La vicepremier ucraina ospite a “Otto e Mezzo”
Gentile direttore Marco Travaglio, le sottopongo alcune considerazioni scaturite dalla trasmissione televisiva Otto e mezzo di lunedì 14 marzo. Premetto la mia totale empatia con le sofferenze della popolazione ucraina e la condanna della scelta di guerra compiuta dal gruppo dirigente russo. Tuttavia, le dichiarazioni della vice primo ministro dell’Ucraina lryna Vereshchuk, che di fatto sembra dare per scontato che la terza guerra mondiale sia già in corso e prefigura scenari apocalittici, mi sono sembrate velleitarie se non deliranti. La vicepremier sembrava, infatti, non concedere nulla alle ipotesi di compromesso formulate dai suoi interlocutori e insisteva sulla richiesta della no fly zone e dei fighter jet, ricattando di fatto l’Occidente con sinistre allusioni alle centrali nucleari presenti in Ucraina. Mi hanno infine fortemente impressionato le comprensibili reazioni perplesse e quasi atterrite degli interlocutori: l’apparente calma del direttore di Limes Lucio Caracciolo non riusciva a nasconderne l’inquietudine, così come il richiamo al realismo del professor Francesco Pallante cadeva nel vuoto di fronte al patriottismo della Vereshchuk; coronavano la scena lo sgomento che si leggeva negli occhi del direttore Massimo Giannini, pur disponibile a comprendere le ragioni della vicepremier ucraina, e l’imbarazzo della conduttrice Lilli Gruber di fronte alle sue dichiarazioni bellicose. L’impressione d’insieme è che l’élite politica ucraina sia pronta all’olocausto trascinando con sé non solo l’Occidente… spero di sbagliarmi.
Gianfranco Gavianu
Una marcia pacifica per fermare l’invasione
Al 19° giorno di guerra in Ucraina, di fronte all’inerzia mondiale, mi permetto di fare una proposta per la pace: una gigantesca marcia di donne e uomini da una qualunque città polacca al confine ucraino verso Kiev. A quel punto, per Putin, perseverare coi bombardamenti sarebe diabolico.
Ettore Scarmozzino
Le oligarchie trionfano insieme con l’ipocrisia
Dietro Biden non ci sono più i buoni filosofi illuministi, i buoni Padri della Rivoluzione Americana, i buoni economisti liberisti e keynesiani, i buoni politici liberali e socialdemocratici: ci sono i lupi del dollaro. Così come, dietro Putin, ci sono i lupi del rublo. Ipnotizzano i popoli con democrazia e libertà di impresa, ma non lo vogliono veramente. Se così fosse, quei popoli diventerebbero pericolosi concorrenti: sia i lavoratori che i datori di lavoro; sia chi li stipendi li prende, sia chi li dà. Almeno in questo si è realizzata la vera uguaglianza: quella dei propri interessi. Ve li immaginate i sindacati italiani in Ucraina? Lascerebbero che i loro iscritti lavorassero come schiavi per 2 euro (come avviene oggi in Albania, Bulgaria, Romania, ecc.)? E, se lavorassero di meno e venissero pagati di più, quanto ci costerebbero i prodotti? Ve li immaginate dei Bill Gates ucraini, concorrenti delle imprese italiane (le poche che restano) e delle multinazionali? E i conseguenti dazi all’importazione dei loro prodotti, sollecitati dalle lobby economiche nostrane? Quanto ci costerebbe acquistarli? Ve li immaginate i cittadini ucraini che lavorano come badanti, uomini di fatica, muratori, prostitute, di cui i liberi e benestanti cittadini occidentali si servono? Continuerebbero a farlo, una volta liberi e benestanti pure loro? A fronte degli oligarchi russi, inoltre, ci si è dimenticati di quelli nostrani (del petrolio, dell’informatica, delle armi)? Dei loro yacht e delle loro ville in cui ospitano i loro referenti politici? Quanta ipocrisia! Quello a cui assistiamo è l’ennesimo scontro di potere. I vantaggi andranno solo alle oligarchie di entrambe le parti. Faccio una citazione cui non avrei mai pensato di ricorrere: “Siamo ciechi come gattini appena nati” (Stalin). Ma quando ci svezzeremo?
Antonio Barbazza
Salvini colleziona gaffe e gli altri sono smarriti
Dai tempi del Papeete, quasi tre anni fa, Matteo Salvini non ne azzecca più neppure mezza. Infila una gaffe dopo l’altra con una disinvoltura davvero invidiabile. Ultima, quella in Polonia. Ormai fa quasi tenerezza. Al suo confronto, Giorgia Meloni sta assumendo agli occhi dell’opinione pubblica, del tutto immeritatamente, la statura di un Churchill! Purtroppo, se il centrodestra se la passa male (basti pensare che la sua componente più credibile in ottica europea risulta il partito personale di Berlusconi!), il centrosinistra non sta molto meglio. Dalla galassia pentastellata, devastata dalla rissa fra Conte e Di Maio, giungono segnali sempre più flebili e confusi. Quanto al Pd di Letta, ha tirato fuori la grinta solo per appoggiare l’invio di armi all’Ucraina ma, sulle tante questioni interne irrisolte (dallo ius soli alla fine vita, dalla legge contro l’omotransfobia alla lotta all’evasione fiscale), continua a mostrarsi incerto e statico. Stare fermi può pagare a volte (come nella recente rielezione di Mattarella), ma in genere è una tattica perdente. E di strategia nemmeno l’ombra. Il senso di responsabilità è lodevole, ma purtroppo, in politica, non basta.
Marco De Marinis