“Cori razzisti”, per il Verona gara senza pubblico

Il Verona dovrà giocare una gara di campionato senza il sostegno della propria curva. Il giudice sportivo di Serie A, Gerardo Mastrandrea, non ha fatto sconti di fronte ai cori discriminatori, nei confronti dei tifosi napoletani, e razzisti, all’indirizzo di Kalidou Koulibaly e Victor Osimhen. Per il giudice “la gravità dei fatti, la dimensione, durata e percezione dei detti cori comportano la non applicazione della sospensione dell’esecuzione della sanzione”. Per quanto riguarda invece lo striscione apparso fuori dal Bentegodi prima della partita contenente le coordinate della città di Napoli, a indicare di colpire la città, e le bandiere di Ucraina e Russia, il caso non rientra nell’ambito della giustizia sportiva ed è seguito dalla Digos.

La versione di Fontana&C: il disastro lombardo “colpa di Oms e Carnevale”

Durante le prime due ondate Covid, la “Regione Lombardia ha operato attivamente, instancabilmente e con ogni mezzo a propria disposizione per contrastare il deflagrare di un evento sconosciuto e inatteso, mettendo in campo mezzi, strumenti, personale e conoscenze tecniche e scientifiche, che hanno fatto da esempio per il resto del sistema Paese”. A dirlo è la relazione (auto assolutoria) di maggioranza della Commissione regionale di inchiesta Covid. Un documento che Il Fatto ha letto, in cui mai si mette in dubbio l’operato della giunta Fontana, nonostante al 13 ottobre 2020 (data in cui termina l’investigazione) la Lombardia contasse 114.800 casi e 16.994 morti, un terzo dei contagi e la metà dei decessi di tutta Italia.

Per i consiglieri di Fontana, il dilagare dei contagi e il collasso degli ospedali non fu causato dall’impreparazione del sistema sanitario regionale, né dallo smantellamento della medicina territoriale, ma “dal totale fallimento dell’Oms”.

La mancanza di Dpi? Colpa del Piano pandemico nazionale non aggiornato dal 2006. Verissimo. Ma si tace il fatto che anche il Piano regionale fosse fermo al 2009 e che quel documento imponesse a Regione l’obbligo di valutare il fabbisogno e di stoccare camici e mascherine. Le accuse dei medici di famiglia sterminati dalla carenza di mascherine? Non pervenute. E la strage nella Rsa? Anche lì nessuna responsabilità, men che meno l’assessore Giulio Gallera (citato solo due volte), autore della delibera 2906 dell’8 marzo 2020 che portò i pazienti Covid nelle residenze. Per la maggioranza, la strage di anziani è stata colpa di altro (le “feste di Carnevale” e le “visite dei bambini in maschera”, per esempio), ma anche delle stesse Rsa, colpevoli di non aver segnalato le polmoniti sospette già prima del 21 febbraio 2020. Anzi, la delibera Gallera fu un successo, dicono.

L’ospedale in Fiera, invece, è definito “una struttura in grado di curare ogni patologia correlata al Covid” dotata di “stanze vere e proprie”. Un clamoroso falso. Anche sulla mancata zona rossa di Alzano e Nembro il centrodestra non ha dubbi: “È evidente che la responsabilità sono da attribuire al governo centrale”. L’indagato che si auto-assolve. Nella relazione non si accenna a Gallera che il 4 luglio 2020 ammetteva pubblicamente di essersi sbagliato e, citando la legge 833 1978, dichiarava che la Regione avrebbe potuto dichiarare la chiusura totale. Così come non si fa parola della mancanza delle Usca, che il 27 aprile 2020 in Lombardia erano il 20% del previsto e il 21 luglio, con una media nazionale del 49, erano ancora al 27. Né si accenna all’ospedale di Alzano, chiuso dopo i primi casi, che fu obbligato dai vertici regionali a riaprire senza esser stato sanificato. La testimonianza in commissione dell’ex direttore della struttura Giuseppe Marzulli che avrebbe potuto far luce sia sulla mancata zona rossa in Val Seriana sia sulla mancata chiusura dell’ospedale, è stata interrotta per l’abbandono dell’aula da parte dei membri della maggioranza. Marzulli non è stato più ascoltato. In compenso lo sono stati tutti i dg e i direttori sanitari di Ats e Asst nominati dal Pirellone. Tutti sostenitori della stessa tesi: “Siamo stati bravissimi, è arrivato uno tsunami, che la Regione ha gestito, nelle condizioni date, egregiamente”, come scrive il consigliere di +Europa, Michele Usuelli. Del resto, l’intera gestione della commissione, presieduta dal Pd Antonio Girelli, ha suscitato diverse polemiche. È stato lui a decidere di secretare tutte le audizioni e di avvalersi per le indagini non di esperti esterni, ma di Polis (ente regionale controllato da Fontana). E le opposizioni? Si sono spaccate, incapaci di trovare un testo unitario, hanno presentato tre relazioni di minoranza. Quella del Pd, poi, non è stata firmata neanche da tutti i suoi consiglieri.

Super green pass, stop obbligo sul lavoro per gli over 50 anni

Dal 1° maggio, se non dal 1° aprile, gli ultracinquantenni non rischieranno più la sospensione dal lavoro e dallo stipendio se non sono vaccinati contro il Covid-19. Cadrà l’obbligo di super green pass (vaccino o guarigione) per lavorare, introdotto il 15 febbraio per la loro fascia d’età. Basterà il pass base che si ottiene anche con il tampone negativo e vale per tutti i lavoratori. Gli over 50 non vaccinati, fino al 15 giugno, rischieranno ancora i 100 euro di multa.

Così hanno deciso ieri Mario Draghi e Roberto Speranza, sentiti i professori Silvio Brusaferro e Franco Locatelli che nel post-emergenza, dal 1° aprile, potrebbero sostituire di fatto il Comitato tecnico scientifico. Con qualche dubbio del ministro della Salute perché le terze dosi vanno a rilento, ma contro il pass per lavorare oltre alla Lega ci sono M5S e Forza Italia. Oggi la riunione con le Regioni, domani il decreto. La sospensione da lavoro e stipendio per mancata vaccinazione resterà in vigore per il personale sanitario, potrebbe esserci qualche allentamento per lavoratori della scuola e delle forze dell’ordine oggi obbligati anche sotto i 50 anni. Proprio oggi il Tar Lazio, che l’ha già sospesa per alcuni agenti penitenziari, deciderà su una ventina di militari a casa senza paga. Il generale Francesco Paolo Figliuolo dovrebbe cessare il 31 marzo dal suo incarico, ma la logistica dei vaccini potrebbe rimanere alla Difesa per un po’ se, come pare, Protezione civile e Salute non ce la fanno

Ieri il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha confermato che il 1° aprile diremo addio al super green pass per attività sportive e bar e ristoranti all’aperto, come già annunciato da Draghi insieme alla fine dello stato d’emergenza e delle fasce di rischio colorate. Probabilmente per mangiare e bere all’aperto non servirà neanche il pass base, che però sarà obbligatorio per baristi e camerieri: l’opposto di quello che avveniva mesi fa. La capienza negli stadi salirà dal 75 al 100%, resta l’incognita pass. Dal 1° maggio sparirà anche nei locali al chiuso. Via il super pass a maggio anche per alberghi, treni e bus. Via le quarantene da contatto anche per i non i vaccinati. Via l’obbligo di mascherina Ffp2 nelle scuole. La mascherina al chiuso per ora resta e così arriveremo all’estate, sperando che la primavera freni la risalita dei contagi che del 40% a settimana. È il sole la migliore politica anti-Covid. Ma intanto frena la discesa dei dati ospedalieri: i ricoveri risalgono in 10 Regioni. La speranza è che il governo introduca norme a tutela dei soggetti più fragili come i tamponi periodici a chi assiste anziani e malati, suggeriti dal professor Andrea Crisanti. In attesa che si decida su eventuali richiami vaccinali in autunno, magari – chissà – con vaccini adattati alle varianti più diffuse.

Grillo jr, oggi si parte Citati oltre 70 testimoni

Sono più di 70 i testimoni citati al processo per il presunto stupro dell’estate 2019 in Costa Smeralda che vede imputati Ciro Grillo – figlio di Beppe Grillo – e tre suoi amici. Il dibattimento con rito ordinario si apre oggi a Tempio Pausania. I quattro sono accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di due loro coetanee. La denuncia di una di loro, italo-norvegese, 19 anni all’epoca dei fatti, ha fatto scattare l’inchiesta. Tra le persone citate: il proprietario del B&B dove le ragazze hanno trascorso la notte dopo i fatti e il maestro di kite surf con cui una di loro si era confidata. L’accusa ha chiamato a deporre la moglie di Beppe Grillo, Parvin Tadijk, il collegio difensivo il figlio acquisito del fondatore del M5S, Matteo Scarnecchia.

Palamara ricusa giudici “In due iscritti all’Anm”

L’ex pm Luca Palamara ricusa i giudici del Tribunale di Perugia davanti ai quali è in corso il processo che lo vede imputato per corruzione. Tramite i suoi legali, l’ex presidente dell’Anm ha presentato istanza alla locale Corte d’appello. In essa si fa presente anche come “a seguito dell’invito all’astensione formulato” dalla difesa, i componenti del collegio giudicante “con estrema lealtà e coerenza“, hanno “loro stessi formulato richiesta di astensione al presidente del Tribunale”, richiesta che però l’11 marzo è stata rigettata. Alla base dell‘istanza, l’iscrizione dei due giudici del collegio all’Anm che il 15 novembre, ha chiesto di costituirsi parte civile parlando di “danno materiale e morale” causato dalle condotte di Palamara.

Crollo Morandi, Aspi e Spea patteggiano: pagano 30 milioni per uscire dal processo

Con un patteggiamento da quasi 30 milioni di euro, già accettato dalla Procura di Genova, Autostrade per l’Italia si prepara a uscire dal processo per il crollo del Ponte Morandi. La cifra comprende: una sanzione da 1,8 milioni di euro (un milione per Aspi e 800mila euro per la controllata Spea Engineering), relativa alla responsabilità amministrativa contestata per non essersi dotata di un sistema organizzativo capace di prevedere la strage; una confisca da oltre 27 milioni di euro per l’indebito profitto ottenuto evitando di realizzare il progetto di “retrofitting”, cioè la ristrutturazione del viadotto, che avrebbe evitato 43 morti. Con questa mossa la società scongiura guai peggiori, in caso di condanna in dibattimento: sanzioni che potevano arrivare fino al commissariamento o addirittura all’interdizione dei rapporti con lo Stato.

La richiesta è stata presentata ieri dai legali delle due società nel corso dell’udienza preliminare e adesso dovrà essere valutata dal gup Paola Faggioni. C’è un’ulteriore condizione imposta per chiudere il contenzioso: Aspi ha presentato un nuovo sistema di regole “per eliminare le carenze organizzative all’origine degli illeciti commessi”. Nel nuovo piano di rischi è stata inserita la valutazione di tutte le migliaia di opere gestite dalla concessionaria. Potrebbe sembrare paradossale, ma prima dei morti di Genova questo passaggio non era previsto, almeno non in modo così diretto. Di un possibile patteggiamento si parlava già in un’intercettazione del 18 febbraio 2020 (non ammessa nel procedimento), tra il responsabile legale di Aspi Amedeo Gagliardi e l’avvocato Sergio Erede: “Se si scinde finalmente l’ambito amministrativo da quello penale – diceva Gagliardi – è meglio immaginare che si provi un patteggiamento, che Aspi ne esca, e poi gli imputati si faranno il loro processo… si scanneranno l’uno con l’altro…”.

Insomma, già allora era chiaro che una strada simile non avrebbe reso la vita semplice agli ex dipendenti imputati, a cominciare dall’ex ad di Atlantia e Aspi Giovanni Castellucci, fautore di una linea dura e negazionista sulle responsabilità del gruppo: “Si tratta di un risultato importante, di cui abbiamo informato preventivamente i familiari delle vittime – spiega il procuratore Francesco Pinto – tecnicamente non è un’ammissione di responsabilità, ma significa certamente l’accettazione di una sanzione sulla base dell’impianto accusatorio contestato”.

“Ferrara, Comune attuò condotta antisindacale”

Condannato il Comune di Ferrara guidato da Alan Fabbri, fedelissimo di Matteo Salvini, per comportamento antisindacale in seguito al ricorso presentato dalla Funzione Pubblica di Cgil e Uil a novembre. I rappresentanti dei lavoratori sono in agitazione per la carenza di organico nei Servizi demografici e avevano chiesto di esperire un tentativo di conciliazione in Prefettura. Il Comune non si presenta all’appuntamento con Cgil e Uil, senza alcuna giustificazione, ma tre giorni dopo trova il modo di partecipare ad analogo tentativo intrapreso da Diccap, sindacato non rappresentativo, ma vicino alla giunta di destra. Inoltre il Comune concede al sindacato “amico” di indire una riunione sindacale in orario e sede di lavoro senza decurtazione dello stipendio, infrangendo la legge che prescrive che nel pubblico impiego solo la Rsu unitaria può indire assemblee. Gli avvocati dei sindacati, Bruno Laudi e Francesca Stangherlin, sostenevano che il Comune avesse riservato a Diccap un trattamento di favore e discriminato Cgil e Uil.

Il Comune ha sostenuto che la mancata presenza all’incontro con le sigle era dovuta a un errore dell’Ufficio di Protocollo che non aveva registrato per tempo la convocazione. Il faccia a faccia con Diccap invece per il Comune non era un’assemblea, ma solo “la prosecuzione di un mero dialogo”. Il giudice ha constatato che il malfunzionamento della Pec era reale, ma ha condannato l’Ente per aver concesso l’assemblea sindacale al di fuori di ogni previsione di legge.

Procura: “Mondo Convenienza sfrutta i facchini”

Iturni iniziavano alle sei del mattino e non si sapeva quando sarebbero terminati; a volte duravano anche 14 ore. I facchini erano sottoposti a condizioni “umilianti e degradanti” e pagati molto al di sotto di quanto previsto dai contratti nazionali. L’inchiesta della Procura di Bologna ha portato alla luce un sistema di sfruttamento nei magazzini della logistica di Mondo Convenienza, catena di mobili low cost. Ventuno gli indagati tra i quali il presidente del cda della holding – che si difende parando di retribuzioni regolari – e i rappresentanti delle ditte che gestivano il servizio in appalto. A questi è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini, che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio. L’accusa è intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera. Si parla anche di ritorsioni, come la minaccia di licenziamento per un lavoratore che aveva chiesto di poter trasportare un carico più leggero. I fatti andavano avanti dal 2007 e dal 2017 sono iniziati scioperi e proteste.

Guanti anti-Covid fuori norma: sequestrati 58mila a Romano, ministro di Berlusconi

Una presunta mediazione che gli inquirenti definiscono “illecita”, grazie alla quale la Regione Sicilia avrebbe acquistato nel 2020, per un milione di euro, 120 mila scatole di guanti in nitrile “di qualità inferiore rispetto alle caratteristiche previste dal contratto stipulato”. E un bonifico che l’ex deputato, secondo chi indaga, non sarebbe mai riuscito a giustificare fino in fondo. Ieri la Procura di Roma ha disposto il sequestro di 58mila euro nei confronti di Francesco Saverio Romano, avvocato ed ex ministro dell’Agricoltura del governo Berlusconi nel 2011. La somma, per i pm, sarebbe il “profitto del reato di traffico d’influenze illecite”.

Stando ai rilievi del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf di Roma, nell’estate 2020 Romano avrebbe ottenuto quei soldi dalla società milanese European Network Tlc dell’imprenditore italo-croato Andelko Aleksic, la stessa che ha fornito i guanti alla Protezione civile della Regione Siciliana. Per la stessa fornitura, Aleksic è indagato per frode nelle pubbliche forniture insieme all’imprenditore Vittorio Farina, in quel momento mediatore della Ent per le trattative con la pubblica amministrazione. In una telefonata intercettata il 23 luglio 2020, Farina diceva ad Aleksic: “Lo sai chi sta fino a domenica sera in barca con me? Sto con Saverio… (…) Da domani c’ho gente qui che viene in barca per definire questa cosa dei guanti”. Il 27 luglio, lunedì, Farina richiama Aleksic dalla Sicilia: “Forse ho concluso su questa mega vendita dei guanti (…) guadagniamo noi 50 centesimi de dollaro su una trentina de milioni di guanti. Sono una quindicina de milioni de dollari”. L’incontro decisivo, si legge nelle carte dell’inchiesta, si svolge il 30 luglio, una cena a cui avrebbe partecipato, per gli inquirenti, anche Salvatore Cocina, a capo della Protezione civile Sicilia. Cocina non è indagato e anzi, per i pm, sarebbe il “trafficato”, dunque parte lesa. Il bonifico “privo di causale” di 58.784 euro sarebbe arrivato, secondo i rilievi effettuati dalla Gdf, sul conto intestato a Romano e alla moglie. Ieri Romano si è difeso pubblicamente: “Quando ci sarà data l’opportunità ci difenderemo e faremo chiarezza. Dopo più di un anno sono sorpreso che questa indagine continui anziché essere archiviata. Non voglio assecondare le ipotesi di una tempistica che coincide con la stagione elettorale (in Sicilia, ndr), quindi resto fiducioso e sicuro”.

Talk, caduti i virologi. È partito il Putin-quiz

Siamo passati da una paura all’altra senza soluzione di continuità? La sincronia cinematografica, da filone catastrofico, colpisce. Si ritira sottocoperta il generale Figliuolo, ma avanza la manovra a tenaglia di altri capi di Stato maggiore. Il passaggio dalla pandemia al panslavismo ha fatto dei caduti, quasi tutti i virologi, ma ci sono sacche di eroica resistenza; Sallusti, Capezzone e Povia tengono duro nei talk più di prima. Se sotto il dominio della tecnologia il percepito prevale sull’accaduto (le invasioni perfette sono quelle silenziose), allora, senza scomodare Baudrillard, siamo di fronte alla stessa identica narrazione basata sulla paura, sull’incubo presente e su quelli prossimi venturi. La relatività non è molto popolare, come dimostrano le minacce di morte ricevute dal fisico Carlo Rovelli per avere condannato tutte le invasioni, oltre a quella dell’Ucraina; e nella semplificazione tra Bene e Male colpisce la similitudine tra il Covid-19 e il Putin-22. Come già per il nuovo virus, quotidiani, siti e salotti traboccano di interrogativi inquietanti sul nuovo zar, sembra di essere al Rischiatutto. Mi dica, signora Longari, chi è davvero Putin? È un tiranno sanguinario da sempre o è stato manipolato dai laboratori di Wuhan? Sarà malato? Gli avranno inoculato il virus di Nosferatu? Sulle armi chimiche si fa consigliare dal Dottor Stranamore? Si accontenterà del Donbass o invaderà anche la Polonia per prendersi le felpe di Salvini? È lui il capo segreto dei No Vax (che infatti tifano per lui)?

Sì: siamo passati da una paura all’altra restando ancorati alla dittatura della post-verità; di quello che accade si sa poco, di certo ancora meno, però si disserta allo spasimo su quello che potrebbe accadere. Naturalmente, in peggio. E spiace dirlo, ma a puntare sull’incubo i media sono meno innocenti di quanto appaiano: la pace è tanto bella, peccato che venda tanto meno della paura. Morale: con i se e con i ma non si farà la storia, ma senza se e senza ma non si fanno i talk-show.