L’amore dell’ultimo milionario, in libreria per Minimum fax, non è solo il romanzo postumo e incompiuto di una leggenda del 900 americano come Francis Scott Fitzgerald. È tra i più emblematici tributi letterari al mondo del cinema: storia su un produttore di Hollywood scritta da un autore che fu sceneggiatore per la Metro-Goldwyn-Mayer e da cui Elia Kazan trasse nel 1976 un film con protagonista Robert De Niro.
Il romanzo, sinora circolato sotto il titolo Gli ultimi fuochi, esce in una nuova traduzione basata a sua volta su una più accurata revisione filologica. In appendice viene riprodotta una lettera del 1939 in cui “Scottie” illustra il finale che purtroppo mancò di scrivere, stroncato in seguito da un infarto nel dicembre 1940. Riuscì a lasciare 17 episodi abbozzati dei trenta pianificati. Scrivono le due traduttrici in una nota: “Difficile non farsi catturare da quella miscela di passione e dissipazione che ha contribuito non poco alla costruzione dell’immaginario che lo riguarda: il genio ispirato e maledetto”.
Fitzgerald, che produsse migliaia di pagine di sceneggiatura regolarmente cestinate o riscritte, si arruolò nella “fabbrica di salsicce” hollywoodiana per pagare i debiti, mantenere le cure della moglie Zelda e terminare appunto il grande romanzo sul cinema che aveva in mente. Goffredo Fofi nella sua introduzione si sbilancia e sentenzia che “L’amore dell’ultimo milionario è all’altezza del Grande Gatsby”.
Hollywood è il set di queste duecento pagine: “Una città perfettamente suddivisa in zone, sai esattamente la condizione economica delle persone che vivono in ciascun settore, dai manager ai registi, ai tecnici nelle loro casette, giù giù fino alle comparse”. Protagonista è un produttore, Monroe Stahr, che da fattorino è diventato un numero uno: “Come Edison e Lumière e Griffith e Chaplin, anche lui aveva fatto la storia del cinema”. È vedovo e spesso trascorre il tempo con Cecelia, figlia del suo rivale e voce narrante. Durante una scossa di terremoto, che allaga gli studios, si imbatte in Kathleen – donna che somiglia a sua moglie Minna, star del grande schermo morta anni prima –, con cui tenta di imbastire una relazione. Ma i suoi giorni sono consacrati alla celluloide: “La fatica era una droga, oltre che un veleno, e Stahr evidentemente traeva un piacere squisito, quasi fisico, dal lavorare fino a sentirsi girare la testa per la stanchezza”. Indottrina scrittori “che puzzano di cocktail”: “Ve l’ho detto mille volte, la prima cosa che decido è il genere di storia che voglio”. Ecco allora Stahr, con una scrivania sormontata da pile di copioni, immortalato nei suoi contenziosi con sceneggiatori e registi in stanze piene di fumo, alle prese con budget da rispettare e incassi da monitorare.
Tra ispezioni nei teatri di posa e tagli di spezzoni imposti ai montatori nella sala di proiezione, la figura del produttore carismatico Stahr (modellato su un reale vicepresidente della Mgm) si impone con una credibilità che sfiora il reportage. Una ricostruzione d’ambiente fedele che procede grazie a un dialogo “spesso serrato e succinto”. Lo stesso Fitzgerald durante la stesura confessò sornione: “È un romanzo che a me piacerebbe leggere”.
L’amore dell’ultimo milionario
Francis Scott Fitzgerald
Pagine: 256
Prezzo: 14
Editore: Minimum fax