“La guerra è all’Occidente”

Le crociate La guerra non è solo alla Nato o all’Ue, è proprio ai valori dell’Occidente. E a quello fondamentale, costato tanto sangue, maturato tra le sofferenze di Auschwitz e dei gulag, capace di resistere ai muri e alle cortine di ferro: la libertà (…) “Il valore metafisico” di una guerra che significa sangue e dolore, diaspora e distruzione, sta, per chi la sostiene, proprio nell’obiettivo reale: contestare all’Occidente non i suoi difetti, ma la sua principale virtù.
Walter Veltroni (Corriere della Sera)

• Armi improprie Vorrei con tutto il cuore che ogni cosa si possa risolvere pacificamente. Che Putin fermi questa guerra. Ma se ciò non accade abbiamo il dovere morale e politico di fare tutto il possibile per aiutare gli ucraini, sostenendoli con le sanzioni, i finanziamenti e le armi.
Luciano Fontana (Corriere della Sera)

• Meglio la destra? Credo che questa assenza abbia uno stretto rapporto con la concezione dello Stato coltivata dalla sinistra autoritaria. Una concezione che, all’interno degli Stati nazionali, si manifesta come tendenza alla centralizzazione e al controllo degli istituti della rappresentanza democratica e come sospetto verso le forme di partecipazione popolare. Nello scenario internazionale quella stessa tendenza si esprime come celebrazione di una presunta realpolitik, dei rapporti di forza vigenti e dello status quo, della “volontà di potenza” a danno delle costruzioni condivise e multipolari.
Luigi Manconi (Repubblica)

• Ti deputinizzi tu? “Putin – ha scritto venerdì Donald Tusk, presidente del Ppe – ha costruito una vasta rete di alleati e utili idioti, in Europa e in America. Consapevolmente o meno, disinteressatamente o per denaro, supportano le sue azioni e idee. Trump, Le Pen, Orbán, Salvini, Schröder. L’Occidente ha bisogno di una deputinizzazione”. Quando la guerra finirà il problema resterà forte e resterà centrale: deputinizzare l’Occidente per smascherare le finte denazificazioni dei nemici della libertà.
Claudio Cerasa (Il Foglio)

 

Ecco come l’Università si autovaluta: senza trucchi

Come va la ricerca italiana, come viene valutata, come si distribuiscono i fondi pubblici? Il Fatto Quotidiano se n’era occupato nel 2017 a proposito del rapporto sulla valutazione della qualità della ricerca di atenei ed enti di ricerca (VQR) redatto dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca.

Nel titolo in prima pagina dell’11 luglio 2017 si leggeva che le “pagelle dei premi da 2 miliardi di euro” erano “truccate” e, nel titolo a pagina 8, ma non nel relativo articolo, che i fondi alle Università “erano stati distribuiti in base a dati manipolati”.

In verità, la distribuzione dei fondi da parte dell’ANVUR, pari a 1,2 miliardi e non 2 miliardi di euro, come accertato successivamente, è stata del tutto corretta. Non vi furono né trucchi, né manipolazioni.

La VQR – spiega Andrea Graziosi, professore alla Federico II e all’epoca presidente dell’ANVUR – è un procedimento nel quale università e dipartimenti sono valutati attraverso i loro componenti. Ciascuno di essi presenta un certo numero di lavori scientifici (in media 3 per ricercatore, per un totale di ben più di 100.000), che sono sottoposti alla valutazione di altri studiosi della materia considerati esperti nei singoli temi. Si tratta del principale mezzo con cui la ricerca italiana viene valutata, al fine di distribuire una quota rilevante dei fondi per il finanziamento dell’Università.

Il professor Graziosi ricorda, a conferma della correttezza della valutazione, che all’epoca non vi è stato alcun ricorso, né alcuna protesta dei Rettori, nemmeno di quelli che, per effetto delle valutazioni, non erano stati avvantaggiati dalla distribuzione delle risorse.

Del resto, come ricorda il professor Sergio Benedetto, coordinatore dei lavori della VQR 2011-2014, su oltre 114.000 lavori scientifici di più di 60.000 ricercatori sono state materialmente corrette le valutazioni solo di 31 di essi, pari a meno di 3 ogni 10.000 prodotti valutati. Un numero davvero irrisorio, dovuto soprattutto a errate trascrizioni delle valutazioni, che ha inciso in modo infinitesimale sulla distribuzione dei fondi.

Si pensi solo che le valutazioni sono state compiute da 12.000 revisori italiani e stranieri, i quali hanno analizzato ogni singolo prodotto della ricerca coadiuvati, nelle aree in cui sono disponibili, da informazioni estratte da banche dati internazionali certificate relative all’impatto scientifico delle pubblicazioni (citazioni ottenute e indici di impatto della rivista). Dunque, conclude Benedetto, un processo tanto ampio quanto importante si concluse senza strascichi giudiziari e lamentele da parte delle istituzioni valutate. Tutto ciò in Italia non accade sempre.

Come si diceva, è ora in corso la terza tornata di valutazione per gli anni 2015-2019. Seguendo quanto stabilito dai decreti ministeriali di istituzione della procedura e dal bando conseguentemente adottato dall’ANVUR, sono stati sorteggiati pubblicamente gli oltre 600 componenti dei gruppi di valutazione (GEV) –suddivisi in 17 aree scientifiche più un’area interdisciplinare di terza missione – dei quali è stato reso noto l’elenco sul sito dell’Agenzia.

Le istituzioni valutate sono state chiamate a presentare un insieme di lavori scientifici calcolato sulla base della numerosità dei ricercatori afferenti ai Dipartimenti, ma consentendo a questi ultimi di associare a ciascun ricercatore un numero variabile di prodotti ritenuti migliori, che concorrono al raggiungimento del totale: risulta pertanto evidente che la valutazione riguarda le Istituzioni e mai i singoli ricercatori. Particolare rilevanza è stata poi attribuita alle attività di terza missione, valutate attraverso casi studio presentati dalle diverse Istituzioni in campi come il trasferimento tecnologico, l’inclusione, il public engagement o la sostenibilità.

Ai GEV è affidato il compito di gestire la valutazione dei prodotti, tramite una metodologia di revisione tra pari, supportata da indicatori bibliometrici – laddove disponibili – e avvalendosi eventualmente del contributo di revisori esterni, per garantire una valutazione sostenuta da specifiche competenze. Al termine dell’esercizio, previsto per la metà del 2022, verranno pubblicati i riferimenti bibliografici di tutti i prodotti valutati (accompagnati, laddove possibile, dal testo in accesso aperto) e l’elenco di tutti i valutatori coinvolti (non associati ai prodotti). L’ANVUR intende offrire in questo modo un servizio diretto a migliorare il sistema italiano dell’università e della ricerca, promuovendo una valutazione sempre più ispirata a criteri di trasparenza e responsabilità.

Novara, morta a 15 anni sbalzata dal “Tagadà”: chiuso il luna park

Si è svoltoieri il sopralluogo del pm Paolo Verri al luna park di Galliate (Novara) in cui sabato sera è caduta da una giostra la quindicenne Ludovica Visceglia, morta poi in ospedale per le ferite riportate. Due gli indagati, il proprietario della giostra e il figlio 17enne, che sembra stesse manovrando la giostra al momento dell’incidente. Le loro posizioni sono al vaglio degli inquirenti. Ieri è iniziata la smobilitazione del luna park: “Ho firmato l’ordinanza di chiusura. Riteniamo sia un gesto doveroso”, ha detto il sindaco Claudiano Di Caprio.

‘Taglio ai Tgr, dalla Rai condotta antisindacale’

I verticidi viale Mazzini condannati per comportamento antisindacale per il taglio dell’edizione notturna del tg regionale. Secondo il Tribunale civile di Roma, prima di prendere tale decisione la Rai avrebbe dovuto avviare a una consultazione col sindacato. La vicenda risale a novembre quando l’ad Rai Carlo Fuortes avverte il Cda della decisione di tagliare il Tgr notturno annunciandolo poi anche davanti alla Vigilanza. A quel punto l’Usigrai chiede un tavolo di confronto, che Fuortes non concede salvo però convocare il sindacato il 6 dicembre per una “informativa”. L’Usigrai non ci sta e denuncia l’azienda. La sentenza parla addirittura di “mortificazione della funzione del sindacato”.

Naima uccisa in casa. Indagato il marito

Sarà eseguitadomani l’autopsia su Naima Zahir, 45enne marocchina trovata morta nella sua casa a Lentini. Lo ha disposto la Procura di Siracusa che, come atto dovuto per eseguire un atto irripetibile, ha indagato per omicidio volontario il marito della vittima, un italiano di 45 anni. Dall’esame potrebbero emergere elementi determinanti sulla dinamica della morte della donna che sarebbe stata pugnalata alla gola con un coltello da cucina. L’uomo ha raccontato a “Ore 14” su RaiDue di essere uscito di casa con il figlio e, quando un’ora dopo è rientrato, di aver trovato Naima sul letto, di averle estratto il coltello dal collo e aver tentato di rianimarla. Poi con uno straccio avrebbe pulito la pozza di sangue nella stanza.

“Csm, la riforma non tocca sistema delle correnti”

Prima ha bocciato la riforma penale. Ora il Consiglio superiore della magistratura sottolinea con la penna rossa anche la proposta di riforma dello stesso Csm avanzata da Marta Cartabia. Il parere licenziato ieri dalla Sesta commissione e che il Fatto ha potuto visionare, sarà votato dal prossimo plenum. Le “criticità” cominciano dal sistema elettorale maggioritario binominale che lil ministro della Giustizia vorrebbe per il rinnovo dei consiglieri togati, a fine luglio. Per la Sesta commissione non si centra l’obiettivo di arginare le correnti perché il correttivo proporzionale previsto è “insufficiente”. Per come è congegnato, comunque, si legge, “le minoranze potrebbero essere sottorappresentate mentre i gruppi di maggiori dimensioni potrebbero essere sovrarappresentati”. Ovvero le correnti più forti continueranno a farla da padrone.

I consiglieri ravvedono anche una pericolosa ingerenza politica: “Ulteriore criticità è rappresentata dalla individuazione discrezionale dei collegi elettorali a cura del ministro, con conseguente rischio di una modifica strumentale della composizione dei collegi al fine di orientare il risultato elettorale”. E criticano anche l’assenza di incompatibilità per l’elezione di membri laici: “Desta perplessità l’assenza di condizioni di ineleggibilità finalizzate a evitare condizionamenti politici o partitici nel funzionamento del Consiglio”. Nella riforma Bonafede era prevista l’incompatibilità per i membri di governo degli ultimi due anni, non dei parlamentari.

Turbativa d’asta, Garavaglia assolto anche in appello

Il primo tempo del Lega day giudiziario (il secondo riguarderà la condanna del tesoriere Centemero) si è concluso ieri mattina presto quando la Corte d’Appello di Milano ha confermato l’assoluzione per il ministro del Turismo ed esponente leghista Massimo Garavaglia, già assolto “per non aver commesso il fatto” nel luglio 2019 in primo grado dall’accusa di turbativa d’asta su una gara per il servizio di trasporto di persone dializzate del 2014, quando era assessore lombardo all’Economia. I giudici ieri hanno assolto anche tutti gli altri imputati tra cui l’ex vicepresidente della Regione Lombardia, Mario Mantovani, che era stato condannato in primo grado a oltre 5 anni e che era stato arrestato nel 2015 per corruzione, concussione e turbativa d’asta. Per il ministro Garavaglia, anche ex viceministro all’Economia, il pg Massimo Gaballo aveva chiesto una condanna a un anno e 6 mesi. Rispondeva solo di uno dei 13 capi di imputazione al centro del processo. In primo grado la Procura aveva chiesto due anni.

Pass senza vax: arrestato il medico di Pippo Franco

Attori, liberi professionisti, ballerini, manager, qualche politico (locale). E Pippo Franco. Sono un centinaio i vip e i personaggi della Roma bene (solo alcuni indagati) finiti in una lista pazienti all’attenzione dei carabinieri del Nas di Roma. I militari hanno arrestato, su disposizione della Procura di Roma, il medico di base Alessandro Aveni Cirino, ora ai domiciliari, titolare di uno studio nel quartiere Appio-Tuscolano di Roma. Aveni Cirino è indagato per il reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti e documenti informatici pubblici. L’accusa è quella di aver registrato 13 suoi pazienti nell’elenco dei vaccinati della Asl Roma 2 senza avergli effettivamente somministrato la relativa dose di Pfizer, tutto ciò – secondo chi indaga – per fargli ottenere il green pass senza vaccinarsi. Per tutti gli altri, spiegano fonti inquirenti, non ci sono prove che abbiano effettivamente avuto la stessa “agevolazione”.

Fra i 13 co-indagati c’è il noto attore Pippo Franco, all’anagrafe Francesco Pippo, 81 anni, che in quel momento (agosto 2021) era anche candidato al consiglio comunale di Roma nelle liste dell’aspirante sindaco di centrodestra, Enrico Michetti. Insieme a Pippo Franco, sono indagati la moglie Maria Piera Bassino e il figlio, Gabriele Pippo, noto per la sua partecipazione al reality show Temptation Island. “Il mio assistito ha regolare Green pass e ha effettuato anche la terza dose. È stato coinvolto in questa vicenda per telefonate tra altre persone”, afferma il difensore del comico, l’avvocato Benedetto Giovanni Stranieri. Secondo i Nas, Pippo Franco si sarebbe effettivamente vaccinato il 16 settembre, ma solo dopo i primi rilievi effettuati presso lo studio di Aveni, “dopo che il 19 agosto aveva ottenuto il green pass per la seconda vaccinazione”.

Fra i personaggi chiave dell’inchiesta, il medico e professore universitario Antonio De Luca, colui che per gli inquirenti avrebbe “consigliato” agli altri indagati di rivolgersi ad Aveni. Quest’ultimo, secondo l’accusa, si sarebbe prestato al presunto falso non per soldi ma per motivi di “prestigio”. De Luca è molto conosciuto nell’ambiente del jet-set romano. Sui suoi profili social ci sono selfie e brevi video con personaggi noti. Il party per il suo onomastico, il 13 giugno 2020 – in piena emergenza Covid – è stato oggetto di dettagliato resoconto sulla stampa capitolina. A fare il giro del web anche un recente scatto che lo vede ritratto al fianco del commissario per l’emergenza Covid-19, il generale Francesco Paolo Figliuolo (del tutto estraneo all’inchiesta) e a Pippo Franco. Fra i suoi amici, il produttore Vittorio Cecchi Gori, non indagato, presente nella lista pazienti di Aveni.

Nelle ultime settimane, Aveni – secondo i Nas – stava cercando di ottenere “versioni di comodo” dai propri pazienti. “Ma io quand’è che avrei fatto il vaccino?”, chiedeva al telefono, intercettato, uno dei beneficiari della certificazione falsa. Nella relazione della Asl Roma 2, allegata all’ordinanza di custodia cautelare, viene spiegato che “per il vaccino Pfizer erano state registrate 185 dosi a fronte delle 150 ricevute/disponibili”, un esubero di 35 dosi che – si legge nel provvedimento – potrebbero essere al massimo 10 “pur volendo conteggiare altre 25 dosi per un possibile utilizzo di 7 dosi a fiala”, una procedura comunque “off label”. Aveni ha sempre negato le accuse ma, per chi indaga, “le conclusioni (…) trovano conferma nelle dichiarazioni di natura confessoria rilasciate” dal magistrato in pensione Davide Iori, anche lui indagato, che “ha dichiarato di avere ottenuto il green pass (…) senza essere stato vaccinato”, si legge. Il fatto che Iori sia un ex magistrato, per i pm, rende le sue dichiarazioni “particolarmente credibili”. Non solo.

Le esigenze cautelari nei confronti di Aveni sono giustificate nell’ordinanza firmata dal gip di Roma dal fatto che il medico “anche in data successiva alla perquisizione (avvenuta il 5 ottobre 2021, ndr) (…) ha continuato a fare false attestazioni”.

Il limite dei 3 mandati taglia le poltrone. I boiardi dello sport sperano in Amato

L’unione fa la forza, si dice nello sport. E in effetti i presidenti sportivi sono tutti uniti nella partita più importante: salvare la poltrona, sperando nell’aiuto di chi di poltrone se ne intende. L’ultima crociata dei padri padroni dello sport italiano porta fino alla Consulta di Giuliano Amato: far dichiarare incostituzionale la legge che ha fissato un limite massimo di tre mandati per le cariche sportive. E poi farsi rieleggere ancora, praticamente in eterno.

Da anni lo sport italiano è governato dai soliti noti: se l’impero di Giovanni Malagò al Coni è relativamente recente (dal 2013), c’è chi rimane in carica da decenni. I decani sono Sabatino Aracu e Luciano Rossi, che si contendono il primato per una manciata di giorni e comandano pattinaggio a rotelle e tiro a volo dal 1993. L’immarcescibile Gianni Petrucci è al basket addirittura dal 1992 (con una parentesi al Coni). E ancora: tennis (Binaghi), nuoto (Barelli), golf (Chimenti). Nel lungo elenco spuntano persino il sindaco di Palermo Leoluca Orlando (football americano) e il deputato Enrico Costa (pallapugno). Tutti da poco rieletti, grazie alla famosa Legge Lotti che nel 2018, fissando un limite di tre mandati, ne aveva però concesso uno extra a chi era già in carica, salvandoli dalla tagliola. Una deroga pretesa e ottenuta dalla lobby dello sport, che molti buoni contatti ha in parlamento. Quella legge tanto criticata – che ha avuto anche l’effetto non trascurabile di regalare un terzo mandato a Malagò – almeno un merito ce l’ha: nel 2024, quando si tornerà al voto, chi ha superato il limite dovrà farsi da parte.

I presidenti però non ne vogliono sapere e le provano tutte per rimanere in sella. La carica porta visibilità, consensi, tanta gloria insomma, e non solo questa visto che alcuni hanno cominciato pure a farsi pagare (aggirando la circolare Coni che prevede soltanto un indennizzo da 36 mila euro l’anno). Così, in nome della poltrona, hanno seppellito l’ascia di guerra e vecchi dissapori, gente che non si rivolgeva la parola combatte fianco a fianco. Per mesi hanno brigato con la politica, chiedendo favori a questo o quel partito, cercando entrature al governo per cambiare la legge. Niente da fare. Trovata sbarrata la via normativa, non resta che percorrere quella giudiziaria.

A fine 2020 un consigliere regionale ha presentato ricorso contro la FederTennis che aveva bocciato la sua candidatura per il superamento del limite di mandati. Dopo aver fatto la trafila della giustizia federale, ora il contenzioso è approdato al Tar, in maniera strumentale: zero possibilità di successo, ma non è questo lo scopo. Ai giudici amministrativi viene chiesto di sollevare la questione di costituzionalità sul limite dei mandati. Il classico cavallo di Troia dove si nasconde l’interesse di mezzo sport italiano. Il vero traguardo è arrivare alla Consulta, dove i presidenti federali sono convinti di trovare ascolto dall’orecchio amico di Amato. Obiettivo: legge incostituzionale e poltrona salva.

Il ricorso ha i suoi argomenti e persino qualche ragione: per favorire il sacrosanto rinnovamento si poteva intervenire con una vera riforma dei regolamenti di democrazia interna, non con un’imposizione dall’alto su organizzazioni private (ma ricevono soldi pubblici…). Senza considerare che sul territorio esiste un problema oggettivo di ricambi. Far cadere il limite di mandati, però, significherebbe spalancare le porte all’ennesima rielezione dei boiardi dello sport. Nessuno lo dice apertamente, tutti ci sperano: se la questione non dovrebbe riguardare Malagò (il Coni è un ente pubblico), almeno una ventina di dirigenti nelle Federazioni sognano la riconferma proibita. Perché un presidente nello sport è per sempre.

Centemero condannato a 8 mesi: i soldi dati da Esselunga a ‘Più Voci’ andarono alla Lega

E tre. Dopo i contabili della Lega, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, condannati in primo grado per il peculato della fondazione regionale Lombardia Film Commission, ieri il Tribunale di Milano ha condannato a 8 mesi (pena sospesa e non menzione nel casellario) il tesoriere del Carroccio, Giulio Centemero, per finanziamento illecito ai partiti. Il giudice ha confermato la richiesta dell’accusa. Una parziale vittoria giudiziaria per il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Stefano Civardi, che hanno coordinato le due inchieste.

Il fascicolo su Centemero nasce a Roma nell’ambito dell’indagine che riguarda l’imprenditore Luca Parnasi. Da Bergamo arriva a Milano. Sul piatto 40 mila euro che nel giugno 2016, secondo l’accusa, Esselunga e Bernardo Caprotti (deceduto il 30 settembre 2016), hanno erogato all’associazione Più Voci di cui Centemero era rappresentante. In aula è stato sentito Marco Zambelli, ex direttore degli Affari generali con delega ai rapporti istituzionali di Esselunga, che ha spiegato gli incontri con il leghista: “Ho incontrato Centemero due volte in via Bellerio (…). Mi disse: se siete disposti ad aiutarci possiamo fare un contributo a Radio Padania (…). Poi Centemero mi disse di fare la donazione a Più voci”. Di quegli incontri, per Zambelli, erano al corrente i piani alti di Esselunga. Per l’accusa Più Voci altro non era che “un’articolazione di partito”, tanto che oltre Centemero, la direzione era costituita dal viceministro alle Infrastrutture Alessandro Morelli, dagli ex contabili Manzoni e Di Rubba e dal parlamentare del Carroccio Alessandro Panza. Parte di quel denaro, circa 10 mila euro, è andato a Radio Padania, gli altri 30 mila alla Mc srl, controllata dalla Lega con Pontida Fin. Mc, secondo l’accusa, avrebbe speso parte di “quel finanziamento” per organizzare un evento politico del “centrodestra” a Parma anche con i vertici della Lega. Il pm Civardi, nella requisitoria, ha spiegato che l’obiettivo della “via traversa” per fare arrivare i soldi al partito era quello di “pagare i debiti della Lega” che da lì a poco, nel 2017, avrà i conti bloccati per l’indagine sui 49 milioni. Tra “i debiti” c’è “la voragine di Radio Padania”. L’obiettivo di allontanare i soldi dal soggetto Lega, oltre che dall’indagine Lfc, emerge da una email che Centemero invia al partito. Nella requisitoria il pm ha spiegato che nei flussi di denaro al partito ci fu poca trasparenza. Il Tribunale conferma.