Il vertice “è stato veramente un successo” e “tutti i riscontri che ho avuto vanno nella direzione di una richiesta di coinvolgimento, un desiderio di presenza italiana”. È leggendo queste due dichiarazioni del premier Mario Draghi, insieme a un avvertimento, che si arriva a una versione più realistica della situazione. Nella Galleria degli Specchi di Versailles, alla fine del Consiglio europeo informale, Draghi infatti scandisce: “Occorre una risposta europea” alle diverse problematiche che si stanno acuendo con lo scoppio della guerra in Ucraina. Tuttavia, “non si è parlato di eurobond, io stesso ho ritenuto che non fosse il momento. Ho presentato l’esigenza e la Commissione poi presenterà una proposta su come organizzare una risposta”. Perché, “questi bisogni finanziari hanno una tale dimensione che non ha posto in nessun bilancio nazionale. La congiuntura deve prevedere una politica fiscale che continui a essere espansiva, centrata sugli investimenti. Oppure gli obiettivi climatici e quelli della difesa non verranno conseguiti”. Draghi ci tiene a essere rassicurante sulla tenuta economica dell’Italia, così come mette enfaticamente l’accento sulla compattezza della Ue, ma la promessa di un’Europa unita sull’energia e la mutualizzazione del debito almeno per ora non soddisfa le richieste dell’Italia. Sull’energia, le conclusioni del vertice si fermano un passo prima, rispetto al “price cap” del gas (il tetto ai prezzi), previsto nei lavori preparatori, per l’opposizione di Olanda e Germania. Sarà per questo che il premier chiarisce che i tedeschi sono più dipendenti dell’Italia dall’energia della Russia.
Anche se poi Draghi rivendica come un punto a favore del nostro Paese la strategia scelta dalla Ue di diversificare le fonti e tassare gli extra profitti delle società dell’energia, cacolati in 200 miliardi. Sugli eurobond si è schierato anche Emmanuel Macron, che Draghi ha incontrato più volte nella due giorni francese. Ma si tratterà di aspettare il Consiglio europeo di Bruxelles, il 24 e il 25 marzo, per vedere cosa effettivamente maturerà. Secondo i calcoli della Commissione, e assumendo che la mancanza che vogliamo riempire sulla difesa è lo 0,6, spiega Draghi, “il fabbisogno risulta essere pari a 1.500 o 2mila o più miliardi”.
I segnali che il compromesso per ora non c’è arrivano anche indirettamente. Per esempio, dall’annuncio dello stesso premier che per “le insufficienze di materie prime, tra cui l’agroalimentare” occorrerà importare da altri Paesi “come Usa, Canada o Argentina”. E “ciò determina una necessità di riconsiderare tutto l’apparato regolatorio e questo argomento lo ritroviamo sugli aiuti di Stato, sul Patto di Stabilità”. Non a caso, i provvedimenti con le misure per l’emergenza sono rimandati a fine marzo: si aspetta il vertice di Bruxelles. Pure se Draghi smorza sull’“economia di guerra”, a Roma però l’allarme c’è eccome ed è lo stesso ministro Giancarlo Giorgetti a non escludere un nuovo scostamento di bilancio.
Il premier appare più “in palla” degli scorsi giorni. Se doveva scegliere un obiettivo, ha scelto quello non di giocare un ruolo sullo scacchiere geopolitico e nelle mediazioni tra Russia e Ucraina, ma di difendere gli interessi dell’Italia a livello europeo e – contemporaneamente – cercare di confermare la sua leadership a livello Ue. Tant’è vero che risponde in maniera piuttosto piccata a chi gli chiede conto del fatto che lunedì sera non sia stato coinvolto nella video conferenza tra Biden, Macron, Scholz e Johnson. “È un grave problema, eh”, dice. “Il formato che è stato adottato per quella riunione è un formato noto, già usato. L’argomento di discussione era l’Iran. Per l’Iran il governo italiano di allora decise di non partecipare, da allora è rimasto”. Peccato che sia stata proprio la Casa Bianca a parlare di un vertice dedicato alla crisi ucraina.
Ieri, poi, Draghi ha avuto anche il bilaterale con il premier polacco, Matusz Morawiecki, saltato mercoledì (per scelta di quest’ultimo). Al centro, l’immigrazione, che vede la Polonia in prima linea ora e l’Italia storicamente in difficoltà.