Anna Frank, niente squalifica solo una multa per la Lazio

Niente partite a porte chiuse per la Lazio dopo gli adesivi antisemiti con Anna Frank che indossa la maglia della Roma affissi dagli ultras biancocelesti lo scorso 23 ottobre in curva Sud allo stadio Olimpico durante il match di campionato contro il Cagliari. Il giudice federale aveva chiesto due turni senza pubblico ma ieri per il club di Claudio Lotito è arrivata una multa da appena 50 mila euro. La sentenza del tribunale federale – a due giorni dalla giornata della memoria dell’Olocausto – è destinata a far discutere, il pm ha subito fatto ricorso in appello. “La gravità dei fatti esposti è tale da dover essere oggetto di forte e decisa censura”, scrivono i giudici nella sentenza. Ma poi ricordano che “la società ha posto in essere tutte le misure per garantire un controllo efficace”. Quindi, per il tribunale federale, mancano “i presupposti” per la sanzione di “due giornate a porte chiuse”, misura che penalizzerebbe “la quasi totalità della tifoseria laziale per il becero comportamento di soli venti persone”.

Ostia come Suburra, arrestata quasi tutta la famiglia Spada

“Ti faccio cercare da tutta Ostia… ti spezzo tutte le costole. Io pijo le tenaglie e ti strappo i denti”. “Ti dovrei spacca solo la faccia. (…) Ti vengo a cercare… prendo tua madre, tuo padre..”. Il dizionario dell’intimidazione di alcuni appartenenti del clan Spada, a Ostia, lasciava poco spazio all’immaginazione. E chi lo subiva, come un imprenditore al quale davano protezione, sapeva che era “meglio stare con Spada”. Minacce, attentati, molotov, spaccio, usura, omicidio, ma anche “infiltrazione nell’attività amministrativa e politica”, o affari nel settore delle slot machine o degli stabilimenti balneari.

È la fotografia del popolato municipio di Roma che viene fuori dall’ordinanza del gip Simonetta D’Alessandro che ieri ha portato all’arresto di 32 persone, la maggior parte accusati di associazione mafiosa. È la prima volta che viene contestato il reato di 416 bis ad esponenti di questa famiglia. E i pm titolari dell’indagine Mario Palazzi e Ilaria Calò, coordinati dal procuratore Michele Prestipino, ne tracciano l’organigramma. A capo ci sarebbe Carmine Spada, detto “Romoletto”. Promotore dell’associazione è il fratello Roberto Spada, noto alle cronache per la testata data al giornalista del programma Nemo e che ha un ruolo “decisionale” insieme all’altro fratello Ottavio. E poi ci sono altri sodali.

“Spaventa, la natura organizzata, la base familistica e la ripartizione delle competenze – scrive il gip – sicchè il complesso dei soggetti chiamati a rispondere anche solo di reati satellite intanto ha la consapevolezza di gravitare in un’area di impunità, poi sa di poter contare sulla forza evocativa e minatoria del nome degli Spada”. Per il gip, il controllo “ferreo del territorio” “sfocia nell’obiettivo primario delle mafie: l’acquisizione di attività economico imprenditoriali”. “Ha senso concreto – è scritto nell’ordinanza – ipotizzare il vincolo di intimidazione e le correlate situazioni di assoggettamento e omertà proprie dei sodalizi mafiosi”.

L’ascesa e il potere dietro gli omicidi

È il 2011 quando, secondo gli investigatori, si afferma il dominio degli Spada: i Fasciani subiscono alcuni arresti e avviene il duplice omicidio Galleoni-Antonini. “I componenti del gruppo famigliare Cardoni-Galleoni – scrivono i pm – sono meglio conosciuti con lo pseudonimo di Baficchio”. Per i magistrati, i mandanti dell’omicidio sono Carmine e Roberto Spada.

Chi ne rivela i dettagli agli investigatori è Paul Dociu, primo collaboratore di giustizia interno al clan. Nel 2015 inizia a parlare con gli investigatori per “dare un futuro diverso ai miei figli”. “L’omicidio – dice – era stato programmato dalla famiglia Spada e dovevo commetterlo io e l’egiziano”. Poi i dettagli: “ (…)L’egiziano ha sparato a Giovanni Galleoni. (…) Uscendo dal bar Ottavio Spada ha puntato la pistola in faccia anche a Simone (…) Era un ragazzo che non c’entrava nulla e che pochi giorni dopo per paura ha lasciato Ostia con la famiglia”. Poco dopo, continua, “Roberto (Spada, ndr) mi diede 1500 euro da dare ad Abdel. (…)”.

Fuochi d’artificio per la pax mafiosa

Con gli Spada, Paul Dociu dice di aver commesso altri reati, come lo spaccio di hashish e cocaina.

Dopo l’omicidio di Galleoni ci sarebbero stati addirittura dei festeggiamenti. “Gli Spada – racconta il 21 dicembre 2015 la collaboratrice di giustizia, Tamara Ianni – hanno fatto in modo che in Piazza Gasparri venissero fatti esplodere fuochi pirotecnici per festeggiare la cosiddetta pax mafiosa”. “Più volte – aggiunge – gli Spada sono entrati a casa perchè convinti che mio marito, in quanto nipote di Giovanni Galleoni, custodisca il libro mastro”. Si tratta di un quaderno “in cui erano segnati tutti prestiti e gli altri crediti che Giovanni Galleoni elargiva ai commercianti”.

Il tariffario dell’usura: 45% in più al mese

Dell’attività di usura parla, invece, Michael Cardoni, nipote di Giovanni Galleoni: “Il pizzo corrisponde alla metà dell’incasso mensile. I commercianti non ammettono mai di pagare il pizzo ma si giustificano dicendo che fanno offerte e regalie fatte in amicizia per i bambini. Per quanto riguarda i prestiti a tasso usurario ogni mille euro devono essere restituiti 1450 euro nell’arco di un mese”.

Il capo clan: “Sono un morto che cammina”

Racconta anche di un prestito fatto a uomo del “centro anziani di Ostia: raccontava di aver ricevuto (…) 100 euro e di aver dovuto restituire il doppio”.

Spesso si arrivava alle maniere forti. In un’intercettazione, ad esempio, un uomo parla di sodale del clan che era andato in un ristorante “portandosi un lanciafiamme (…) Se si fosse infuriato sarebbe stato capace di dare fuoco a tutto”. “Quello Romolo – dicono gli intercettati – neanche ti minaccia, ma ti ammazza direttamente”. Anche Romoletto Spada aveva subito negli anni scorsi un duplice attentato. Ed è allora che esprime al fratello Roberto il desiderio di lasciare Ostia. “A me serve l’aria pulita – dice –. Sono un morto che cammina, se dovessi portare una pistola mi fermano e vado in galera”.

Il giro d’affari verso Roma centro

“L’attività tecnica – è scritto negli atti della Procura di Roma – ha evidenziato come il gruppo criminale è interessato ad ampliare il proprio giro di affari mediante l’acquisizione di nuovi spazi nel settore delle sale da gioco”. In alcune intercettazioni, “gli indagati ricercano locali in zona Piazza Vittorio Emanuele”, in centro a Roma, “o a Torvaianica”. Sequestrati ieri circa 200mila euro durante le perquisizioni, effettuate anche nelle case di alcuni sodali, dove non mancavano troni dorati con tanto di imbottitura rossa.

 

Lazio, Lombardi (M5S) pensa a un assessorato per Sergio Pirozzi

Una poltrona da assessore alla Ricostruzione a Sergio Pirozzi. È l’idea di Roberta Lombardi, candidata governatrice del M5S nel Lazio, per coinvolgere dopo il voto il sindaco di Amatrice, anche lui candidato per la Regione. Lombardi ne avrebbe già parlato informalmente allo stesso Pirozzi, sussurrano fonti del Movimento. Ma di certo ha già espresso di persona al sindaco il suo apprezzamento in un incontro ad Amatrice, il 13 gennaio scorso. E rendendo nota l’idea Pirozzi per un assessorato, la candidata a 5Stelle prova chiaramente a rispondere al centrodestra, che proprio ieri ha lanciato Stefano Parisi come candidato governatore. Ma le possibilità dell’ex candidato sindaco a Milano sembrano residue, visto anche che Pirozzi , vicino a Fratelli d’Italia, non sembra volerne sapere di ritirarsi. E ieri il sindaco lo ha ribadito con un gioco di parole su Facebook: “Meglio Han solo che male accompagnati”. Accanto, una foto dell’attore Harrison Ford nei panni del giovane Han Solo in Guerre stellari e sotto la scritta Toccavince e il simbolo della lista in suo sostegno alle elezioni regionali.

Fs, voglia di egemonia sui trasporti a Milano. Ma senza metterci soldi

È uno stillicidio, quello degli incidenti, piccoli o grandi, che capitano sulle linee Trenord. L’11 aprile 2017 un uomo morì dopo essere stato trascinato per alcuni chilometri da un treno in partenza dalla stazione di Albate Camerlata, nei pressi di Como: mentre tentava di salire in vettura era rimasto con un piede incastrato tra le porte. Un mese dopo, a maggio, su Facebook compaiono alcuni filmati di treni della linea Colico-Chiavenna che corrono a tutta velocità su passaggi a livello con le sbarre alzate. Allora, per un miracolo, non ci scappò il morto. Ieri per il treno deragliato a Pioltello i morti sono stati tre e un centinaio i feriti. Prima o poi doveva succedere, visto lo stato di salute di Trenord, croce dei pendolari lombardi che da anni protestano per i guasti, i ritardi, l’affollamento, la sporcizia dei vagoni.

Ma il disastro ferroviario di ieri ha come orizzonte uno scontro di potere. Protagonista: Renato Mazzoncini, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, ultrarenziano, asso pigliatutto del trasporto pubblico. Trenord è una società controllata al 50 per cento da Fnm, Ferrovie Nord Milano, holding della Regione Lombardia, e al 50 per cento da Trenitalia, società delle Fs di Mazzoncini. Fnm e Fs sono soci a metà, ma non senza scontri e polemiche. Regione Lombardia e Fnm negli ultimi anni hanno investito 450 milioni di euro per rinnovare i mezzi, comprando 45 nuovi treni, e hanno avviato una gara per altri 161 treni, valore 1,6 miliardi di euro, che cominceranno a essere consegnati nel 2020.

E Fs? Investimenti zero. Gli ultimi conferimenti sono del 2009, quando Fs passò a Trenord un’ottantina di vecchi treni ex Trenitalia. Il risultato è che il materiale rotabile di Trenord è antico. Nel 2015, ben 150 treni (la metà di tutti i convogli in servizio) avevano un’età media di 27 anni. Oggi il numero è sceso, ma solo per l’apporto di Fnm e Regione Lombardia, senza alcun contributo di Fs.

Questa volta però sembra che l’incidente sia stato causato non da un guasto del treno (in un primo momento era stata fatta l’ipotesi della rottura di un carrello), ma da un cedimento della rotaia, dunque da un problema della rete. Quella servita da Trenord è di 2 mila chilometri, 300 di proprietà Fnm attraverso la controllata Ferrovie Nord, e 1.700 di Rfi, Rete ferroviaria italiana, società al 100 per cento Fs. La sciagura è avvenuta in un tratto Fs. Eppure Mazzoncini ha sempre rivendicato la netta superiorità, per quanto riguarda la sicurezza, della sua rete nazionale in confronto alle reti regionali. Tanto che dopo un grave incidente avvenuto in Puglia nel luglio 2016, quando due treni della società Ferrotramviaria si scontrarono sulla linea Bari-Barletta causando 23 morti e una cinquantina di feriti, Mazzoncini chiese che le reti regionali passassero tutte a Fs. La proposta arrivò in Parlamento, sostenuta dal Pd di Matteo Renzi, grande sponsor di Mazzoncini. Solo le pressioni di alcune Regioni, tra cui la Lombardia che aveva fatto investimenti nella sua rete ferroviaria e non soleva cederla gratis a Fs, hanno ottenuto di modificare il progetto, imponendo che il passaggio alle Fs avvenisse soltanto con l’assenso delle Regioni.

Mazzoncini è da mesi al centro di grandi manovre per crescere nel settore del Tpl, i trasporti locali pagati con soldi pubblici. A Milano, l’assalto a Ferrovie Nord appare soltanto come il primo passo per arrivare al boccone più prezioso, Atm, l’azienda comunale che gestisce i trasporti milanesi. Nell’impresa appare spalleggiato dal sindaco Giuseppe Sala e dal suo uomo forte, l’assessore al Bilancio Roberto Tasca, che già hanno aperto le porte a Fs nella linea M5 della metropolitana milanese e nel progetto immobiliare milionario degli Scali ferroviari.

Ora la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per disastro ferroviario colposo. Saranno molto probabilmente iscritti nel registro degli indagati i vertici e i responsabili della sicurezza di Rfi, proprietaria della rete. Tra questi, l’amministratore delegato, Maurizio Gentile.

Il nome di Gentile è già comparso in un’altra inchiesta, per turbata libertà del procedimento d’appalto. Era il 2015 quando la Procura di Firenze ipotizzò che Gentile avesse facilitato un’azienda, la Speno International sa, nella gara per la molatura delle rotaie. In un’intercettazione, il referente dell’azienda, Stefano Perotti, faceva capire che conosceva bene l’ingegner Gentile e che c’erano ottime prospettive “per lavorare bene”. A Perotti viene riferito anche che Ercole Incalza, ex dirigente del ministero dei Trasporti, era “in possesso di una pennetta con dentro tutto il materiale che gli ha mandato Gentile… sul cambiamento del tracciato”. L’inchiesta fiorentina sulle grandi opere è stata però archiviata nel 2016 perché “gli elementi emersi dalle indagini preliminari non erano sufficienti a fondare l’accusa in giudizio”.

Disagi e caos in tutta Italia. In ritardo anche le Frecce

Il tragico incidente ferroviario alle porte di Milano ha causato forti disagi alla circolazione dei treni, anche al di fuori della Lombardia. La tratta della Milano-Treviglio è infatti snodo centrale non solo per molti treni locali, ma anche per alcune linee dell’Alta velocità. Per diverse ore è stata bloccata del tutto la circolazione da Milano verso Brescia, Bergamo, Cremona, Varese e Novara. La stazione di Pioltello, vicina al luogo dell’incidente, è stata collegata a Milano attraverso bus verso Cassina de’ Pecchi, dove i passeggeri hanno potuto raggiungere il centro di Milano attraverso la linea della metropolitana.

Trenord ha istituito autobus sostitutivi per coprire le maggiori tratte regionali, mentre Atm, la società che gestisce il trasporto pubblico milanese, ha potenziato il servizio della metropolitana e dei mezzi di superficie, concedendo la possibilità di viaggiare gratuitamente su tutti i mezzi a chi fosse in possesso di biglietti o abbonamenti Trenord.

Ma non ci sono state soltanto le difficoltà per entrare a Milano dalla periferia. Il blocco della Milano-Brescia ha fatto sì che i treni della Torino-Venezia fossero deviati lungo l’itinerario Milano-Bologna-Verona-Venezia, con conseguenti allungamenti dei tempi di percorrenza.

Già poche ore dopo l’incidente, Trenitalia ha avvisato i viaggiatori dei necessari correttivi sui percorsi, consentendo agli utenti titolari di un biglietto di ottenere un rimborso nel caso non avessero voluto usufruire del viaggio.

Dovendo poi convogliare su alcune linee un numero insolitamente alto di treni, intere zone sono state intasate dal traffico. In mattinata, l’Eurostar 9703 Milano-Udine è arrivato alla stazione Venezia Mestre con più di un’ora e mezza di ritardo, mentre alcuni treni di collegamento tra il capoluogo veneto e Torino sono stati cancellati.

Situazione simile nel pomeriggio, quando sulle stesse linee i treni hanno continuato a viaggiare con almeno 70 minuti in più rispetto all’orario previsto.

Alcuni problemi sono stati segnalati anche a Bologna e Verona, che hanno dovuto assorbire parte del traffico milanese. Le deviazioni hanno congestionato il flusso dei treni in prossimità delle due stazioni, causando disagi a catena anche sui convogli non direttamente legati alla tratta interrotta a causa dell’incidente.

Per lo stesso motivo, in diverse stazioni sono venuti meno gli slot di stazionamento sui binari, occupati dal maggior numero di mezzi in transito, rendendo problematico l’avvicendamento dei treni soprattutto nei centri più piccoli.

Il deragliamento di Sala e toninelli

Doppio deragliamentodella politica e della decenza a seguito della tragedia che ha investito i passeggeri del convoglio di Trenord Cremona-Milano. Il primo a sbroccare sulle agenzie è il sindaco di Milano. “È andata quasi bene, i morti potevano essere di più” osserva quasi con un sospiro di sollievo Giuseppe Sala, commentando il primo bilancio delle vittime. La tensione gioca un brutto scherzo anche al deputato dei 5stelle Danilo Toninelli, originario del Cremonese, che dopo aver letto il commento di Sala sbotta su twitter: “#Sala si deve vergognare! Tre morti e tanti feriti, anche gravi, sono un’enorme tragedia che si poteva e si doveva evitare! Chieda immediamente scusa alle famiglie delle vittime e ai feriti e impari a tacere!”. E sui social si scatena l’inferno. L’assessore milanese Pierfrancesco Majorino risponde: “Sei proprio uno sciacallo ignorante, il Comune di Milano non c’entra niente in questa vicenda e peraltro è una giornata nella quale potremmo stare zitti e rispettare, comunque, il dolore”. Più di 500 i commenti al tweet di Doninelli, dove sostanzialmente gli si rimprovera di aver sbagliato bersaglio e di aver perso un’occasione per tacere. Un invito che va condiviso ex aequo.

Storie di disastri e morte: i casi degli ultimi anni

Negli ultimi anni l’Italia ha dovuto piangere altri incidenti ferroviari. Il 29 giugno 2009 sono 32 i morti del disastro ferroviario avvenuto intorno a mezzanotte alla stazione ferroviaria di Viareggio (Lucca). Un carro cisterna con Gpl di un treno merci è deragliato esplodendo nei pressi della stazione e investendo le case vicine. Nell’aprile dell’anno seguente, un incidente nel Meranese, in Alto Adige, provoca nove morti e una trentina di feriti. A marzo del 2014 quattro persone restano ferite gravemente dopo un incidente ferroviario avvenuto tra Gimigliano e San Pietro Apostolo, in provincia di Catanzaro, dove un treno dei pendolari che viaggiava verso Soveria Mannelli si scontra con un locomotore diretto a Catanzaro.

Nel luglio del 2016, poi, si contano 23 morti e oltre 50 i feriti nell’incidente ferroviario che avviene nelle campagne tra le stazioni di Corato e di Andria, al 51esimo chilometro della linea Bari-Barletta. Due treni si scontrano in un tratto caratterizzato dalla presenza di un singolo binario. A provocare l’incidente la mancata comunicazione tra i due capistazione.

Delrio: “Accertare subito la verità” Salvini: “Ecco i tagli al trasporto locale”

La politica si divede tra cordoglio, proteste e speculazioni elettorali. “È inaccettabile morire mentre si va al lavoro. Vogliamo la verità” sull’incidente ferroviario a Pioltello: così il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, a seguito del vertice sulla sicurezza convocato alla Prefettura milanese, a cui erano presenti il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, l’ad di Fs Renato Mazzoncini e quello di Trenord, Cinzia Farisè. Il titolare del dicastero dei trasporti, sottolineando che “il sistema ferroviario italiano è tra i più sicuri al mondo”, ha annunciato che “la direzione investigativa del ministero ha già attivato la Commissione di inchiesta e che anche la agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria ha già attivato una sua inchiesta parallela” sul deragliamento di stamattina. Hanno fatto discutere, invece, le parole del leader della Lega, Matteo Salvini, che ha accusato: “Mi viene in mente che ogni anno che si discute a Roma c’è sempre la riga tagli al trasporto pubblico locale. Prima di tagliare bisogna valutare dove”. Poi il numero uno del Carroccio prova a metterci la pezza: “È il momento della preghiera, della vicinanza ai parenti e del ringraziamento ai soccorritori. Se a livello centrale e statale verranno accertare responsabilità, ne riparleremo”.

“Sembrava di essere in un film”

“Sono distrutta. Una cosa del genere l’ho vista solo nei film”. Sono le prime parole di Samuela Begarelli, 39 anni, di Trescore Cremasco (Cremona), sopravvissuta all’incidente ferroviario avvenuto a Pioltello.

Si è accorta di quello che stava accadendo?

Ero sulla prima carrozza, quasi addormentata. Verso le sette ho sentito una brusca frenata. Il vagone continuava a traballare, la luce andava e veniva. Poi il treno si è fermato. Qualcuno ha provato a raggiungere gli altri vagoni ma era tutto bloccato.

Siete rimasti imprigionati?

Quando hanno aperto le porte del mio vagone, siamo riusciti a scendere. Mi sono resa conto che il treno era deragliato: la terza carrozza era piegata su un lato con un palo della luce conficcato nel vagone.

Quando sono arrivati i soccorsi?

Siamo rimasti in mezzo ai binari senza alcuna segnalazione. I soccorsi, anche a causa del tratto ferroviario difficile da raggiungere, sono arrivati dopo circa trenta minuti.

Siete stati assistiti dal personale ferroviario?

Quelli non feriti li hanno trasportati a Segrate dove abbiamo trovato due ambulanze. Siamo rimasti sul marciapiede della stazione al freddo per oltre un’ora.

“Mamma aiuto, stiamo deragliando”. “Scappa!”. Così il vagone 3 si è preso 3 vite

Limito di Pioltello (Milano)

Ha urlato scappa, scappa. Poi solo il silenzio. Tremendo, assurdo. Sono questi gli ultimi istanti di Giuseppina Pirri, 39 anni, originaria di Cernusco sul Naviglio. A raccontarlo è il padre che ha assistito alla telefonata della moglie con la figlia, pochi secondi prima che il treno deragliasse, subito dopo la stazione di Limito di Pioltello. “Mamma aiuto, stiamo deragliando”. Queste le ultime parole di Giuseppina. “Mia moglie – ha raccontato il padre – le ha detto scappa, ma poi non ha sentito più niente. Sono andato là, era ancora incastrata dentro al treno. Poi mi hanno detto che non ce l’ha fatta, si lamentava sempre perché i treni erano spesso rotti e sempre pieni”. Giuseppina è una delle tre vittime del disastro di ieri mattina alle porte di Milano. Tutte donne, tutte lavoratrici che stavano andando nel capoluogo lombardo. La seconda è Pierangela Tadini, 51enne originaria di Caravaggio ma residente a Vanzago (Milano). Viaggiava con la figlia Lucrezia di 18 anni, che si è salvata ma è rimasta ferita. La terza è Ida Maddalena Milanesi, 62 anni, anche lei di Caravaggio, medico, specializzata in radiologia, neurologia e neurologia oncologica, dirigente dello staff di radioterapia dell’istituto Neurologico Besta di Milano.

Tutte e tre le donne sono morte all’interno del terzo vagone scaraventato di lato dopo l’incidente. Decine i feriti, cinque ricoverati in codice rosso, e 42 lievemente contusi. Tra i ricoverati in gravi condizioni c’è Daniela Sassi, 38 anni, figlia del sindaco di un comune del Cremonese. Il padre è stato avvertito dal genero. “Lui – spiega il primo cittadino – ha ricevuto la chiamata da un altro passeggero. Mia figlia non riusciva a parlare, aveva le gambe incastrate fra le lamiere ed è rimasta bloccata per oltre un’ora prima che i soccorritori riuscissero a raggiungerla e a liberarla”.

E poi ci sono le testimonianze dei sopravvissuti. Un giovane rumeno era nel terzo vagone. “Ho visto una delle donne che poi è morta, ho provato a salvarla, ma era incastrata, quindi sono uscito e ho dato una mano come potevo”.

Parla a singhiozzi, un uomo che lavora come macchinista al Teatro la Scala: “Vicino a me c’erano tre persone, erano gravissime, piene di sangue, ma non so che fine hanno fatto”. Fotogrammi drammatici. Vissuti poco prima delle sette del mattino di ieri, in pieno buio. “A un certo punto – racconta un’altra testimone – si è spenta la luce, non si vedeva nulla. Si sentiva solo urlare”. Non è facile ricordare. Un ragazzo spiega che “si sentiva il treno traballare poi un rumore di sassi”. Evidentemente la carrozza che inclinata dopo il deragliamento stava strisciando sulla massicciata. “Anche io ero nella terza carrozza – racconta una testimone –, poi siamo scivolati e la gente mi è venuta addosso, ho pensato qui moriamo tutti”. Un ragazzo straniero, invece, ha provato a salvare un ferito grave “ma – dice – era incastrato tra le lamiere e non riuscivo a estrarlo, così sono rimasto lì con lui a confortarlo fino a che non sono arrivati i soccorsi”. Una dopo l’altro le parole dei sopravvissuti ricostruiscono un quadro drammatico. “Le porte erano bloccate – racconta un uomo –, allora molta gente ha iniziato a picchiare sui finestrini per uscire, altri che erano già giù hanno preso i sassi della massicciata per rompere i finestrini”.

Il treno dopo il colpo preso sul giunto rotto ha percorso oltre tre chilometri, gli ultimi due strisciando fuori dalle rotaie, perché uno dei carrelli con le ruote è schizzato via. “Si – dice un altro sopravvissuto – a un certo punto ho visto le ruote dal finestrino, volavano letteralmente”. “Quando siamo arrivati – raccontano i volontari della Protezione civile, 80 persone in tutto – la gente era sotto choc, non si muoveva, non parlava, è stato una situazione incredibile”. Non a caso nei due punti di raccolta tra Seggiano e Segrate per tutta al giornata di ieri le persone sono state assistite da alcuni psicologi.