Chi l’ha conosciutoda piccolo dice che era un bambino che non rideva né piangeva mai. Uno che raramente giocava coi coetanei. Meglio qualche lettura o la musica, violino in particolare. Ma crescendo il carattere si fece irrequieto: nel1891 venne bandito dalla chiesa del paese per aver preso a sassate i fedeli all’uscita della messa. Trent’anni dopo l’italia lo avrebbe conosciuto, con la marcia su Roma, il ventennio e l’alleanza con Hitler
Mao Tse Tung, il destino di un despota è nel nome
I genitori lo chiamarono -tung, che significa “sull’est”. Il nome della famiglia è Tse, “che brilla”. “Colui che brilla sull’est” crebbe tra fattorie, foreste e campi di grano. Natura, insomma. La stessa che gli si rivoltò contro nel 1906, con una serie di catastrofiche inondazioni che causano miseria anche per la sua famiglia. Sarà la molla per entrare nell’esercito, primo passo che lo porterà a tenere in mano le redini della Cina dal 1949 al 1976
Franco, prima del terrore timidezza e vergogna
Un bambinotimido, che si vergognava della bassa statura e della voce in falsetto. Un padre che lo abbandonò presto e un sogno, quello di entrare in accademia militare, che svanì all’improvviso, nel 1907. Ma l’esercito lo forgerà lo stesso, portandolo cinque anni dopo, da generale, in Marocco. Gli anni del colpo di Stato spagnolo del ‘37 e della dittatura che eliminerà 200.000 oppositori erano ancora lontani, ma Franco era già abituato a farsi obbedire.
Adolf Hitler, le peggiori ossessioni nate in famiglia
Il padre è stato il primo esempio di regime totalitario in famiglia. Modi rudi, fare autoritario, a cui il piccolo no si oppone finché non ne ha la possibilità. Ma nel 1938, quando la sua furia cieca sta per entrare nella fase più drammatica, con la Seconda Guerra Mondiale e lo sterminio degli ebrei, Adolf ordinò alla Wehrmacht di distruggere il villaggio natale del padre, segno di ossessioni che hanno origini profonde.
Gheddafi, il Re dei Re dell’Africa nomade
Alcune voci malignedicono fosse figlio illegittimo di un certo Albert Preziosi, un aviatore francese. Ma se uno cresce con le bombe e gli aerei da guerra sopra la testa può anche non farci caso. Contano solo la religione e il deserto, casa nomade della tribù in cui è nato. Col modello di Nasser guidò il colpo di Stato del 1969, che gli consegnerà la Libia per quarantatre anni, rendendolo, per sua stessa definizione, “Re dei Re dell’Africa”.
Il culto della personalità del mancato poeta Stalin
Sopravvissuto a una malformazione al piede e alle botte del padre ubriacone, per lui era pronto un futuro da poeta. Strada facendo si accorse che non era cosa. Dal romanticismo al realismo socialista, senza ritorno. Nel 1905 conobbe Lenin e cambiò tutto. La rivoluzione, l’ascesa, fino al totale culto della personalità che rese l’Unione Sovietica una super potenza mondiale, ma con costi umani di cui la Storia chiede il conto.
Idi Amin Dada, tra classici Disney e cannibalismo
Nato forse nel 1925 (non autorizzò mai una biografia ufficiale) in una tribù dell’Uganda, abbandonato dal padre fu cresciuto dalla famiglia materna. Rimase semianalfabeta e si arruolò nell’esercito coloniale britannico dove si fece notare per la sua fisicità imponente (fu chiamato Big daddy) e dove sviluppò una passione per i classici Disney. È uno dei dittatori più eccentrici e sanguinari di tutta la storia africana: fu accusato di mangiare i corpi dei suoi avversari.
Pol Pot e la dissimulazione di pensieri e sentimenti
La profezia scritta dalla madre sul muro di casa alla sua nascita si è avverata per Saloth Sar: “Tenace e metodico come un bufalo, si vendicherà spietatamente se tradito”. E così, disciplinato e ambizioso, dopo aver imparato dal padre a dissimulare pensieri e sentimenti, il piccolo si è trasformato in Pol Pot che, alla guida dei khmer rossi, fu ossessionato da complotti e tradimenti poprtando alla morte più di 2 milioni di persone.
Acquario, attendi fiducioso il lieto fine Leone: non andrà a finire benissimo
ARIETE – “Talvolta la sofferenza cade in errore. Anziché provocare un grido, produce un accesso di ilarità”: fidatevi di Max Blecher (Keller), voi Cuori cicatrizzati, e godetevi l’inaspettato momento di felicità, nel pieno della tempesta amorosa-ormonale.
TORO – “Quando senti che la violenza è imminente, hai il diritto di fuggire”: è questo il momento, dice Raphaëlle Giordano (Garzanti).
E aggiunge: La felicità arriva quando scegli di cambiare vita. Non devi mandare all’aria tutto, solo una relazione che ti va troppo stretta.
GEMELLI – Parlando di Attori, teatro e un po’ di vita (Mimesis), Maurizio Porro riporta una ficcante massima di Stanley Kramer: “Un film non ha mai cambiato le idee a nessuno”. Ricordatela bene, prima di iniziare a imbarcarti in un progetto professionale tanto ambizioso quanto futile.
CANCRO – Piuttosto che dare spiegazioni spiacevoli a chi ben sai, ti conviene adottare Il silenzio delle pietre, perché – spiega Vittorino Andreoli (Rizzoli) – “gli incivili si comportano male e non lo sanno, invece gli uomini perbene si comportano altrettanto male, ma lo sanno”.
LEONE – Con gli amici ti sei impelagato in una improbabile Operazione sale e pepe (Tea). Roberto Centazzo ti avvisa che non andrà a finire benissimo, e che l’umore di tutti potrebbe precipitare di “domenica mattina, sul lungomare: M. era afflitto, S. triste e P. incavolato”.
VERGINE – “Ogni particolare comincia ad andare a posto… Speriamo solo che non sia troppo tardi”: per evitarti Il lato oscuro dell’addio, come Michael Connelly (Piemme), recidi una perniciosa relazione d’affari prima di venire fregato sul più bello.
BILANCIA – Vai a ripetizioni di Felicità domestica da Lev Tolstoj (Fazi): come marito, non era proprio uno stinco di santo, ma la sapeva lunga. E ti incalza: “Se non l’amava, perché mai allora scherzare con lei come con una bambina?”. Ecco, appunto.
SCORPIONE – “Cazzo, Karla, sto così bene che neanche tu potresti rovinarmi l’umore”: turpiloquio a parte, faresti meglio a procacciarti un po’ di sano cinismo per rimettere al suo posto un/a partner ingombrante e pretenzioso/a, tipo Steven Gilbert in Colville (Coconino).
SAGITTARIO – “Si era sentita un’intrusa, come se assistesse a uno spettacolo che non riusciva a capire fino in fondo”: imita la protagonista del romanzo di Roberto Camurri (NN), e rimettiti A misura d’uomo, ovvero levati da un posto e un ruolo che non sai proprio gestire.
CAPRICORNO – I fiori non hanno paura del temporale, tu sì però, ed è un peccato in questo momento di eccitazione diffusa: “Ecco cos’è l’amore. Incontrarsi il 30 di febbraio e amarsi sui colori freschi”. Quanto ai colori freschi, chiedi all’esperta Bianca Rita Cataldi (Harper Collins).
ACQUARIO – Ti senti lontano Anni luce dalla serenità sentimentale. Però ti sbagli, sostiene Andrea Pomella (add): nel coniuge, così come “in questo surfista, c’è un’anima…
Se fosse una favola inizierebbe così”. Attendi fiducioso il lieto fine.
PESCI – “L’orologio segnava le 14.35. Doveva fare presto. Estrasse il taglierino e cominciò”: come avrai intuito, Mariano Sabatini sta apparecchiando un giallo truce. Primo venne Caino (Salani): per te significa che ti devi per forza sporcare le mani o non otterrai l’agognata promozione.
Il “don Matteo” che vince tra Renzi e Salvini è come l’eterno don Camillo
Non è Renzi e non è neppure Salvini, il Matteo che vince. È don Matteo, l’indiscusso eroe tivù che raccoglie intorno a sé un consenso impossibile sia per il leader del Partito Democratico come pure per il capo della Lega.
Il prete in bicicletta vince negli ascolti e sveglia nel pubblico una sintonia romantica ma ancor più politica. Ma se il nome di battesimo dei tre coincide nell’onomastica contemporanea, un altro elemento – la tonaca – stabilisce la prosecuzione dell’identità italiana. Don Matteo altri non è che un don Camillo, il parroco di Brescello, in altro format.
Il manesco risolutore della Carità di Cristo, creato dal genio letterario di Giovannino Guareschi, infatti non è mai uscito dal cuore e dalla pancia segreta degli italiani, quelli piccoli piccoli su cui nessuno si sofferma a chiedere “come stai?”. Non c’è più il comunismo e non esiste più la Democrazia cristiana delle risse consumate sotto i portici di Brescello, ci sono però steccati tra gli italiani ancora più alti di quanto non fossero quei due contrapposti bastioni nel dopoguerra. Il largo bacino su cui convergono i non garantiti, le popolazioni della grande provincia e i giovanissimi senza futuro resta remoto rispetto alla sempre più inamovibile élite il cui Politburo, oggi, ben più attrezzato di quanto fosse lo Stato sovietico di Giuseppe Stalin, gode di ogni tracotanza.
Il cuore del gigantesco prete della Bassa in verità batteva per la patria monarchica, don Camillo guerreggiava dal pulpito e dalla canonica per conto dello Scudo crociato solo per necessità storica. Peppone, il sindaco comunista, alzava le barricate contro l’oscurantismo clericale per poi ritrovarselo sempre al fianco, il prete – e lui, per converso, sempre sotto il Crocefisso – e sempre, entrambi, davanti al fatto compiuto chiamato umanità: “I poveri sono tutti uguali”.
Disegnato sul volto di Fernandel, don Camillo si faceva carico del suo Mondo Piccolo e quel che l’eterna tonaca d’Italia, anche nel contesto attuale, risolve – con don Matteo che l’antagonista lo trova immancabilmente nel comandante della stazione dei Carabinieri – è la favola attesa di sempre: che qualcuno che metta mano al groviglio, agli inciampi della vita, non per condannare, ma per dare una strada, un chiaro sì e un chiaro no. Nel solco della politica, ebbene sì.
La politica è il destino dell’eterna tonaca. Ed è quel modo in assoluto più facile di dividere per poi riunire. Bella forza, allora, che i politici si premurino di andare a Porta a Porta di giovedì quando Don Matteo, su Rai Uno, ha già arato il terreno. Nel 1948, alle elezioni, perfino il Vaticano premeva su Guareschi affinché facesse diga, con la sua penna e la sua matita, al comunismo. Poi, i Dc, lo sbatterono in galera, ma era il famoso “scherzo del prete”. Un altro format…