Per capire cosa sia successo ai 270 ragazzi in vacanza studio con l’Inps a Dubai (di cui 200 col Covid, in quarantena) bisogna fare un po’ d’ordine e capire, innanzitutto, perché mentre c’è una pandemia in corso tanti ragazzi minorenni e maggiorenni siano in viaggio per il mondo, con tutti i rischi connessi. Perché sia chiaro, oltre ai ragazzi di Dubai, ci sono migliaia di ragazzi italiani a Malaga, Barcellona, Malta, Madrid.
La vacanze studio Inps sono vacanze organizzate tramite un bando riservato ai figli di dipendenti statali. I più meritevoli della graduatoria, in base alla dichiarazione Isee e alla media voti scolastici, hanno diritto a una vacanza studio che l’Inps commissiona ad agenzie. Il motivo per cui la scelta per molti sia ricaduta su Dubai è oggetto di molte perplessità, soprattutto perché Dubai è di fatto chiusa al turismo e aperta solo per ragioni di studio e lavoro. Tra l’altro era una vacanza studio “per imparare l’inglese”, organizzata con la collaborazione dell’Accademia Britannica e a dirla proprio tutta, non è che l’inglese a Dubai sia esattamente la lingua autoctona. Il fatto poi che molti minorenni siano stati dirottati lì, a sei ore di aereo, in piena pandemia, ben sapendo che in caso di problemi la distanza avrebbe complicato tutto, suona a tratti incomprensibile. I racconti da Dubai, con 270 ragazzi di cui alcuni negativi ai tamponi e impossibilitati comunque a tornare, descrivono una situazione molto complicata. Intanto c’è la brutta vicenda del video delle telecamere di sorveglianza del residence in cui erano alloggiati che riprende una decina di ragazzini, tra i primi a essere contagiati, mentre escono dalle loro stanze: i compagni negativi al test erano in giro per escursioni e loro sputano su tavoli comuni, sui tasti dell’ascensore, sulle maniglie della porta. Si parla di denunce in corso (potrebbero essere accusati di epidemia colposa) e di problemi con le autorità del posto. Poi c’è la situazione in cui versano i ragazzi: alcuni sono giovanissimi, dicono che le condizioni igieniche nelle stanze a loro assegnate per la quarantena sono precarie con capelli nelle docce, water sporchi e lenzuola usate, per giunta da chi era positivo. Riesco a parlare con Francesca, la mamma della diciassettenne A., che è in quarantena a Dubai. “Mia figlia è partita il 30 giugno. Lo scorso anno l’Inps ha bloccato l’iter burocratico, quest’anno ha sbloccato tutto e ha permesso le partenze. Aveva la media del 9 a scuola ed è entrata in graduatoria”.
Non è azzardato mandare in pandemia una minorenne a Dubai?
Partiamo da un presupposto. L’Inps ha sbloccato anche le partenze del 2020 quindi sono partiti in tantissimi, troppi. Mia figlia poi non voleva andare a Dubai, gli Stati Uniti sono saltati perché hanno chiuso le frontiere.
C’era anche la Spagna volendo.
Ha visto la faccia mia e di mio marito per un anno, questo viaggio lo desiderava tantissimo. Dubai era Covid free, con una popolazione quasi tutta vaccinata…
Sì, ma noi italiani non siamo Covid free… magari qualche ragazzo è partito per gli Emirati arabi uniti con il virus in incubazione.
Io ho fatto fare il vaccino a mia figlia, la prima dose. E i ragazzi sono quasi tutti con prima o seconda dose fatte.
Non vi siete posti il problema: se succede qualcosa, sono a sei ore d’aereo?
Ma guardi che io non sono una madre ansiosa che dice “dovete organizzare un viaggio di rientro per mia figlia!”. Se fosse successo in Italia la quarantena l’avrebbe fatta lo stesso.
Con i genitori lì però.
C’è il consolato, la Farnesina, ci sono gli accompagnatori. Se i figli li lasciamo vivere in una bolla non saranno mai pronti ad affrontare il mondo.
Scusi però non si tratta di voler proteggere i ragazzi delle insidie del mondo. Si tratta di sottoporli a stress inutili, dopo un periodo già complesso. Oltre a mettere in difficoltà Farnesina, consolato…
Sì, ma ormai è successo: adesso non possono essere lasciati in condizioni igieniche precarie, senza cibo, senza medicine. Chiediamo solo che possano fare la quarantena al meglio.
Come è possibile che si siano ammalati in così tanti?
Questo è strano, erano suddivisi in gruppi, andavano a scuola separati…
Sì, però c’erano i pool party, le escursioni per sciare nei centri commerciali, a Dubai ci sono 40 gradi, si sta sempre al chiuso con aria condizionata…
Va bene, però perché lasciare i ragazzi negativi a Dubai?
Se non sbaglio, un gruppo di ragazzi partito prima di voi aveva avuto un problema analogo, ma i negativi erano stati fatti tornare a casa.
Sì, con un’altra agenzia di viaggi. Un gruppo meno numeroso. Quando si è scoperta la positività di alcuni hanno stoppato la vacanza, hanno mandato subito i negativi a casa. Una specie di blitz. A Malpensa poi sono emersi dei positivi.
Dite che mandandoli all’estero volete restituire normalità ai ragazzi. Questa le pare normalità?
Hanno ricevuto una lezione di vita.
Un’altra, dopo l’anno passato? Poverini.
Noi avevamo detto che c’erano dei rischi. Se poi un figlio vuole partire, si assume la sua responsabilità. Col senno di poi siamo bravi tutti.
Be’ qui c’era anche un po’ di “senno di prima” però.
Ok, però ora ci sono dei ragazzi di 14, 15 anni impauriti, ci arrivano audio strazianti. Mia figlia sente una ragazza piangere nella stanza accanto. Le ho detto: bussa alla parete, falle sentire che ci sei. Un altro ha il cellulare rotto. Sono senza tv. Solo cibo speziato, hanno mal di stomaco. Basterebbe poco per confortarli.
E i video dei ragazzi positivi che sputano per far ammalare gli altri?
Mi rifiuto di credere che questa storia sia vera. Sarebbe una cosa gravissima, questi sono ragazzi che si impegnano negli studi, mi sembra surreale.
Senta, diciamoci la verità: 3 ore di inglese la mattina e poi gite sui cammelli, moto d’acqua… queste non sono vacanze studio.
Diciamo che con l’occasione della vacanza si studia anche un po’.