dei potenti? Se persino il risparmio è rapinato dai compagni di tartine a cui si concedono prestiti senza garanzie che vanno in malora? Per un Pd che viene dalla sinistra e ignora questi temi non si può chiedere un’unità di facciata, perché sarebbe pura ipocrisia.
Mi spiace dirlo perché stimo Prodi, ma non condivido la sua posizione.
Anzi, credo che il tradimento dei valori fondanti di sinistra – come è avvenuto per mano del Pd di Renzi – obblighi alla denuncia e alla separazione, se ha ancora un senso la fede agli ideali di libertà, uguaglianza e giustizia. Chi è rimasto nel partito come Cuperlo per amore di unità, alla fine se n’è dovuto fare una ragione: senza conflitto e rottura, si è inutili. In un Paese dove il Pd ignora la maggioranza che soffre, la priorità non è la sua unità, ma la lotta alle ingiustizie.
Massimo Marnetto
Voltagabbana e condannati: il carico degli impresentabili
A vedere i candidati che i partiti hanno presentato per le elezioni del 4 marzo, verrebbe da ridere se non ci fosse di piangere. Persone che sono in politica da una vita (in senso letterale del termine), persone riesumate che hanno avuto il loro momento di gloria in passato e che tornano come se non avessero già dato dimostrazione della loro incapacità di risolvere, almeno in parte, i gravi problemi del nostro paese. Persone che hanno cambiato casacca decine di volte e che si propongono con idee che contraddicono quanto hanno affermato fino a ieri. Sempre le stesse facce che si ripresentano come se fossero i nuovi paladini della politica, con le stesse promesse elettorali che hanno fatto in passato e che regolarmente hanno disatteso. C’è da chiedersi con che coraggio alcuni nomi si rifanno vivi o continuano a restare sulla scena politica indifferenti a tutte le proteste che si alzano dai cittadini.
Monica Stanghellini
DIRITTO DI REPLICA
Con riferimento all’articolo apparso ieri a pagina 2 titolato “Impresentabili/1”, la posizione di Raffaele Fitto non ha ragione di esser compresa in tale “categoria”.
Infatti, di seguito alla sentenza del Supremo Collegio (che ha annullato la dichiarazione di prescrizione per abuso di ufficio) il processo tornerà dinanzi alla Corte d’Appello, ripartendo dalla sentenza di assoluzione di primo grado nei confronti dello stesso Fitto, decisione impugnata dalla Procura.
Non ritengo, seguendo proprio il filo conduttore – pur costituzionalmente discutibile – dell’articolo in questione, che si possa penalizzare chi sia stato assolto nel merito, solo perchè vi è stata impugnazione da parte della Pubblica Accusa.
Francesco Paolo Sisto, Legale di Raffaele Fitto
I NOSTRI ERRORI
Ieri abbiamo per errore citato il senatore Antonio D’Alì, ancora sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, tra gli “impresentabili” delle liste di Forza Italia in Sicilia: D’Alì, però, ha rinunciato alla candidatura per contrasti interni al partito. Ce ne scusiamo coi lettori e l’interessato.
Fq