Il Papa scenda in campo per promuovere la Pace
L’immane tragedia dell’Ucraina provocata dallo sconsiderato intervento militare di Putin non ha davanti a sé che un solo e quasi disperato sbocco, che non è poi detto sia decisivo, ma che risulterebbe in ogni caso di portata storica. Si muova personalmente il Papa, vada a Mosca e incontri Putin, imponendogli con la sola sua autorità morale la fine immediata del massacro e dell’avanzata del suo esercito in una terra che non gli appartiene, così come fece il grande pontefice suo predecessore Leone Magno nel 452 quando, sulla riva del Mincio, osò sfidare Attila, re degli Unni, e lo convinse a desistere dall’invadere l’Italia. Oppure vada a Kiev e, invocando la pace, si unisca a quella popolazione martoriata, rischiando, se necessario, anche la vita, ma facendo vedere con la sua presenza sui luoghi del conflitto che accanto agli ucraini c’è tutta un’umanità che li abbraccia, soffre e prega con loro, unita nella condanna della violenza e del sopruso. Le tante parole che si sentono dire in Tv e le soluzioni che vengono proposte appaiono, allo stato dei fatti, solo dei pannicelli caldi che non risolveranno alcunché: solo un gesto di grande significato religioso, morale e storico come l’intervento sul campo del Papa in persona potrà impedire l’imminente catastrofe che si annuncia per l’umanità.
Palmiro Filippo Bini
Il “salvatore” Draghi snobbato dai leader
Ma non doveva essere Mario Draghi, oltre che il salvatore dell’Italia, anche il nuovo faro dell’Europa, capace di incontrare Putin e portarlo sul sentiero della pace, dove Macron e Scholz avevano fallito? Eccolo invece escluso dall’incontro tra Biden, Johnson, Macron e Scholz e, successivamente, da quello tra Xi Jinping, Macron e Scholz. Incontri, tra l’altro, tenuti in videoconferenza, cioè in una modalità che non permette di addurre scuse circa la propria assenza. Abbiamo così un Mario Draghi riportato alla sua angusta dimensione settoriale (quella finanziaria), che fa emergere per contrasto la sua incapacità ad assumere il ruolo politico che le circostanze richiederebbero (e meno male che non l’hanno fatto presidente della Repubblica!). Con il sovrappiù, quasi comico se non fosse drammatico, di un’Italia che, senza partecipare ai tavoli delle grandi decisioni, viene inclusa dalla Russia nella lista dei Paesi ostili. Il massimo risultato negativo nonostante la minima esposizione. Un fallimento politico.
Ugo Massolo
Il silenzio mediatico sulle figuracce di Salvini
Ma di quali altre nefandezze si deve macchiare un politico come Salvini per essere messo all’indice dalla nostra classe politica, che digerisce anche i chiodi, supportata dalla quasi totalità dei media?
Claudia Chiostri
Diritto di replica
In nome e per conto del dottor Patrizio di Marco siamo a significare quanto segue. Lo scorso 18 febbraio il Fatto pubblicava un ulteriore articolo sulla questione fiscale che ha coinvolto il gruppo Kering, dal titolo “Taxgate Gucci, la ex manager: “l’input fu del numero 1 Pinault”. In quella sede si riportano alcuni stralci degli atti di indagine, fornendone tuttavia una lettura strumentalizzata, che non trova riscontro negli atti processuali. L’impressione che si ricava dalla lettura dell’articolo è che il dottor di Marco fosse il braccio operativo di Kering nel dare attuazione a un piano che – secondo la vostra ricostruzione – avrebbe permesso di sottrarre risorse al Fisco italiano. Siffatta interpretazione degli atti processuali non è corretta e danneggia l’immagine del nostro assistito. Come emerge dagli atti processuali, il dottor di Marco – coinvolto nell’inchiesta in funzione della sua posizione – non ha avuto alcun ruolo operativo nelle scelte fiscali del gruppo Kering che – carte processuali “alla mano” – risalgono a diverso tempo prima dell’arrivo del dottor di Marco in Gucci. Siffatta lettura non è confortata dalle dichiarazioni rese da Le Divelec – e da voi parzialmente riportate e strumentalizzate – che, invero, non riguardano la condotta contestata, bensì un elemento assolutamente marginale e consequenziale, che si pone a valle di scelte di pianificazione fiscale attuate da altri, quando il dottor di Marco non faceva parte del gruppo.
Avv. Prof. Giulio Garuti
Avv. Fabio Cagnola
Prendiamo atto della precisazione, ma evidenziamo che ci siamo limitati a riprendere parte delle dichiarazioni, effettivamente rese all’Ag dalla dottoressa Le Divelec, riportandole tra virgolette, senza strumentalizzare né dare loro un’interpretazione soggettiva.
Ste. Verg.