Con i magistrati che hanno fatto un pezzo importante di storia dell’antimafia ascoltati su ergastolo ostativo e benefici di legge per mafiosi, in commissione Giustizia della Camera è emerso, senza possibilità di equivoci, che il Parlamento, dunque lo Stato, si gioca la sua credibilità nella lotta alle cosche. Da Gian Carlo Caselli a Roberto Scarpinato, da Luca Tescaroli a Sebastiano Ardita e Alfonso Sabella, tutti hanno concordato che la normativa andava bene ma dopo il “diktat” della Corte costituzionale bisogna correre ai ripari. Come si sa, il Parlamento deve approvare una legge, entro maggio 2022, che scongiuri scarcerazioni di capimafia, dopo la sentenza della Consulta che, ad aprile, ha “sdoganato” pure la libertà condizionata per i boss con ergastolo ostativo, che non hanno mai collaborato, dopo 26 anni di carcere. In precedenza, ha dato il via libera essa stessa ai permessi premio. Invece per la libertà condizionale ha dato tempo un anno al legislatore.
E alla responsabilità politica si è rifatto Scarpinato, Pg di Palermo fino a febbraio, in prima linea da oltre 30 anni contro la mafia. Ha detto che i mafiosi “irriducibili” sono in “attesa spasmodica” di maggio, quando si aprirà un varco normativo per l’uscita dal carcere (vedi intervento sotto). L’ex procuratore di Palermo Caselli, ha detto chiaramente che la Corte, anche se ci sono state pronunce europee, avrebbe potuto mantenere la normativa attuale limitatamente alla mafia: “Un mafioso è per sempre. Sbriciolare il pentitismo o depotenziarlo, considerarlo non più indispensabile per i benefici è pericoloso”.
Ma ormai la Consulta si è pronunciata e quindi i magistrati hanno chiesto paletti “ferrei” per concedere i benefici. Si spera che il Parlamento si ricordi con i fatti che è anche per aver pensato a questa legislazione che Falcone è stato assassinato. La proposta che i magistrati hanno trovato più “strutturata” è quella M5S (Ferraresi, Bonafede, Sarti e altri), hanno invece, criticato, come chi li ha preceduti mercoledì, il ddl della deputata Pd Enza Bruno Bossio che i paletti li mette ai pareri dei pm antimafia. Il suo partito per adesso tace e quindi sembra che sia una posizione isolata, vedremo alla conta dei voti.
Il minimo comune denominatore delle audizioni di ieri, in parte anticipate dal Fatto domenica scorsa, è che i pareri dei pm antimafia delle Dda e della Dna devono essere obbligatori perché “sono gli unici che conoscono approfonditamente la realtà di origine degli ergastolani”, ha detto Ardita, ex direttore dell’ufficio detenuti del Dap. Inoltre, per legge, per avere i benefici non deve valere la dissociazione: “Abbiamo Filippo Graviano e boss della camorra che si stanno muovendo in questa direzione”, ha raccontato il procuratore aggiunto di Firenze Tescaroli il quale ha proposto che per gli ergastolani che hanno avuto “ruoli apicali” resti la norma attuale, fino a quando l’intera organizzazione è operativa: “La Corte non si è pronunciata in merito, c’è spazio per deciderlo”.