Non c’è codice etico che tenga: ad ogni tornata elettorale, rieccoli. Per mettere in fila i candidati alle prossime Politiche che non hanno i conti in regola con la giustizia, pure stavolta, non basta una puntata. Abbiamo iniziato ieri col Sud, ora il resto d’Italia.
Lazio La consiliatura di Renata Polverini nel Lazio resterà negli annali soprattutto per gli scandali sull’uso dei fondi regionali (ricordate “Batman” Fiorito?). Diversi protagonisti di quella stagione, finiti in Parlamento nel 2013, sono di nuovo in corsa per un seggio. E questo malgrado a settembre il Gup abbia rinviato a giudizio tutti e 16 gli ex consiglieri Pd. Sono accusati, a seconda delle posizioni, di peculato, abuso d’ufficio, truffa e altri reati.
La contestazione più alta, 188 mila euro, è a carico di Claudio Mancini, vicino al presidente Pd Matteo Orfini, oggi candidato come capolista alla Camera nel collegio purinominale Lazio 2. A Bruno Astorre, senatore uscente, la Procura ha chiesto chiarimenti sull’utilizzo di 122 mila euro. È ricandidato a Palazzo Madama come capolista nel proporzionale nel collegio Lazio 2. In corsa al Senato pure Carlo Lucherini e Claudio Moscardelli, anche loro coinvolti nella stessa vicenda giudiziaria. Senza dimenticare Micaela Campana, divenuta famosa per i 39 “non ricordo” nella deposizione al processo su Mafia Capitale, posizionata terza nel plurinominale Lazio 1 alla Camera, dopo Maria Elena Boschi. Rischia un’incriminazione per falsa testimonianza.
Anche nel centrodestra sono diversi gli ex consiglieri in lizza per un posto in Parlamento: tra loro Mario Abruzzese, all’epoca presidente del parlamentino laziale, che corre per Forza Italia a Cassino. Tra i berlusconiani prova la riconferma la stessa Renata Polverini, indagata lo scorso anno per circa 22 mila euro spesi con la carta di credito dell’Ugl. E poi c’è Antonio Angelucci, primo nel plurinominale nel collegio Roma 2, con buona pace del 99,59% di assenze nelle votazioni della legislatura che si è appena conclusa. Il re delle cliniche private del Lazio, editore de Il Tempo e Libero, a novembre è stato condannato dalla Procura di Roma a 1 anno e 4 mesi con l’accusa di tentata truffa e falso per i contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 per i quotidiani Libero e il Riformista. Nessuna indagine a carico, ma ha causato imbarazzo ai 5 Stelle la candidatura al Senato di Emanuele Dessì, già consigliere a Frascati, ripreso nel 2015 mentre balla col pugile Domenico Spada, condannato nel 2016 in primo grado a 7 anni per usura (e pure per un post su Facebook in cui raccontava di aver picchiato un rumeno). Stessa situazione “non giudiziaria” per Claudio Fazzone, ras berlusconiano nel sud del Lazio, che si oppose allo scioglimento per mafia del comune di Fondi chiesto da Roberto Maroni: una villa intestata a sua moglie è stata ritenuta abusiva e confiscata.
PiemonteA Torino Fratelli d’Italia candida Augusta Montaruli, avvocata di 34 anni, ritenuta colpevole di finanziamento illecito nel processo “Rimborsopoli” e condannata dal tribunale del capoluogo a quattro mesi per essersi fatta restituire 200 euro versati per una cena elettorale in sostegno dell’ex marito Maurizio Marrone. Per le altre spese, moltissimi pasti e consumazioni al bar, ma anche una borsa griffata e un libro erotico, i giudici hanno ritenuto che non sussistesse l’ipotesi di peculato. Con questa ragione in quel processo si sono salvati anche due candidati della Lega Nord che hanno buone possibilità di essere eletti, il segretario piemontese Riccardo Molinari e Paolo Tiramani.
Ha meno possibilità di essere eletta, invece, Erika Faienza, ex consigliera provinciale Pd passata a Leu, condannata in via definitiva dalla Cassazione a pochi mesi di reclusione perché nel 2011 aveva autenticato 49 firme della lista “Piemont Europa Verdi Ecologia” a sostegno di Piero Fassino sindaco, poste però in sua assenza.
Lombardia Capolista al Senato in tre collegi per “Noi con l’Italia” (la cosiddetta “quarta gamba” del centrodestra) è Roberto Formigoni, ex presidente della Regione, condannato in primo grado per aver ricevuto 8 milioni in vacanze e altri benefit dal faccendiere Pierangelo Daccò, in cambio di decisioni regionali che favorivano le attività sanitarie della Fondazione Maugeri. È imputato per corruzione e turbativa d’asta anche in un altro processo, per aver favorito l’impresa Hermex Italia. Nello stesso processo è imputato per tentato abuso d’ufficio anche Paolo Alli, ciellino, ex braccio destro di Formigoni ai tempi di Expo: candidato al Senato a Mantova, ma nel centrosinistra in quota Civica Popolare, la lista creata dalla ministra della Sanità Lorenzin.
Capolista della Lega al Senato nella circoscrizione Lombardia 3, Varese-Como-Lecco, è Umberto Bossi, che proprio qui fu eletto per la prima volta nel 1987. L’ex capo della Lega ha in curriculum una condanna definitiva a 8 mesi per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Si era dimesso da segretario della Lega nel 2012, dopo lo scandalo della distrazione di fondi del partito a favore della sua famiglia che gli è costato due condanne in primo grado (a Genova e Milano). Nel collegio di Legnano, il centrodestra ha candidato Massimo Garavaglia, leghista, assessore all’Economia della Regione e rinviato a giudizio per turbativa d’asta. Nello stesso procedimento che un anno fa portò all’arresto dell’ex vicepresidente della Regione, Mario Mantovani, di Forza Italia, accusato di corruzione, concussione e turbativa d’asta. Mantovani ha provato a farsi candidare, senza successo. Ha fatto però riaprire le liste di Fratelli d’Italia per inserire la figlia, Lucrezia Mantovani.
Al Senato, invece, Forza Italia schiera a Legnano Salvatore Sciascia, già direttore dei servizi fiscali del gruppo Fininvest. Per quel ruolo è stato condannato in via definitiva a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto alcuni membri della Guardia di finanza per ammorbidire i controlli fiscali in quattro aziende Fininvest. Sciascia ha confessato di aver personalmente consegnato quattro tangenti da 100 milioni di lire l’una.
Friuli Venezia Giulia L’ex vicepresidente della Regione Luca Ciriani è il candidato di Fratelli d’Italia nel collegio uninominale del Senato a Udine e Pordenone. Nello scorso febbraio gli sono stati inflitti sei mesi di reclusione e 18mila euro di ammenda per lo scempio della Val Rosandra, una deforestazione selvaggia eseguita dalla Protezione Civile nel 2012. In primo grado era stato assolto.
LiguriaLa richiesta di rinvio a giudizio e la candidatura al Senato. Per Vito Vattuone, segretario regionale del Pd ligure, sono arrivate insieme. Vattuone – come 62 consiglieri in carica nei mandati 2005-2010 e 2010-2015 a guida centrosinistra – è indagato nell’inchiesta spese pazze. L’accusa anche per lui è di peculato. Stesso problema per Edoardo Rixi, a lungo vice di Matteo Salvini nella Lega, oggi è assessore allo Sviluppo Economico e braccio destro di Giovanni Toti in Regione: la Lega ha deciso di promuoverlo in Parlamento nonostante sia imputato per spese pazze. Il pm Francesco Pinto gli ha contestato spese sostenute in Costa Azzurra e in Valle d’Aosta. Un compagno di partito di Rixi ha patteggiato nel frattempo due anni. Rixi si è sempre mostrato tranquillo: “Ho chiarito tutto, continuo a lavorare”. Imputato per spese pazze pure un altro leghista: Francesco Bruzzone, presidente del consiglio regionale. Bruzzone ha ottenuto un rinvio del processo (il pm era contrario): prossima udienza il 5 marzo, a urne chiuse. Stessi problemi giudiziari per Sandro Biasotti: l’ex governatore, senatore uscente e coordinatore ligure di Forza Italia, è indagato per le spese pazze regionali. “Sono convinto che non sarò rinviato a giudizio. Ho spiegato tutto”, dice.
Marche Quattro dei candidati marchigiani nelle liste per il 4 marzo sono indagati per peculato. Anche qui si tratta dell’inchiesta sulle “spese pazze” della Regione: sono Paolo Petrini (Pd), Graziella Ciriaci(Fi), Maura Malaspina (Civica Popolare) e Francesco Acquaroli, sindaco di Potenza Picena (FdI). Poi c’è Jessica Marcozzi, capogruppo regionale di Forza Italia e capolista nel proporzionale al Senato: su di lei pesa una richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta.
L’inchiesta sulle “spese pazze”, iniziata nel 2014 (per il periodo 2008-2012) vedeva indagati 62 consiglieri di quasi tutti gli schieramenti con l’accusa di peculato o concorso in peculato per aver, complessivamente, usato 1,2 milioni di euro pubblici per fini privati. Il 12 gennaio la Cassazione ha annullato la sentenza di proscioglimento per 56 di loro e ha rinviato gli atti alla Procura, che ora dovrà decidere su un eventuale nuovo rinvio a giudizio. A Graziella Ciriaci, candidata nel collegio del Senato di Ascoli Piceno e Civitanova (centrodestra) la Procura contesta di non aver motivato rimborsi per 4.800 euro; a Paolo Petrini, deputato uscente del Pd, candidato alla collegio della Camera Civitanova-Fermo vengono contestate spese non giustificate per riviste e libri, mentre a Maura Malaspina, candidata nel listino della Camera di Ascoli-Fermo-Civitanova per Civica Popolare, di aver speso più di 2 mila euro per una cena con 20 invitati.
Per quanto riguarda Jessica Marcozzi, capolista al Senato per Forza Italia, è pronta la richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta preferenziale, in seguito al fallimento del calzaturificio di famiglia di cui lei era anche consulente fiscale.
Emilia Romagna Nella Regione in cui ha paracadutato Casini e Lorenzin, il Pd ha piazzato anche Piero Fassino. È in cima al listino bloccato di Ferrara-Modena alla Camera, lontano dalla sua Torino, dove l’ex sindaco è indagato per turbativa d’asta nell’inchiesta sul Salone del Libro.
In Emilia Forza Italia mette in campo una nutrita schiera di impresentabili. C’è Vittorio Sgarbi, pregiudicato dal 1996: è stato condannato in via definitiva a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per truffa aggravata e continuata e falso ai danni dello Stato (aveva disertato il suo ufficio alla Soprintendenza di Venezia con scuse improbabili, tra le quali una meravigliosa “allergia al matrimonio”). Al suo attivo anche diversi procedimenti per diffamazione e una condanna erariale: deve risarcire 85mila euro al Comune di Salemi per alcuni incarichi illegittimi.
L’ex capogruppo Paolo Romani guida il listino di Forza Italia a Bologna per il Senato. Anche lui ha una condanna definitiva per peculato, confermata dalla Cassazione nel 2017, a causa delle bollette telefoniche del comune di Monza (del quale è stato assessore all’urbanistica). Un’utenza telefonica che Romani faceva usare a sua figlia. A suo onore va detto che nel frattempo ha provveduto a risarcire le casse municipali. Gli ex consiglieri regionali Enrico Aimi e Galeazzo Bignami, candidati rispettivamente al Senato e alla Camera sempre per Forza Italia, sono rinviati a giudizio nello stesso processo: quello per le spese pazze dei gruppi emiliani. Sono accusati di peculato: al primo sono contestati 58mila euro di rimborsi illegittimi, al secondo circa 35mila euro.
La Lega candida alla Camera (collegio di Fidenza) Giovanni Battista Tombolato: nel 2013 ha patteggiato 11 mesi di reclusione per aver autenticato alcune centinaia di firme false per le elezioni di Parma del 2012. En passant, col Carroccio scende in campo anche il sindacalista di polizia Gianni Tonelli (capolista a Bologna alla Camera). Non ha pendenze giudiziarie, ma nel suo curriculum ci sono gli insulti alle famiglie Cucchi e Aldrovandi e le dichiarazioni discutibili (eufemismo) sul reato di tortura e sul massacro della Diaz al G8 di Genova.
Sandra Amurri, Gianni Barbacetto, Andrea Giambartolomei, Andrea Managò, Giuseppe Pietrobelli, Ferruccio Sansa