Cara Lucarelli mi piace la sua ironia e quindi cerco di emularla e le racconto la mia travagliata vicenda sentimentale anche perché mi è rimasta un’unica cosa da fare dopo l’epilogo: ridere di me. Cominciamo dall’inizio. Sono arrivato a 50 anni come tanti cinquantenni bellocci e facoltosi, con l’allergia alle relazioni sentimentali e agli champagne sotto i 200 euro a bottiglia. Non sono Briatore (anche perché ho ancora la mia fisionomia) ma mi inserirei in quel segmento lì: belle donne, belle macchine, bel lavoro, sborone quanto basta. Non sono modesto perché la modestia è la virtù degli sfigati e dico quindi senza modestia che ho avuto talmente tante gnocche che ci si potrebbe riempire un padiglione di Expo.
Il bello, in tutto questo, è che per anni non mi è mai capitata la sventura di innamorarmi, di desiderare quella cosa detestabile denominata “famiglia” e neppure di avere accanto gnocche imbarazzanti perché sono laureato e frequento gente di livello, non posso permettermi di uscire con scarti dell’Isola dei famosi o di altri reality che neanche guardo perché mi ricordano come sarebbe il mondo senza l’evoluzione della specie.
Certo, non ho frequentato neppure ingegneri nucleari, ma sempre belle ragazze con i congiuntivi a posto. Sei mesi fa sono in Polonia per un sopralluogo in un’area dove devo costruire una fabbrica e tra i delegati a illustrarmi la situazione dell’area c’è anche una ragazza chiamata a fare da traduttrice. Una scialba ragazzetta di Treviso che fa l’Erasmus a Varsavia. Finita la pratica si va a cena e lei si aggiunge al gruppo. Me la ritrovo accanto e fa quello che non le è dovuto: traduce le mie battute ai commensali del luogo, nonostante non fosse più pagata per farlo.
Nasce così un feeling inaspettato. Inaspettato perché è 15 cm in meno della mia fidanzata media, ha due taglie in meno di reggiseno della mia ultima fiamma e ha studiato più del necessario per farmi fare bella figura (parla 4 lingue). In più non è neppure un granché. Eppure alla terza vodka mi rincoglionisco. Non so se mi ha sciolto qualcosa nel bicchiere, ma perdo la testa. La serata finisce a letto, nel suo letto singolo da studentessa.
Da quel momento, rinuncio ai miei weekend a Montecarlo e mi ritrovo a passare i weekend in Polonia che voglio dire, non è mai stata la mia idea di mondanità. Lei mi disprezza per il mio esibizionismo, per il lusso, per i vizi, per il vissuto. Però resta con me. Diventa una specie di 50 sfumature di grigio in cui però vengo frustato io costantemente. Io che non mi ero mai innamorato mi ritrovo a ricaricarle il telefono per poter chattare con lei su whatsapp dopo le dieci di sera, perché non vuole svegliare la studentessa della stanza accanto. Una specie di legge del contrappasso in cui un cinquantenne vincente si ritrova a scodinzolare per una ragazzetta coi maglioni di lana infeltrita e il culo grosso. Fatto sta che due mesi fa mi lascia. Dice che ha conosciuto un polacco che fa il commesso in una libreria. Parto per Varsavia la sera stessa noleggiando un aereo privato. Busso alla porta di casa sua, lei è mezza nuda, lui è da qualche parte nella sua stanza. Piango. A 50 suonati piango per un culo troppo grosso. Ora sono tornato alle mie vecchie abitudini, Lucarelli, ma vorrei solo capire come sia possibile che una qualunque abbia potuto irretire un uomo non qualunque come me.
Non esistono culi troppo grossi. Esistono solo ego troppo grossi. E godo all’idea che un culo grosso possa ridimensionarli, talvolta.
Se “Bella ciao” è di parte allora 2+2 non fa più quattro
Cara Selvaggia, affido a questa lettera le poche parole (tra quelle riportabili) che mi rimangono per descrivere la deriva del politicamente corretto. L’ultimo fatto che ha fatto definitivamente traboccare il mio già ridimensionatissimo vaso della sopportazione, è la protesta di alcuni genitori di una scuola elementare di Roma scatenata dal programma di una cerimonia per il Giorno della Memoria, che prevedeva che i bambini cantassero Bella ciao. Secondo loro, infatti, la canzone che celebra la resistenza darebbe “una visione unilaterale degli avvenimenti storici”. Capito? Una visione unilaterale, perché effettivamente dall’altro lato della storia c’era gente che bruciava gli ebrei, distruggeva le sedi dei giornali con i manganelli, ammazzato un centinaio di migliaia di etiopi, senza contare lo schiavismo sessuale, per un posto al sole. Sono un maestro di italiano alle medie, non ho una particolare fede politica ma mi spaventa la deriva alla neutralità dell’educazione 2.0, speculare alla rete. Internet è il luogo adatto per rafforzare le proprie convinzioni: ti piace Mussolini? Eccoti centinaia di blog che lo santificano. Non credi alle foibe? Accomodati, guarda quanti ‘storici’ pronti a fornire le prove della loro inesistenza.
La scuola era rimasta l’ultimo baluardo alla democratizzazione della verità, con i libri, con i fatti, con le fonti dicevamo con chiarezza dove stava il bene e dove il male, allo stesso modo in cui spieghiamo che 2 più 2 fa 4. Ora stiamo perdendo un pezzo dopo l’altro, a suon di “Perù” al posto di “Gesù”, e se non possiamo nemmeno più dire che i nazisti, i fascisti, erano i cattivi, allora un giorno non potremo nemmeno più dire che 2+2=4.
Giovanni
Caro Giovanni, l’uomo più potente del mondo ritiene che il riscaldamento globale sia un’opinione. E il vero peccato è che la verità, quando verrà a presentarci il conto, non risparmierà nemmeno noi che la difendiamo.