È stata una cerimonia all’insegna della prudenza istituzionale quella che si è svolta ieri nell’aula magna della Cassazione per la consueta apertura dell’anno giudiziario. Né il neo presidente Giovanni Mammone né il neo procuratore generale Riccardo Fuzio hanno parlato di corruzione, di mafia, di una materia sensibile come le intercettazioni davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al ministro della Giustizia Andrea Orlando e al vicepresidente del Csm Giovanni Legnini. Entrambi si sono concentrati sulla deontologia dei magistrati e Fuzio, in particolare, ha chiesto un nuovo illecito disciplinare contro le esternazioni dei magistrati. Lo stesso Fuzio, ma nella relazione scritta, dedica un passaggio di “apprezzamento” per la riforma Orlando sulle intercettazioni.
È il neo Pg, come si diceva, che invoca una “tipizzazione” dell’illecito disciplinare contro magistrati non solo se parlano di indagini in corso ma anche se esprimono opinioni: “Le critiche politiche, le manifestazioni ideologiche, le dichiarazioni a commento delle iniziative del potere politico o governativo, pur se svolte in modo occasionale, possono creare un concreto pericolo di confusione dei ruoli, quello pubblico di magistrato e quello di cittadino, ed ingenerare così nella collettività il convincimento – non importa se erroneo – che l’attività istituzionale del magistrato sia stata condizionata, se non guidata, dalle opinioni personali”. Un passaggio della relazione sembra una stoccata ai pm di Napoli, Woodcock in testa: il pm deve “svolgere indagini nel modo più ampio possibile” esercitando “responsabilmente i poteri di direzione delle indagini e delle forze di polizia (instaurando con esse un rapporto istituzionale, non personale e privilegiato)” e deve archiviare “quando gli elementi acquisiti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio”.
È sempre il Pg che ha registrato “la progressiva percezione di arretramento dei valori di deontologia che accomuna non solo le magistrature ma anche la classe forense”. Nel 2017 i magistrati finiti sotto procedimento disciplinare sono 156 (163 nel 2016). Il 47,6% delle incolpazioni è per violazioni del dovere di correttezza. Quanto alla prescrizione è “ un nervo scoperto”, la riforma è “parziale”.
Il presidente Mammone si è concentrato sugli “obblighi deontologici” dei magistrati che devono essere “di misura e moderatezza, per preservare la loro immagine di terzietà non solo nell’ambito istituzionale ma anche nella vita privata e nei rapporti con i mezzi di comunicazione”. La prima preoccupazione per Mammone è quella delle fake news, mai messe in rilievo da suoi predecessori: “Il fenomeno può essere contrastato validamente, oltre che con le tradizionali forme di tutela giudiziaria, con la prevenzione, deve incrementarsi la conoscenza delle fonti di abuso” attraverso “un appropriato monitoraggio”. Al secondo posto c’è il femminicidio “di notevole allarme sociale” e poi c’è il bullismo: “allarmante fenomeno di aggressioni violente e immotivate”.