Gentilissima Redazione, mi sento di lanciare un appello per difendere la cultura russa alla luce di quanto sta avvenendo. Nessuno avrebbe mai diviso gli scrittori russi per “regionalità” e uso a proposito questo termine al posto di “nazionalità”. Gogol era russo: non so se si sentisse ucraino. Avrei voluto scrivere un pezzo una settimana fa dal titolo “E Tolstoj si è girato dall’altra parte”, ma non ne sono stato capace. Io non sono nessuno e non ho capito nulla di ciò che sta accadendo, ma conosco la cultura russa e sono stato spesso in Russia.
È come se, tra qualche giorno, si impedisse agli occidentali l’ingresso all’Ermitage o se ne chiedesse la distruzione, come se si impedisse di ascoltare Tchaikovsky o di vedere i video di Nureyev o di leggere Tolstoj. Non esiste, a mio avviso, alcun legame tra ciò che sta accadendo e l’antica cultura russa: che facciamo? Oscuriamo la sorprendente opera del regista Baracco su Raiplay che ha portato in teatro Guerra e pace? Se ci fosse una guerra civile italiana tra un Nord conquistatore e un Sud conquistato, qualcuno troverebbe Manzoni un nemico della cultura perché apparteneva a quella realtà da cui proviene l’attacco? No!
Daniil Charms, un autore russo del primo Novecento, scrive due pezzetti molto belli su Puskin e Gogol che ho rintracciato nel volume Sanguina ancora di Paolo Nori. Charms si chiede chi sia più grande tra Puskin e Gogol, “ma dopo Gogol a scrivere di Puskin viene quasi vergogna. E di Gogol scrivere non si può. Allora meglio se non scrivo niente di nessuno”. Ecco qui: forse una pagina bianca nel vostro giornale sarebbe utile come monito contro chi si affanna per comprendere qualcosa di incomprensibile. Io non ho capito nulla e sono per la pace non armata (la pace è armata?) e spero che un movimento popolare in Russia possa far saltare il banco…
Forse una pagina con tutti i nomi degli uomini di cultura russi antichi e odierni può far rendere conto di quel patrimonio che non ha confini.
Un appello necessario. Grazie.
Domenico Cifù