In quale Terra ci ritroveremo dopo la Grande Metamorfosi

Si può cominciare in tanti modi. Per esempio, esordire come il personaggio di un romanzo che si risveglia dopo uno svenimento, si sfrega gli occhi, stralunato, e biascica: “Dove sono?”. In effetti non è facile raccapezzarsi, a maggior ragione dopo un confinamento così lungo, con il viso coperto da una mascherina e, per strada, sporadici passanti di cui scorge appena lo sguardo sfuggente.

Quello che più lo sconforta, anzi, che lo lascia sgomento, è che da poco si è messo a guardare la luna – piena da ieri sera – come se fosse l’unica cosa che potesse ancora contemplare senza provare disagio. Il sole? Impossibile crogiolarsi al suo tepore senza pensare immediatamente al riscaldamento globale. Gli alberi che frusciano al vento? Lo tormenta la paura di vederli rinsecchire o stroncati dalla sega. Ha la spiacevole sensazione di ritenersi responsabile persino dell’acqua che cade dal cielo: “Sapete bene che tra poco scarseggerà ovunque!”. Bearsi a contemplare un paesaggio? Neanche a pensarci! Siamo responsabili del suo inquinamento a tutti i livelli, e se ancora vi estasiate alla vista dei campi di grano dorati, avete dimenticato che i papaveri sono scomparsi a causa della politica agricola dell’Unione europea; là dove gli impressionisti dipingevano un tripudio di bellezze, adesso non si vede altro che l’impatto della Pac che ha trasformato le campagne in deserti…

Decisamente, al nostro personaggio non resta che posare lo sguardo sulla luna per placare le sue inquietudini: della sua rotazione e delle sue fasi non si sente affatto responsabile; è l’ultimo spettacolo che gli resta. Se il suo fulgore ti emoziona tanto, è perché in fin dei conti sai di non interferire con il suo moto. Lo stesso valeva fino a poco tempo fa quando guardavi i campi, i laghi, gli alberi, i fiumi, le montagne e i paesaggi senza pensare all’effetto che poteva avere il più piccolo dei tuoi gesti. Prima. Non molto tempo fa.

Al risveglio mi ritrovo a patire i tormenti del personaggio della Metamorfosi di Kafka che durante il sonno si è trasformato in un insetto – scarafaggio o blatta che sia. Dalla sera alla mattina si ritrova atterrito perché non riesce ad alzarsi come al solito per andare al lavoro; si nasconde sotto il letto; la sorella, i genitori, il suo principale vengono a bussargli alla porta che lui si è premurato di chiudere a chiave; non può più alzarsi, ha il dorso duro come l’acciaio; deve reimparare a usare le zampe o le pinze che si agitano in tutte le direzioni; pian piano si rende conto che nessuno capisce più quello che dice; il suo corpo ha cambiato dimensioni; si sente trasformato in un “mostruoso insetto”.

Anch’io, è come se avessi subito una vera e propria metamorfosi. Ricordo ancora che, prima, mi spostavo candidamente portandomi dietro il mio corpo. Adesso, invece, sento di trascinare un lungo strascico di co2 che mi impedisce di spiccare il volo prendendo un biglietto aereo e impaccia ormai tutti i miei movimenti, tanto che oso appena digitare sulla tastiera del mio computer per paura di far fondere qualche lontano ghiacciaio.

Da gennaio, poi, è anche peggio poiché, per giunta, proietto davanti a me – come mi ripetono di continuo – un aerosol le cui goccioline finissime diffondono nei polmoni minuscoli virus capaci di uccidere chi mi sta vicino, costringendolo al ricovero in terapia intensiva e saturando così le strutture ospedaliere. Devo imparare a trascinare una specie di cara pace di conseguenze ogni giorno più spaventose. Mi sforzo di mantenere le distanze regolamentari boccheggiando dietro la mia mascherina chirurgica, ma non mi spingo tanto lontano, giacché non appena mi metto a riempire il carrello della spesa il disagio si accresce: questa tazza di caffè distrugge un suolo tropicale; questa maglietta condanna alla miseria un bambino del Bangladesh; la bistecca al sangue che mangiavo con gusto esala zaffate di metano che aggravano la crisi climatica. Allora comincio a gemere, mi dibatto, terrorizzato da tale metamorfosi. Finirò per svegliarmi da quest’incubo e tornare come prima: libero, integro, mobile? Un essere umano vecchia maniera, insomma!

Confinato a casa, d’accordo, ma solo per qualche settimana; non per sempre, la prospettiva sarebbe troppo spaventosa. Chi mai vorrebbe finire come Gregor Samsa, morto rinsecchito in un armadio, con grande sollievo dei suoi genitori? Eppure una metamorfosi c’è stata e non pare proprio che al risveglio da questo incubo torneremo indietro. Confinati oggi come domani. Il “mostruoso insetto” deve imparare a spostarsi di sbieco, a scontrarsi con il prossimo, con i propri familiari (forse anche il resto della famiglia Samsa subirà una mutazione?), tutti impacciati da antenne, strascichi, scie di virus e di gas, in un clicchettio di protesi e un cozzare spaventoso di pinne d’acciaio. “Ma dove sono?”: da un’altra parte, in un altro tempo, qualcun altro, membro di un’altra popolazione. Come abituarsi? Brancolando, come sempre. In che altro modo se no?

Kafka aveva colto nel segno: il divenire-insetto fornisce un buon punto di partenza per permettermi di raccapezzarmi e mettere a fuoco la situazione. In tutto il mondo gli insetti sono in via di estinzione, ma formiche e termiti resistono. Per capire dove tutto questo ci condurrà direi di partire dalle loro linee di fuga.

Macron vede il voto e “libera” i francesi

Malgrado alcuni ci vedano più una mossa elettorale che sanitaria (con il primo turno delle Presidenziali alle porte, il 10 aprile), anche Parigi, come già altre città europee, sta per revocare la maggior parte delle restrizioni introdotte nei mesi scorsi per contenere la pandemia di Covid-19: a partire da lunedì prossimo, i francesi torneranno a una relativa normalità, al lavoro, a scuola e nella vita di tutti i giorni. Dal 14 viene sospeso infatti il pass vaccinal, sorta di super green pass alla francese, che era entrato in vigore neanche due mesi fa, il 24 gennaio, in sostituzione del pass sanitaire. I francesi possono dunque tornare nei musei, nei teatri, ristoranti, cinema, impianti sportivi senza dover esibire nessuna certificazione. Bisognerà mostrare la prova almeno di un tampone negativo solo per accedere a ospedali e centri per anziani. Lo stesso giorno non sarà più obbligatorio neanche più indossare la mascherina nei luoghi al chiuso.

Dal 2 febbraio la mascherina non era già più obbligatoria all’aperto e dal 28 era diventata facoltativa nei luoghi chiusi sottoposti a pass. Da lunedì non sarà più necessario coprirsi il volto neanche per andare a fare la spesa, per la prima volta dal 1º settembre 2020. Ieri la ministra del Lavoro, Elisabeth Borne, ha confermato anche la revoca del protocollo sanitario nei luoghi di lavoro. Finiti dunque distanziamento, mascherine, telelavoro (che resta facoltativo), tornano le normali regole di vita aziendale e di igiene. Lo stesso vale anche a scuola, in classe, durante la ricreazione e in mensa. La mascherina dovrà essere indossata soltanto negli ospedali e nei mezzi di trasporto.

Insomma, è quasi un ritorno alla vita di prima del Covid. Da alcune settimane tutti gli indicatori epidemiologici tendono verso il basso in Francia. Dopo un picco a 500 mila contagi al giorno a gennaio, mai così alti, dovuti alla maggiore contagiosità della variante Omicron, ieri Santé Publique France registrava per la giornata di lunedì neanche 15 mila casi. A febbraio, il ministro della Salute, Olivier Véran, aveva annunciato che la fine del pass sarebbe dipesa soprattutto dalla pressione sugli ospedali: le restrizioni sarebbero state tolte sotto la soglia di 1.500 malati Covid in terapia intensiva. Il 7, Santé Publique France registrava 22 mila malati Covid in ospedale, di cui 2.089 in terapia intensiva (-367 in una settimana). Si può immaginare che i francesi stiano facendo il conto alla rovescia. Ma il timing della fine delle restrizioni fa comunque riflettere, sollevando critiche e reazioni tanto dei medici quanto dei responsabili politici rivali di Macron nella corsa all’Eliseo.

La sospensione del pass, che ha fatto protestare migliaia di persone nelle strade e non è escluso che possa tornare in vigore tra qualche mese in caso di un nuovo peggioramento delle condizioni sanitarie, è stata annunciata il 3 marzo dal premier Jean Castex, lo stesso giorno in cui Emmanuel Macron ha ufficializzato la sua candidatura alle Presidenziali di aprile.

Omicron, la 3ª dose dura meno. E i contagi risalgono

Un importante studio pubblicato il 2 marzo sul New England Journal of Medicine afferma, in estrema sintesi, che la protezione offerta dalla dose booster dei vaccini contro il Covid-19 (la terza) dura se possibile meno di quella derivante dal ciclo primario, in particolare con la variante Omicron. Parliamo di protezione dalla malattia sintomatica, anche non grave.

Lo studio ha analizzato fra il 27 novembre 2021 e il 12 gennaio 2022 i dati di un campione rappresentativo per età, etnia, fattori di rischio e status vaccinale di oltre 2,6 milioni di residenti in Inghilterra: 1,5 milioni di negativi, quasi 900 mila infettati con Omicron e oltre 200 mila colpiti da Delta. “Nessun effetto contro la variante Omicron è stato notato a partire da 20 settimane dopo due dosi di ChAdOx1 nCoV-19 (che sarebbe il vaccino AstraZeneca/Oxford, molto usato in Gran Bretagna specie nella prima fase, ndr), mentre l’efficacia del vaccino dopo due dosi di BNT162b2 (Pfizer/Biontech) era del 65,5% tra le 2 e le 4 settimane ed è scesa a 8,8% a 25 o più settimane”, scrivono gli autori, tra i quali troviamo ricercatori con un ruolo di primo piano nell’Health Security Agency, la Sanità pubblica britannica, come Nick Andrews e Julia Stowe.

Dopo il booster, a seconda delle combinazioni dei diversi vaccini (Az+Pf/B, Az+Moderna, Pf/B+Pf/B, ecc), la protezione è aumentata in misura variabile tra il 60 e il 74% nelle prime 2-4 settimane per poi scendere a valori compresi tra il 39 e il 64% dopo 5-9 o al massimo dieci settimane. In sostanza, la protezione si è mantenuta a livelli elevati per circa tre mesi.

Questa repentina riduzione dell’efficacia dei vaccini, osservata con grande attenzione anche dalle nostre autorità sanitarie, potrebbe contribuire a spiegare la risalita dei contagi che si registra da qualche giorno in Italia, ancora prima si è vista nel Regno Unito e da ultimo anche in Germania e in altri Paesi europei. La somministrazione delle dosi booster è iniziata a settembre, sei mesi fa. Da quattro giorni i contagi nel nostro Paese sono tornati a crescere se confrontati a quelli di una settimana fa: ieri ne sono stati registrati oltre 60 mila, martedì 1º marzo erano stati 46 mila (+29%); negli ultimi 7 giorni abbiamo avuto 273.318 nuovi casi, in crescita dell’1,3% rispetto alla settimana tra il 23 febbraio e il 1° marzo). L’indice di riproduzione del virus Rt augmented, con il quale l’Istituto superiore di sanità misura la tendenza più recente nella circolazione di Sars-Cov-2, è tornato ad avvicinarsi a 1. Aumenta anche l’indice di positività dei tamponi, che negli ultimi sette giorni è all’11% contro l’8,8% dei precedenti sette. Ieri, per la prima volta dal 26 gennaio scorso, sono aumentate di circa tremila unità le persone attualmente registrate come positive in Italia, che sono poco più di un milione. Naturalmente i tamponi ne individuano solo una parte, che al momento gli esperti stimano a meno del 30% dei contagi veri. Come ormai sappiamo, con Omicron e i vaccini la stragrande maggioranza dei contagiati non ha sintomi o presenta sintomi molto lievi.

Naturalmente prosegue ancora la discesa dei ricoveri, i pazienti nelle terapie intensive sono meno di 600 e nei reparti ordinari meno di 9.000 (gli ingressi in rianimazione sono scesi del 32% su base settimanale), ma l’andamento negli ospedali riflette i contagi con un ritardo di almeno due settimane. I morti sono sempre tanti, ieri 184, ma negli ultimi sette giorni sono stati 1.201 e cioè il 19,3% in meno rispetto alla settimana precedente.

Il governo comincerà ad affrontare già questa settimana il nodo della fine dello stato d’emergenza, prevista per il 31 marzo. Dal mese prossimo, come annunciato da Mario Draghi, diremo addio al sistema dei colori e potremo fare a meno del super green pass per sedersi ai tavoli dei ristoranti, si allargheranno ulteriormente anche le maglie nelle scuole. Ma per il resto ci sarà molto da discutere, nella maggioranza le posizioni divergono. C’è chi vorrebbe eliminare del tutto il super green pass e gli obblighi vaccinali, questi ultimi al momento in vigore fino a metà giugno, mentre altri non intendono farne a meno per convincere chi non l’ha già fatto a sottoporsi alla terza dose.

Messina, Ros risolvono omicidio di mafia del 1990: due arresti

In manette per un delitto commesso 32 anni fa. Domenico Abbate, 52 anni, e Renzo Messina, 53, ritenuti vicini al clan mafioso dei barcellonesi, sono finiti in carcere su iniziativa dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Messina, per la morte di Sebastiano Rizzotti, 23enne di Barcellona Pozzo di Gotto, avvenuta l’8 aprile del 1990. Il ragazzo sarebbe stato ucciso e il suo cadavere nascosto poiché i barcellonesi sospettavano fosse vicino al clan avversario dei “chiofaliani” e perché aveva rubato a una ditta “protetta” dalla cosca di Barcellona Pozzo di Gotto.

Superbonus 110%, altro sequestro da 83 milioni

Nuovo maxi-sequestro del comando provinciale della Finanza di Napoli a carico del consorzio edile Sgai di Napoli, recentemente diventato proprietario della squadra di calcio Pro Patria di Busto Arstizio, nell’ambito di un’inchiesta sui crediti fittizi relativi al Superbonus 110%. Sono 16 gli indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’evasione fiscale e al falso.

Il Gip ha convalidato il sequestro di 83 milioni di euro sui conti correnti degli indagati. Il provvedimento è conseguente al sequestro operato a gennaio di crediti fittizi di circa 110 milioni di euro, poi parzialmente monetizzati tramite cessione a intermediari finanziari.

Giudice no vax sospeso: Cassazione conferma

Resta sospeso l’ex giudice della Corte d’Appello di Messina, Angelo Giorgianni, che durante la manifestazione ‘no green pass’ dello scorso ottobre, dal palco di piazza del Popolo a Roma invocò “una nuova Norimberga” per i politici e il governo. Il provvedimento disciplinare è arrivato dopo che la ministra Cartabia aveva mandato gli ispettori. Giorgianni aveva impugnato la decisione di sospensione della disciplinare del Csm, confermata dalla Cassazione perché “i magistrati debbono godere degli stessi diritti di libertà” di “ogni altro cittadino, ma al contempo le funzioni esercitate e la qualifica rivestita, non sono indifferenti e prive di effetto per l’ordinamento costituzionale”.

Vaccino a Scanzi, il gip archivia: “Non voleva saltare la fila”. Lui: “Coperto di m…: querelo”

Nessuna truffa, nessun peculato, nessuna appropriazione indebita. Andrea Scanzi non ha commesso reati né, di fatto, ha dichiarato il falso o effettuato pressioni su medici o autorità sanitarie quando, il 19 marzo 2021, ha ricevuto la prima dose del vaccino anti-Covid, anche se “non ne aveva diritto” non rientrando “in alcuna delle categorie indicate nelle linee guida” ministeriali che in quel momento fornivano le priorità per le (poche) dosi disponibili in Italia. Nemmeno in quella dei “caregiver di soggetti vulnerabili”, indicata dai medici “senza che lui lo avesse chiesto”. Il fascicolo modello 45 (senza indagati e senza ipotesi di reato) aperto dalla Procura di Arezzo è stato definitivamente archiviato dal gip Giulia Soldini, anche dopo l’opposizione alla richiesta dei pm presentata da Codacons e Associazione utenti servizi radiotelevisivi. L’approfondimento dei pm verteva sul ruolo svolto da Scanzi, dal suo medico di base, Roberto Romizi, e dal direttore della Asl di Arezzo, Evaristo Giglio, tutti risultati estranei a qualsiasi ipotesi di accusa. Nel decreto di archiviazione, il gip cita gli sms inviati da Scanzi a Romizi, dove emerge come “il giornalista non volesse ‘rubare il posto ad altri’ e come fosse consapevole che ‘non mi risulta che i giornalisti siano ritenuti a rischio, anche se io viaggio molto’”. Per il gip, infatti, “la convenzione che egli rientrasse nella categoria dei ‘caregiver’, era frutto di un errore nel quale incorrevano i medici: Scanzi aveva precisato che le condizioni di salute dei genitori non erano ottimali e lo preoccupava il fatto di dover viaggiare molto per lavoro, così aumentando le possibilità di contagio”. Inoltre, “non dichiarava neppure di essere convivente con loro”. Non solo, Scanzi scriveva a Romizi che “è giusto che io aspetti, ma speriamo che un posto si liberi”. Ma allora, come ha fatto il gironalista a vaccinarsi? Lo ha spiegato ai pm l’infermiere che lo ha accolto: “Giglio gli aveva detto di rivolgersi a me e che lo faceva solo perché aveva sentito dire dal Generale Figliuolo che le vaccinazioni si potevano fare anche ai passanti per evitare che le dosi andassero sprecate”. “Ora tutti mi dovrebbero chiedere scusa – ha commentato ieri Scanzi – Era una vicenda chiara, montata sul nulla da giornali spesso intellettualmente disonesti. Quei due mesi di merda che è caduta addosso a me e alla mia famiglia non me li ridarà nessuno. Ora passerò alle querele: se c’è una persona vendicativa, quella sono io”.

“Paga decurtata agli operai che si attardano in wc”

Stipendio decurtato se ti trattenevi troppo in bagno durante un turno massacrante, anche di 43 ore, pagate appena 4,35 euro l’una. C’è anche questo nelle carte dell’accusa a carico della Attaniese spa, una industria conserviera di Nocera Superiore finita al centro di un’inchiesta nata nei mesi scorsi dopo un sequestro di ben 800 tonnellate di concentrato di pomodoro egiziano spacciato per italiano ma risultato contenente pesticidi oltre il consentito. Ai domiciliari, Pasquale Attianese Mara Terenzio, divieto di dimora per il fratello, Daniele Attianese Mara, difesi dagli avvocati Giovanni Annunziata e Agostino De Caro. Sequestrato quasi un milione di euro. La procura di Nocera Inferiore guidata da Antonio Centore contesta a vario titolo il commercio di sostanze alimentari nocive, il caporalato e la corruzione: un funzionario dell’ispettorato anti-frode alimentare di Salerno avrebbe fornito in anticipo informazioni sui prelievi del prodotto in cambio di un lavoro per sé (una volta in pensione) e per la figlia (subito).

Truffe per 1,5 mln, ‘Scarface’ colpisce anche in Veneto

Una rete di società fittizie che avrebbe truffato oltre 60 aziende nel Nord Italia per 1 milione e mezzo di euro. Si allarga l’inchiesta della Gdf di Padova e della procura di Rovigo, che iscrivono altri tre indagati con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, e che farebbero parte dell’organizzazione messa in piedi dal catanese William Alfonso Cerbo, già condannato in Appello a Catania a 8 anni nel processo ‘Scarface’ per il suo trono simile a quello del celebre film, e ritenuto vicino alla famiglia mafiosa del boss Nuccio Mazzei (i Carcagnisi). Cerbo, ai domiciliari già a settembre, sarebbe il promotore del gruppo criminale che in pochi anni avrebbe costituito ventotto aziende, intestandole a prestanome e alterando i bilanci. Sfruttando l’emergenza Covid, le aziende avrebbero acquistato prodotti agroalimentari, materiali edili, elettronici e plastiche, pagando i fornitori con assegni scoperti o con bonifici bancari subito annullati, giustificando i problemi di liquidità con la pandemia.

MailBox

 

Grazie a voi del “Fatto”: lavoriamo per la pace

Caro Travaglio, il tuo articolo di ieri, intitolato “Le tristi verità”, è molto importante e utile, come lo è sempre la verità. È confortante apprendere che alcuni generali italiani importanti ragionino correttamente, bilanciando così il tragico vuoto di pensiero politico del nostro governo e di tanti maître à penser italiani. Lavoriamo per un’onesta trattativa che si incomincia a intravedere e che, attraverso reciproche ragionevoli e garantite concessioni, salvaguardi l’indipendenza dell’Ucraina e la salvezza del suo popolo, conquistate attraverso una eroica resistenza, ma anche l’onore del popolo russo per i motivi illustrati nella bellissima lettera a Putin di Franco Arminio, anch’essa pubblicata sul Fatto.

Marco Vitale

 

Caro Draghi, pensi al futuro di noi giovani

Il mio nome è Jacopo. Ho 23 anni e sono uno studente di Storia all’università. In questi giorni sto ascoltando con sempre maggiore apprensione le notizie sconvolgenti riguardanti l’ingiustificabile e crudele invasione russa dell’Ucraina, decisa a tavolino dal presidente Vladimir Putin e dai suoi più intimi consiglieri. Ma ancora più paura mi stanno facendo venire le parole di molti “pensatori” che, forse immemori o incuranti dei pericoli di una guerra nucleare, premono sempre di più verso un intervento diretto contro la Russia. Ebbene, io ritengo che questi signori, al pari di chi sta perpetrando i massacri a cui stiamo assistendo, e al pari dei leader dei Paesi occidentali che negli ultimi decenni hanno dato prova di una cecità inaudita nei confronti delle rivendicazioni (più o meno legittime) del presidente russo, provocandone ora la reazione scomposta e aggressiva, non si rendano bene conto delle sofferenze di chi, come me e come tanti altri giovani della mia età, di fronte a una guerra nucleare perderebbe quello che più ha di importante: il futuro (forse, perché, essendo molto avanti con l’età, non riescono proprio a comprenderlo). Mi auguro che i leader occidentali promuovano con vigore tavoli di negoziato con la Russia, affinché si possa definire un nuovo equilibrio europeo in cui gli interessi dell’Occidente e della Russia vengano garantiti, e che allo stesso tempo garantisca l’indipendenza e la dignità di quel popolo coraggioso e fin troppo bistrattato anche da noi occidentali quale è quello ucraino.

Jacopo Lenzi

 

Il Papa scenda in campo per fermare il conflitto

Si muova personalmente il Papa. Vada a Mosca, incontri Putin e gli imponga con la sola sua autorità morale la fine immediata del massacro, così come fece il grande pontefice suo predecessore Leone Magno nel 452 quando, sulla riva del Mincio, osò sfidare Attila, re degli Unni, e lo convinse a desistere dall’invadere l’Italia. Oppure vada a Kiev e, invocando la pace, si unisca a quella popolazione martoriata, rischiando, se necessario, anche la vita, ma facendo così vedere con la sua presenza sui luoghi stessi delle stragi che accanto agli ucraini c’è un’umanità che li abbraccia e con loro soffre e prega. Le tante parole che si sentono dire in tv e le soluzioni che vengono proposte appaiono, ormai, solo dei pannicelli caldi che non risolveranno alcunché: soltanto un gesto di grande significato religioso, morale e storico come l’intervento sul campo del Papa in persona potrà impedire l’annunciata catastrofe imminente.

Palmiro Filippo Bini

 

Le sparate del premier sulla riforma del catasto

Quando si parla al vasto pubblico bisogna usare grande cautela. Il nostro premier, replicando a un giornalista che lo stuzzicava sulla ventilata riforma del catasto, ha affermato con grande vigore: “Nessuno pagherà più tasse!”. Orbene, la frase può agevolmente essere interpretata come “Nessuno pagherà più (le) tasse!”. lo mi sono domandato se fosse una promessa o un cupo presagio.

Giampiero Bonazzi

 

Geopolitica: “Super Mario” è inesistente

Il premier israeliano Bennett è volato da Putin per fare da mediatore diplomatico tra Russia e Ucraina; prima di partire ha avvisato gli Usa, Scholz e Macron. Inoltre, è dall’inizio della crisi che periodicamente Putin sente Scholz e Macron. Ergo, il nostro illustre premier, stimatissimo e apprezzatissimo a livello internazionale, non viene minimamente coinvolto… premesso che personalmente non ci vedo nulla di strano (l’Italia nell’Ue conta meno di Germania e Francia), mi chiedo: è mai possibile che la nostra stampa mainstream, che lo loda e lo incensa da almeno un anno e mezzo, faccia finta di niente? Se al timone ci fosse stato ancora Conte, ve le immaginate le lamentele e le accuse di inconsistenza che gli avrebbero rivolto quale causa della perdita di peso e importanza del nostro Paese?

Diego Lotti