C’è già un problema che rischia di far saltare l’assunzione a tempo indeterminato dei precari negli enti pubblici di ricerca, cosa promessa dal governo un anno fa. È un pasticcio tecnico, per il quale il Cnr e gli altri si trovano ora con le mani legate. Gli istituti di ricerca, infatti, hanno nei propri bilanci un fondo che serve a finanziare i trattamenti integrativi degli stipendi dei dipendenti: i turni extra, per esempio, o le reperibilità. Si chiama “fondo accessorio” e pochi giorni fa una circolare della ministra della Funzione pubblica Marianna Madia, voluta dalla Ragioneria dello Stato, ha impedito di aumentarne la capienza. Cosa che, però, sarebbe indispensabile per assicurare un posto stabile al personale a termine. Per due motivi: il primo è che l’entità di quel fondo deve essere proporzionale al numero di dipendenti a tempo indeterminato e, dato che questi ultimi aumenterebbero con le stabilizzazioni dei precari, servirebbero risorse aggiuntive a quelle attualmente disponibili. Il secondo è che la legge di stabilità impone agli enti di ricerca di pagare le assunzioni in parte con soldi propri. Il governo ha stanziato 13 milioni di euro per il 2018; gli istituti devono metterci, cercandoli nelle rispettive casse, almeno altri 6,5 milioni. Il fondo accessorio avrebbe potuto costituire un aiuto per racimolare i soldi necessari.
Insomma, con il fondo bloccato gli spazi di manovra sono stretti. Gli stessi presidenti degli enti – che sono i 13 posti sotto la vigilanza del ministero dell’Istruzione – sono pronti a prendere pubblicamente posizione contro la circolare. Bisogna ricordare che , a maggio, un decreto della ministra Marianna Madia ha previsto, per le pubbliche amministrazioni, la possibilità di stabilizzare i ricercatori e i tecnici con almeno tre anni di anzianità, oltre che di riservare concorsi interni per i co.co.co. e i cosiddetti assegnisti, sempre con tre anni di servizio. In totale, i precari sparsi tra Cnr e gli altri sono 8.800, 4 mila rientrano nei requisiti. La legge di stabilità ha messo sul piatto una cifra che copre (sempre con il cofinanziamento degli enti) non più di 2.500 stabilizzazioni. Insomma, almeno per una parte degli aventi diritto sembrava essere il momento buono per ottenere il posto fisso. Ora però la circolare rischia di vanificare tutto questo percorso. Al ministero della Funzione pubblica sono al lavoro per rimediare, anche perché il governo punta ad approvare il decreto di assegnazione dei fondi per le assunzioni entro il 2 marzo: cioè entro le elezioni.