“Il M5S porta avanti quei principi che la sinistra ha dimenticato. Sono valori presenti anche nel programma di governo: poi per un’intesa dopo il voto dipende da quanto è sorda la sinistra attuale”. Luca Bergamo, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Roma, era stato già in Campidoglio con Francesco Rutelli nel 1994 come consulente, per poi tornarvi con Walter Veltroni (nel 2006 fu candidato per l’Ulivo, senza essere eletto). Ora giura che del Movimento condivide molto.
Lei è un uomo di sinistra.
Sì, lo sono.
E la sindaca Raggi? Ha rapporti stretti con l’Anpi, e con i partigiani ha cantato Bella Ciao. Ha un ottimo rapporto anche con i sindacati, e vuole rimuovere dalle strade i nomi dei firmatari del manifesto fascista per la razza.
Sono decisioni che manifestano una veduta, espressa anche con la difesa della Costituzione dal referendum. Ma più in generale queste sono istanze che portano un pezzo di società a chiedere allo Stato di fare lo Stato, regolando la vita economica e tutelando tutti. Penso alla battaglia sull’acqua, o alla volontà di mantenere pubblici i servizi essenziali. Lotte che la sinistra ha dimenticato.
Il M5S le porta avanti?
Sì, in tutti gli atti che facciamo.
I 5Stelle lo ius soli non l’hanno votato.
Secondo me hanno fatto male. La legge andava modificata, ma il riconoscimento del diritto a essere cittadini a chi vive qui va riconosciuto.
Luigi Di Maio ha presentato i 20 punti di programma del M5S, su cui cercherà un’intesa con altri partiti dopo il voto. Ma possono favorirlo questo accordo?
Sono punti che ragionano sul medio e lungo periodo, e questo è già positivo. Dopodiché, quelle proposte parlano a un certo elettorato. In alcuni passaggi del programma ci vedo elementi della cultura azionista.
E dove sarebbero?
Innanzitutto, proprio nel tempo medio-lungo previsto per realizzare cose. Soprattutto, questi punti dicono che bisogna tornare occuparsi del rapporto tra accumulazione del profitto e diritti. Penso alla scuola, che deve tornare un luogo per formare le coscienze e non un posto da cui sfornare la manodopera. Un mix tra riforma dello Stato e stimolo a comportamenti virtuosi.
L’accordo a sinistra è l’unica strada? O c’è pure la Lega?
Io un accordo con la Lega non lo farei mai. E non vedo come il Carroccio possa aderire al programma e ai valori M5S.
Di Maio le ha chiesto di fare il ministro della Cultura?
Il mio lavoro mi piace e sono orgoglioso di farlo. E non mi hanno chiesto di fare il ministro.
In un anno e mezzo di giunta è successo di tutto.
Siamo una squadra coesa.
Non direi: sono saltati sei assessori e dirigenti a iosa.
Siamo coesi proprio perché abbiamo mandato via certe persone.
Come il suo amico Paolo Berdini, l’ex assessore all’Urbanistica? Denunciò la vostra resa a lobby e costruttori.
Con Paolo c’era una profonda diversità di vedute. E lui si è comportato molto male con la sindaca.
Lei cosa ha fatto in concreto?
Quando siamo arrivati abbiamo trovato il caos, con una pluralità di enti che non si parlavano tra loro. Abbiamo fatto ordine creando dei poli, come quello attorno al Teatro di Roma, e differenziando l’offerta dei musei. Soprattutto, il nostro scopo è quello di allargare a tutti l’offerta culturale. Per questo abbiamo creato la tessera annuale per i residenti, che con 5 euro possono accedere ai 21 musei civici. E poi abbiamo riaperto le biblioteche chiuse, fondamentali. Il sistema ha reagito ai nostri impulsi.
Vi siete opposti al decreto del ministero dei Beni culturali che istituiva il Parco archeologico del Colosseo, e avete perso. E in ballo c’era anche la gestione degli incassi.
Noi conosciamo gli incassi, ma non ci dicono nulla sui costi di gestione. Per dire, il Louvre incassa 110 milioni all’anno ma ne costa il doppio. E comunque la vera differenza con Franceschini non è sui soldi, bensì sul fatto che questo decreto crea una pluralità di enti che hanno competenza su quel patrimonio, e si sovrappongono.
Danno anche economico.
Sì, ma il tema non sono i ricavi, perché non copriranno mai i costi. Il vero punto è che con la cultura crei coesione sociale, ed eviti la gente che si scotenni. Partecipare alla vita culturale può ricostruire una comunità, ridare felicità. E questo quanto vale? Per questo abbiamo spostato l’Estate romana fuori dal centro.
Lei è autoindulgente.
No, ho commesso errori.
Ne dica alcuni.
Non sono andato abbastanza dritto nei rapporti con la macchina del Comune. E non sono ancora riuscito a incidere sui cinema e sull’audiovisivo. Ma stiamo recuperando.