Si sente accerchiato Matteo Salvini. Dentro e fuori il partito. È convinto che l’indagine per droga nei confronti di Luca Morisi e l’intervista a La Stampa in cui Giancarlo Giorgetti ha sconfessato i candidati del centrodestra nelle città non siano due semplici casualità. Così, ieri, il segretario ha reso pubblico quello che i suoi fedelissimi pensavano da giorni: c’è un complotto per farlo fuori. Riferendosi al caso Morisi, il segretario ha parlato di “processo politico contro la Lega a cinque giorni dal voto”. All’esterno, Salvini sa che su temi così delicati e che fanno presa sulla gente – la droga e il sesso – può davvero capitolare. Lo dice pure Giorgia Meloni, che da un lato gode dell’implosione leghista, dall’altro teme che a risentirne sia tutta la coalizione: “Il caso Morisi ha un impatto politico importante”. “Scandali così fanno molto più male di un’inchiesta per corruzione come quella di Siri o di una sconfitta sul Green pass” sibila un fedelissimo del capo. Ma poi c’è il fronte interno, quello di Giorgetti e dei governatori che da settimane – dal caso Durigon passando per il pass – gli stanno facendo terra bruciata intorno. Ancora ieri applaudivano alla decisione del Cts sulla capienza di stadi (75%) e teatri (80%), mentre Salvini vorrebbe arrivare al 100%. Il colpo politico però glielo ha dato il vicesegretario della Lega che ha affossato Enrico Michetti e Luca Bernardo. Ieri Salvini ha replicato a brutto muso: “Non ho letto l’intervista, ma mi pare abbia smentito. A Roma, Michetti è una persona competente e per ripartire bisogna farlo dalle periferie e non dai salotti di Calenda”. Poi ha organizzato per giovedì e venerdì due comizi con Meloni e Tajani a Milano e Roma in sostegno dei candidati.
Ma nei dialoghi interni alla cerchia ristretta del segretario i toni sono molto più duri. Le chat dei parlamentari che da agosto si spendono per la campagna elettorale sono bollenti. I più arrabbiati sono ovviamente i milanesi e i romani, come Durigon. Usano parole come “tradimento”, “ingratitudine”, addirittura minacciano di “buttare fuori Giancarlo”. All’Huffington Post gli uomini di Salvini buttano lì un paragone pesantissimo: “Giorgetti si è messo a fare il Fini della Lega”. E ancora: “Si è messo in testa di offrire lo scalpo di Salvini al partito di Draghi, come Fini offrì quello di Berlusconi alla sinistra”. I fedelissimi ne sono convinti: Giorgetti vuol fare il premier. E nelle chat interne giravano gli endorsement di Matteo Renzi (“È una persona seria”).
Ieri Salvini, come accade spesso quando è in grossa difficoltà, ha giocato la carta del vittimismo. Di mattina ha gridato alla gogna mediatica: “Sono disgustato dalla schifezza mediatica che condanna le persone senza che ci sia un giudice o un tribunale a farlo. È una vicenda privata e se tra una settimana verrà fuori che non ha commesso reati chi gli chiederà scusa?”. Giuseppe Conte invece preferisce non speculare sulla vicenda: “Non è giustizia a orologeria, ma no a strumentalizzazioni politiche”.
La Lega però ormai è allo sbando. Le voci girano incontrollate. La “droga dello stupro” di Morisi, i due rumeni, i festini, l’omosessualità di diversi leghisti che, per chi ha costruito la sua retorica sulla marginalizzazione delle minoranze e sulla difesa della “famiglia tradizionale”, non è più una questione personale: ora è un problema politico. E un assaggio lo ha dato ieri Simone Pillon, animatore del Family Day e delle battaglie contro la legge Zan, che al Foglio ha parlato di “giustizia divina” nei confronti di Morisi e addirittura di “corrente Mykonos”. Riferimento a quello che ha raccontato Alessandro Zan nel suo libro, ovvero di aver visto a Mykonos un leghista che baciava un altro uomo. Pillon poi ha smentito tutto, ma nella Lega tutti dicono che è esattamente quello che il senatore (e altri) pensa. Così ieri mattina ai parlamentari è arrivata una comunicazione: “Buongiorno, a tutela di tutti voi, per evitare spiacevoli malintesi e ritrovarsi pezzi sui giornali di cui poi non se ne riconosce la paternità, vi invito caldamente a girarmi ogni richiesta di intervista che vi arriva”. Silenzio, parla solo il capo.