Il prezzo dell’energia sul mercato elettrico ieri segnava un nuovo record a oltre 407 euro/MWh in aumento del 25,1% rispetto a sette giorni fa, quando si era già registrata un’impennata del 50%. Famiglie e imprese sono ormai schiacciate dai rincari di bollette e carburanti. Il governo dovrebbe intervenire di nuovo con misure temporanee e senza lo scostamento di bilancio chiesto da tutta la maggioranza. Sempre ieri il leader M5S Giuseppe Conte l’ha definito “non più opinabile, ma necessario”, ma per il premier Mario Draghi le nuove mosse – che finiranno nel decreto “Taglia prezzi” da approvare nel Consiglio dei ministri di domani – passano solo per l’utilizzo dell’extra-gettito Iva sui carburanti di questi mesi e (forse) degli extra-profitti delle imprese energetiche. Problema: attutiranno solo in parte l’ennesima batosta per famiglie e imprese.
Carburanti e inchiesta. Benzina e diesel potrebbero essere tagliati di 15 centesimi al litro, ma solo per un mese: intanto al distributore la benzina verde è arrivata a 2,5 euro. La Francia ha annunciato lo stesso mini-sconto per quattro mesi, così si appresta a fare la Germania. Per finanziare l’intervento il governo dovrebbe utilizzare l’extra-gettito Iva sui carburanti di questi mesi. Assopetroli lo stima, solo a marzo, in 200 milioni di euro. Intanto prosegue l’indagine della procura di Roma sull’aumento del prezzo di gas, luce e carburanti aperta dopo che il ministro Roberto Cingolani ha parlato di “colossale truffa”. Il fascicolo dei pm capitolini è senza indagati né reati ma, ragionano gli investigatori, oltre la truffa si cerca di capire se potrebbero esserci altri profili penali: ad esempio l’articolo 501 del codice penale sul rialzo e ribasso fraudolento dei prezzi. Come pure bisognerà verificare se vi sono state “manovre speculative sulle merci” (articolo 501 bis).
Camionisti. La sforbiciata da 15 centesimi, che terrebbe benzina e diesel comunque sopra i 2 euro, non accontenta gli autotrasportatori che restano sul piede di guerra. Dopo l’incontro di ieri con la viceministra Teresa Bellanova – che ha promesso al settore 80 milioni e spiegato di essere favorevole a un intervento sulle accise (voce che pesa per oltre il 60% sul prezzo finale) – i camionisti sardi hanno deciso di proseguire coi presidi a oltranza nell’isola. Ieri hanno bloccato il porto di Cagliari e negli scorsi giorni la paura dei mancati approvvigionamenti ha fatto prendere d’assalto diversi supermercati sardi.
Bollette. Non ricorrendo a nuovo deficit, il governo può solo prorogare la rateizzazione delle utenze di luce e gas, come già si può fare in questo trimestre (si può saldare metà fattura e diluire il resto in 10 rate). Potrebbe poi ampliare questo meccanismo anche per le imprese. Sul tavolo c’è pure l’allargamento del bonus sociale per le famiglie più disagiate. In questo caso, i soldi potrebbero arrivare dagli extra-profitti delle imprese energetiche. Non si agirà sulla sterilizzazione degli oneri generali di sistema in bolletta, come fatto finora. Per tagliarli, anche in parte, servirebbe almeno un miliardo, dopo i 10 già messi dalla scorsa estate per attenuare i rincari solo di un terzo. Senza un intervento più incisivo, le famiglie con reddito medio-basso sono più esposte. Un allarme lanciato, in un’audizione alla Camera, dal Capo del servizio struttura economica della Banca d’Italia Fabrizio Balassone, secondo il quale “i rincari sono troppo violenti e improvvisi e vanno senz’altro mitigati, soprattutto dovranno essere accompagnati dall’accelerazione e dal potenziamento degli investimenti”.
Imprese.Sul tavolo c’è la proposta di Confindustria di cedere circa 25 TWh di energia elettrica da fonti rinnovabili alle imprese industriali a prezzi equi a fronte dell’impegno a realizzare nuova capacità produttiva rinnovabile. Per capirci sull’entità delle cifre nel 2019, secondo Terna, la richiesta totale italiana di energia da fonti rinnovabili è stata di 119 TWh (contro circa 200 da altre fonti). Ieri in un’audizione sul precedente “decreto bollette” in commissione alla Camera, l’amministratore unico del Gestore dei servizi energetici (Gse), Andrea Ripa di Meana, ha fatto sapere di essere “pronto ad attuare in tempi brevi” la proposta: non è chiaro, però, cosa ne pensi il governo.
In attesa della risposta, per quanto riguarda le imprese nel decreto di domani potrebbero essere inseriti il rifinanziamento con un miliardo del Fondo di garanzia per le Pmi, le cui richieste dall’inizio della pandemia hanno superato quota 230 miliardi di euro, e la creazione di un fondo ad hoc, con 800 milioni, per i ristori.
Entro due settimane, invece, dovrebbe arrivare anche un altro pacchetto di aiuti con sostegni diretti alle famiglie e soprattutto alle imprese, strozzate anche dalla mancanza delle materie prime che hanno già causato centinaia di fermi produttivi. Gli ultimi soldi il governo li ha stanziati a gennaio per una manciata di attività ancora colpite dal Covid, ma ora l’allarme è generale.